La sentenza della Corte d’Appello di Napoli ribalta l’assoluzione di primo grado: condanne fino a 14 anni per i militari del nucleo investigativo di Torre Annunziata
La Corte d’Appello di Napoli ha condannato tre carabinieri accusati di aver sottratto 66 chilogrammi di cocaina da un carico sequestrato nel porto di Napoli nel 2009. Secondo l’accusa, parte dello stupefacente sarebbe stata consegnata a un narcotrafficante che aveva fornito informazioni agli investigatori. I giudici della quarta sezione penale hanno inflitto nove anni di reclusione al colonnello Pasquale Sario e al maresciallo Gaetano Desiderio, mentre per il brigadiere Sandro Acunzo è arrivata una condanna a 14 anni di carcere. Per tutti è stata esclusa l’aggravante mafiosa. La decisione arriva dopo l’assoluzione pronunciata in primo grado dal Tribunale di Torre Annunziata nel luglio 2023.
Il sequestro nel porto di Napoli e l’inchiesta sui militari
La vicenda giudiziaria nasce da una delle operazioni antidroga più rilevanti condotte nel porto di Napoli il 19 gennaio 2009. Durante l’attività investigativa venne sequestrato un container contenente un ingente quantitativo di cocaina. Secondo la ricostruzione accusatoria, alcuni militari del nucleo investigativo del gruppo carabinieri di Torre Annunziata avrebbero sottratto dal carico sequestrato 66 chili di droga, destinandone una parte a Francesco Casillo, conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di “’a vurzella”. Casillo, indicato dagli inquirenti come narcotrafficante e successivamente collaboratore di giustizia, aveva fornito dichiarazioni al pubblico ministero Pierpaolo Filippelli, raccontando una presunta consegna dello stupefacente in cambio di informazioni investigative. Le accuse nei confronti dei tre carabinieri risalgono al 2011. Al centro del procedimento ci sono state le dichiarazioni di Casillo, che avrebbe riferito anche di presunti versamenti di denaro e della consegna di gioielli ai militari coinvolti.

La sentenza d’appello dopo l’assoluzione in primo grado
Il processo di secondo grado è arrivato davanti alla quarta sezione penale della Corte d’Appello di Napoli dopo il ricorso presentato dalla Procura. Nel luglio 2023 il Tribunale di Torre Annunziata aveva infatti assolto tutti gli imputati. La pubblica accusa aveva contestato la ricostruzione emersa in primo grado e chiesto una nuova valutazione del materiale probatorio. In appello i giudici hanno accolto in parte le tesi dell’accusa, riconoscendo la responsabilità penale dei tre militari ma senza confermare l’aggravante mafiosa. La Procura generale aveva richiesto condanne più severe: 14 anni per due degli imputati e 18 anni per il terzo. La Corte ha invece stabilito pene differenti: nove anni per Sario e Desiderio, 14 anni per Acunzo. I tre militari erano tutti appartenenti al nucleo investigativo di Torre Annunziata, struttura impegnata all’epoca in diverse attività di contrasto alla criminalità organizzata e al traffico internazionale di droga.
La difesa annuncia il ricorso in Cassazione
Dopo la lettura della sentenza, i difensori degli imputati hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso davanti alla Corte di Cassazione. L’avvocato Roberto Russo, componente del collegio difensivo, ha definito la decisione “inaspettata”, sottolineando come in primo grado l’istruttoria avesse portato all’assoluzione dei tre carabinieri.
Secondo la difesa, il ribaltamento della sentenza sarebbe arrivato nonostante il quadro probatorio già valutato dal Tribunale di Torre Annunziata. La parola passa ora alla Suprema Corte, che dovrà esaminare gli eventuali motivi di impugnazione. La vicenda resta legata a un’indagine complessa che ha intrecciato il traffico internazionale di cocaina, le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e il ruolo di alcuni appartenenti alle forze dell’ordine accusati di aver tradito la propria funzione.

