Il rapporto Smivez ha registrato una crescita del Pil della Campania sopra la media nazionale. Nonostante ciò però i giovani continuano a lasciare la regione.
Non si arresta l’esodo dalla Campania dei giovani laureati verso Nord e verso l’estero, come dal resto delle regioni del Sud Italia. Sebbene negli ultimi anni si stia registrando una controtendenza, ovvero una volontà dei giovani di restare o di tornare nelle proprie terre d’origine, i numeri dell’emigrazione restano alti. Eppure l’ultimo rapporto Smivez registra un aumento del Pil della Regione Campania che supera in crescita la media nazionale.
L’ente Smivez, che rileva i dati delle regioni del sud Italia ha presentato alla Domus Ars di Napoli, a via Santa Chiara, un focus sulla regione. Nel dettaglio i numeri del rapporto mostrano buone notizie per la Campania: aumentano i posti di lavoro e cresce il Pil. Numeri che ancora non bastano per trattenere o convincere a tornare i giovani che continuano ad emigrare in massa nella speranza, o nella consapevolezza, che al nord si trovi lavoro.

La Campania cresce ma non abbastanza
Il rapporto Smivez segna la crescita della Campania ma non è una condizione ancora tale da far tornare e tentare di stabilizzarsi in questa regione migliaia di giovani che da anni emigrano verso Nord. La Campania, come le altre regioni meridionali, sta registrando negli ultimi anni una crescita con numeri positivi sull’occupazione e sul prodotto interno lordo. L’economia del Mezzogiorno, dunque, si sta mettendo in moto ma non è ancora stabile da far tradurre questi numeri positive in concrete prospettive di vita sostenibili per le nuove generazioni ma anche quelle che vorrebbero tornare.
La Campania è la regione del Sud più dinamica a livello economico che ha registrato una crescita del +1,4% e un quadriennio in positivo oltre la media nazionale. Resta però il problema che i posti di lavoro che si aprono riguarda settori caratterizzati da bassa produttività e scarsa qualità contrattuale, come il turismo stagionale e il lavoro “poco qualificato”. I giovani laureati ad alta specializzazione sono ancora costretti a fare le valigie.
Giovani laureati che emigrano
Mentre i numeri dell’economia campana aumentavano negli ultimi quattro anni, sono stati 175mila i giovani che hanno lasciato la loro terra per il Centro-Nord o l’estero, nonostante la crescita dell’occupazione. La Campania ha perso migliaia di giovani in età da lavoro (25-35 anni), età in cui ci si cerca di costruire un futuro. Questa perdita di capitale umano è devastante per il Sud e per la Campania.
Al sud resteranno solo i lavori “poveri” o a bassa specializzazione, mentre al nord, la direzione degli spostamenti dei giovani meridionali, ci sarà un capitale umano triplicato dai laureati meridionali. Negli ultimi anni, coloro che sono emigrati possedeva almeno una laurea. Un dato cruciale perché segna una fuga di capitale umano e soprattutto di competenze.
Necessità di interventi strutturali
Questo cambia anche la geografia dei nostri territori. Se i giovani emigrano verso Nord, nelle città del Sud ci saranno solo anziani con conseguenze immani: perdita di competenze, di natalità e relativo indebolimento del territorio che diventa sempre più povero. Dall’altra parte, il nord si arricchisce sempre di più già dalla formazione dei giovani meridionali: la formazione di un giovane campano va ad alimentare il tessuto produttivo di altre regioni, come la Lombardia già ricca. Una situazione che non fa che aumentare il divario economico tra Nord e Sud.
Il rapporto Smivez mette in luce che la crescita da sola non basta. Bisogna intervenire, anche in modo urgente, con politiche strutturali atte a trattenere i giovani laureati con investimenti nei settori e ampliare le opportunità professionali stabili. Inoltre, è importante rendere il territorio un luogo sostenibile per la crescita economica e per dare l’opportunità reale di restare e costruire qui.


