Fondi di coesione, Roberto Fico indica la rotta: usarli nelle aree interne di Campania e Lazio per fermare lo spopolamento, potenziando servizi scolastici e sanitari
Roberto Fico sceglie il palco di Atreju, la kermesse voluta da Fratelli d’Italia a Roma, per fissare uno dei cardini del suo mandato in Regione Campania. I fondi di coesione dovranno diventare la leva principale per salvare le aree interne dallo spopolamento. Nella sessione dedicata a «La coesione come volano di sviluppo», il neo governatore mette al centro il tema dei servizi pubblici. In altre parole, dalla sanità alla scuola, come condizione minima per garantire ai cittadini che vivono lontano dalle metropoli gli stessi diritti di chi abita a Napoli o a Roma.
Fico ad Atreju: coesione come risposta ai divari territoriali
Parlando dal palco romano, Fico rivendica il ruolo strategico dei fondi di coesione. Ricorda che da oltre cinquant’anni rappresentano lo strumento pensato per ridurre i divari tra territori. Sottolinea come regioni come la Campania o il Lazio presentino aree altamente sviluppate accanto a zone interne. In queste zone lo spopolamento continua, alimentato dalla scarsità di servizi essenziali. Il ragionamento è lineare: finché scuola, sanità e trasporti restano più deboli nelle zone interne, i giovani continueranno a spostarsi verso le città, e l’idea stessa di coesione resterà una formula astratta.
Secondo il nuovo governatore, i fondi europei e nazionali vanno quindi ripensati non solo come capitoli di spesa. Piuttosto, come infrastruttura di diritti: dove mancano presidi, chi è nato in un paese dell’Irpinia o del Sannio non parte dalla stessa linea di chi vive nelle grandi aree metropolitane.
Aree interne, servizi e Costituzione: «Stesse possibilità di salvarsi»
La parte più netta del suo intervento arriva quando Fico lega direttamente coesione e diritto alla salute. Richiama l’articolo 32 della Costituzione con un’immagine molto concreta. Se una persona ha un infarto in un’area interna deve avere «la stessa possibilità di salvarsi» di chi vive a Napoli o a Roma. Il messaggio è politico e simbolico insieme.
Nelle sue parole, la coesione non è solo questione di cantieri, infrastrutture o incentivi alle imprese. È innanzitutto di presidi scolastici e sanitari diffusi, in grado di rendere credibile la scelta di restare a vivere nei piccoli centri. Senza questi servizi, spiega, le persone continueranno a lasciare i territori interni, anche quando ci sono programmi di finanziamento sulla carta molto ambiziosi.

Coprogettazione e fine dei «piani calati dall’alto»
Fico insiste anche sul metodo. Secondo il governatore, la coesione «non va programmata in solitudine», ma costruita attraverso una coprogettazione reale con i territori. È un passaggio che parla direttamente a sindaci, amministratori locali e comunità delle aree interne campane. Spesso queste sono spettatrici di bandi e piani regionali scritti altrove e difficili da tradurre in progetti concreti.
L’idea di fondo è quella di superare una stagione di programmazione “a sportello”. In questa visione, i territori più forti e strutturati intercettano più facilmente risorse e opportunità. Le zone fragili restano indietro proprio perché hanno meno capacità tecnica e amministrativa. Se la coprogettazione diventerà effettiva, le prossime scelte sui fondi di coesione dovranno nascere dall’ascolto diretto di amministratori e comunità locali. Non solo dalle stanze di Palazzo Santa Lucia.
Il messaggio politico: Fico dialoga sul terreno della destra di governo
Non è irrilevante nemmeno il contesto. Fico parla di fondi di coesione e aree interne sul palco della principale manifestazione della destra italiana. In questo contesto, la parola “Mezzogiorno” viene spesso declinata in chiave di sicurezza, infrastrutture e attrazione di investimenti. Il neo governatore prova a spostare l’asse della discussione. Sviluppo e coesione, nella sua lettura, passano anche e soprattutto da servizi pubblici uniformi, uguaglianza nell’accesso alle cure e diritto all’istruzione nei piccoli comuni.
In questo modo tenta di ritagliarsi un profilo istituzionale che non rinuncia al confronto con il governo nazionale. Tuttavia, prova a marcare una differenza di priorità. Il Sud, e la Campania in particolare, non vengono descritti solo come problema da risolvere con grandi opere e commissariamenti. Al contrario, come terreno su cui misurare la capacità dello Stato di garantire diritti uguali a tutti, a partire da chi vive più lontano dai grandi centri.
Una sfida che incrocia la partita sull’assessorato alle Aree interne
Le parole di Fico ad Atreju arrivano mentre nel dibattito politico campano si discute ancora dell’ipotesi di un assessorato alle Aree interne. Questa idea è invocata con forza dal Sannio e da pezzi significativi del centrosinistra e del centrodestra locali. Il governatore insiste sui fondi di coesione e sui servizi come strumento per tenere insieme centro e periferia. Tuttavia, resta da capire come questa visione verrà tradotta nella futura squadra di governo regionale.
Se l’assessorato alle Aree interne vedrà la luce, dovrà essere coerente con l’impianto che Fico ha annunciato. Non solo vetrina o poltrona in più, ma cabina di regia capace di usare davvero i fondi europei e nazionali per ricucire i divari. In caso contrario, il rischio è che il discorso di Atreju resti un manifesto condivisibile sul piano dei principi. Tuttavia, risulterà poco incisivo sulle scelte concrete di bilancio e sulle priorità della nuova Giunta.
Con l’intervento ad Atreju sui fondi di coesione, Roberto Fico mette un tassello importante nella narrazione del suo primo mandato. La Campania non può più permettersi aree interne trattate come periferia permanente. Né cittadini di serie B in tema di sanità, scuola e servizi essenziali. La sfida, ora, è trasformare questi annunci in atti amministrativi, scelte di spesa e decisioni di giunta. Tutto questo deve rendere davvero conveniente restare a vivere nei paesi dell’Irpinia, del Sannio e delle altre zone interne. È lì che si capirà se la parola “coesione” sarà solo slogan o diventerà, finalmente, una politica concreta.


