Fico Benevento
Roberto Fico

9 Dicembre 2025

Angela Capasso

Acqua, prima grana per Fico: il TAR stoppa la gara sulla gestione idrica

Il TAR Campania blocca la gara gestione idrica Campania per carenze tecniche e contabili: sospesa la procedura voluta dalla Regione e obbligo di ripartenza secondo le nuove regole ARERA dal 2026.

Il primo scivolone della nuova stagione regionale arriva da uno dei dossier più sensibili: l’acqua. A poche ore dalla proclamazione di Roberto Fico a presidente della Campania, il TAR regionale ha sospeso in via cautelare la gara per la gestione della grande adduzione idrica, accogliendo il ricorso di Acqua Campania S.p.A., società del gruppo Italgas e attuale gestore del servizio.

La decisione congela l’intera procedura fino all’udienza di merito dell’11 marzo 2026 e impone a Palazzo Santa Lucia di riscrivere il bando alla luce del nuovo schema tipo fissato da ARERA, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente.

Il ricorso di Acqua Campania e lo stop del TAR

Al centro del contenzioso c’è la gara con cui la Regione Campania ha provato a riorganizzare la gestione della grande adduzione idrica, cioè quella parte del servizio che riguarda il trasporto dell’acqua su scala sovralocale.

Acqua Campania S.p.A., gestore uscente e società controllata dal gruppo Italgas, ha impugnato il bando davanti ai giudici amministrativi, contestando in particolare l’impostazione economico-finanziaria della procedura. Il TAR le ha dato ragione, almeno in questa prima fase cautelare: il bando è stato sospeso e la gara non potrà andare avanti finché non verrà affrontata la questione nel merito.

Più che un semplice stop tecnico, la decisione assume il valore di un segnale politico: il nuovo governatore Fico eredita così una “grana acqua” già aperta e ora incardinata in un giudizio che condizionerà tempi e modalità di riorganizzazione del servizio.

I rilievi dei giudici: conti poco chiari e rischi di nuovo contenzioso

Nell’ordinanza di sospensione il TAR Campania mette in fila una serie di criticità legate alla documentazione di gara. Il problema principale, secondo i giudici, è l’assenza di un quadro economico-finanziario sufficientemente chiaro, trasparente e verificabile da parte dei potenziali concorrenti.

Le lacune riguardano:

  • la determinazione dei margini di remuneratività;
  • l’equilibrio economico complessivo dell’operazione;
  • la possibilità di valutare ex ante la sostenibilità degli investimenti richiesti.

Senza questi elementi, la competizione rischia di essere solo “formale”, non sostanziale. In altre parole, la gara potrebbe apparire aperta ma in realtà non garantire pari condizioni di confronto tra operatori né un’adeguata tutela dell’interesse pubblico.

Da qui la scelta del TAR di fermare tutto prima che la procedura arrivi a conclusione, proprio per evitare che un’impostazione carente generi un nuovo contenzioso a valle dell’aggiudicazione.

bonus idrico integrativo Campania
Acqua che scorre dal rubinetto

Lo schema ARERA: dal 2026 regole uniformi per le gare idriche

La ripartenza della gara in Campania non potrà più avvenire con le vecchie logiche. Dal 1° gennaio 2026, infatti, tutte le procedure di affidamento del Servizio Idrico Integrato dovranno rispettare lo schema tipo approvato da ARERA con la delibera 347/2025/R/idr.

Il modello dell’Autorità punta a:

  • evitare gare “a geometria variabile” tra territori;
  • fissare contenuti minimi omogenei sui piani tecnico ed economico;
  • raccordare il bando con la regolazione tariffaria e con gli standard di qualità del servizio.

Lo schema ARERA stabilisce quali informazioni devono essere rese disponibili ai partecipanti: il perimetro gestionale, le condizioni di subentro, la durata dell’affidamento, il volume degli investimenti richiesti, i criteri di calcolo dei ricavi ammessi in tariffa.

Elemento centrale è il Piano economico-finanziario di riferimento, costruito secondo regole trasparenti e comparabili: le offerte dovranno innestarsi su questo impianto, garantendo coerenza tra tariffe, costi, ritorni attesi e obiettivi di qualità tecnica.

Regole più stringenti per evitare nuovi stop (e nuove cause)

Lo schema tipo ARERA non si limita a indicare numeri e formule. Impone anche standard più rigidi su:

  • ripartizione dei rischi tra ente affidante e gestore;
  • misurabilità degli impegni di qualità tecnica e contrattuale;
  • clausole di continuità operativa e tutela dell’utenza in fase di subentro.

Per la Campania significa che il prossimo bando non potrà essere una semplice “correzione” del precedente, ma dovrà essere ripensato alla radice.

Il TAR lo dice chiaramente: senza una riscrittura sostanziale delle regole, la gara non può proseguire. Se la Regione decidesse di ignorare il nuovo quadro ARERA o di recepirlo solo parzialmente, si esporrebbe al rischio concreto di nuove censure in tribunale, con ulteriori ritardi e incertezza sulla gestione di un servizio essenziale come l’acqua.

Cosa dovrà cambiare nel nuovo bando della Regione Campania

Nella pratica, il prossimo bando “a norma ARERA” dovrà:

  • esplicitare con precisione i parametri economici di riferimento;
  • indicare in modo trasparente i ritorni attesi per l’operatore;
  • definire il perimetro degli investimenti e le relative coperture;
  • assicurare coerenza con il metodo tariffario vigente.

L’obiettivo è duplice: da un lato dare certezze agli operatori economici, dall’altro tutelare gli utenti finali, che pagano il servizio in bolletta.

L’errore di Palazzo Santa Lucia – messo in luce dal TAR – è stato proprio quello di aver avviato una gara senza quel livello di determinazione economica che ARERA considera ormai condizione di base per far funzionare il mercato.

Ora la Campania dovrà riallinearsi allo standard nazionale, trasformando quella che era stata immaginata come una riorganizzazione rapida in un percorso più complesso, scandito da vincoli regolatori stringenti.

Il nodo politico per Fico: prima grana su un dossier simbolo

Dal punto di vista politico, la vicenda segna il primo vero ostacolo sul cammino del nuovo governatore. L’acqua è un terreno altamente simbolico: intreccia diritti essenziali, investimenti miliardari, equilibri tra territori interni e aree metropolitane, rapporti con grandi player industriali.

Il TAR non contesta scelte di merito sul modello gestionale (pubblico, privato o misto), ma chiede che la gara venga costruita su basi economiche solide e trasparenti. Spetterà ora alla nuova amministrazione regionale decidere se e come rimodulare l’impianto complessivo del bando, tenendo insieme:

  • le richieste dei territori sorgentizi e degli enti locali;
  • la necessità di allinearsi alla regolazione nazionale;
  • l’esigenza di garantire un servizio efficiente agli utenti.

Per Fico, chiamato in campagna elettorale a parlare di “acqua bene comune” e di gestione più equa, questa prima grana giudiziaria rappresenta un banco di prova immediato sulla capacità di coniugare principi politici e compatibilità regolatorie.

La partita, ora, si sposta tra via Santa Lucia, il TAR e i tavoli tecnici con ARERA. Ma il messaggio è già chiaro: sul dossier acqua non ci sarà spazio per scorciatoie.

Lascia un commento