clan Desiderio camorra
Direzione Investigativa Antimafia - Immagine di repertorio
📍 Mercato San Severino

4 Novembre 2025

Redazione Il Campano

Camorra, maxi sequestro da 2,5 milioni di euro a un imprenditore legato al clan Desiderio

La Direzione Investigativa Antimafia di Salerno ha sequestrato beni per 2,5 milioni di euro a un imprenditore di Mercato San Severino, ritenuto legato al gruppo criminale della Valle dell’Irno.

Colpo alla rete economica della camorra nella Valle dell’Irno.
La Direzione Investigativa Antimafia di Salerno ha eseguito un maxi sequestro di beni per 2,5 milioni di euro nei confronti di un imprenditore di Mercato San Severino, ritenuto vicino al clan Desiderio, gruppo criminale egemone nella zona

Il provvedimento è stato disposto dalla Sezione Riesame e Misure di Prevenzione del Tribunale di Salerno, su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica di Salerno e del Direttore della DIA.

Il provvedimento della Direzione Investigativa Antimafia

Il decreto di sequestro scaturisce da un’articolata indagine patrimoniale condotta dalla Sezione DIA di Salerno, che ha ricostruito nel dettaglio la posizione economica e sociale dell’imprenditore.
Gli accertamenti hanno evidenziato una sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati, oltre a indizi di una pericolosità sociale riconosciuta dal Tribunale, sia di tipo generico (dal 2009 al 2021) che qualificato (dal 2015 al 2017).

I beni sequestrati: società, opifici e fondi finanziari

Sotto sequestro sono finiti due interi compendi aziendali operanti nel settore degli allestimenti e noleggi di attrezzature per fiere ed eventi, un opificio industriale, una ditta individuale nel settore della ristorazione, quote di un fondo pensione e diversi buoni postali.
Il valore complessivo dei beni sottoposti a misura è stimato in circa 2,5 milioni di euro.
Le società erano operative tra Mercato San Severino, Baronissi e altri comuni della Valle dell’Irno, e costituivano – secondo gli inquirenti – uno strumento di riciclaggio e reinvestimento dei proventi illeciti.

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Agenti della DIA – Immagine di repertorio

Le indagini sul legame con il clan Desiderio

L’imprenditore, secondo la ricostruzione della Procura e della DIA, sarebbe stato organico o contiguo al clan Desiderio, attivo nella Valle dell’Irno e storicamente legato alla criminalità organizzata dell’area salernitana.
Il gruppo è ritenuto responsabile di estorsioni, usura, riciclaggio e gestione illecita di appalti pubblici, in particolare nei settori degli allestimenti fieristici e del movimento terra.
Le indagini patrimoniali hanno mostrato come l’imprenditore, già coinvolto in inchieste per reati fallimentari, vivesse abitualmente con i proventi delle attività del clan.

L’origine del sequestro e la sproporzione patrimoniale

Il provvedimento è arrivato a seguito della ricostruzione della sproporzione tra il patrimonio effettivamente disponibile e la capacità reddituale dell’imprenditore.
Dai riscontri incrociati tra conti correnti, società intestate a terzi e beni mobili e immobili, è emersa una ricchezza ingiustificata rispetto alle dichiarazioni fiscali e al reddito dichiarato.
L’analisi finanziaria ha portato il Tribunale a riconoscere una pericolosità economico-criminale stabile nel tempo, con profili di continuità tra il 2009 e il 2021.

Il clan Desiderio nella Valle dell’Irno

Il clan Desiderio, radicato tra Mercato San Severino, Baronissi e Pellezzano, è considerato dagli inquirenti una delle articolazioni storiche della camorra salernitana.
Negli ultimi anni il gruppo ha visto l’arresto di diversi esponenti di vertice, ma continua a essere monitorato per la penetrazione nel tessuto economico e imprenditoriale locale, in particolare nei settori degli appalti, dell’edilizia e dei servizi.

Le parole della Procura e il valore dell’operazione

In una nota, il procuratore Rocco Alfano ha sottolineato che il provvedimento rappresenta “un ulteriore passo nella strategia di aggressione patrimoniale alle economie illecite della criminalità organizzata”.
La collaborazione tra Procura e DIA ha permesso di bloccare risorse finanziarie e beni aziendali che, secondo gli investigatori, traevano origine o sostegno dalle attività criminali del clan Desiderio.

La linea della DIA: colpire i patrimoni illeciti per indebolire i clan

L’operazione rientra nel più ampio piano di contrasto ai patrimoni mafiosi portato avanti dalla Direzione Investigativa Antimafia su tutto il territorio campano.
Negli ultimi dodici mesi, la sola sezione di Salerno ha eseguito sequestri e confische per oltre 50 milioni di euro, colpendo i circuiti economici legati ai clan Fezza-D’Auria Petrosino, Maiale, Aquino e Desiderio.
Un’azione che conferma l’indirizzo operativo della DIA: “seguire i soldi per spezzare il potere economico delle mafie.

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