Camorra Casalnuovo
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📍 Casalnuovo

28 Ottobre 2025

Redazione Il Campano

Casalnuovo, impartiva ordini di estorsione dal carcere: sei arresti nel clan Tammaro-Rea-Veneruso

Camorra a Casalnuovo, sei arresti nel clan Tammaro-Rea-Veneruso: il capo continuava a gestire le estorsioni dal carcere attraverso i suoi affiliati.

Nonostante fosse detenuto, continuava a impartire ordini dal carcere e a coordinare le attività estorsive del suo gruppo criminale.
È quanto emerso dall’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna, che questa mattina hanno eseguito sei arresti nei confronti di presunti affiliati al clan Tammaro-Rea-Veneruso, attivo a Casalnuovo e nei comuni limitrofi.

L’operazione dei carabinieri e il ruolo della DDA di Napoli

L’operazione è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, diretta da Nicola Gratteri, e ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli.
I sei indagati sono ritenuti gravemente indiziati di appartenere a un’associazione di tipo mafioso, nonché di detenzione e porto illegali di armi da fuoco e di tentate estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

Il boss che comandava dal carcere

Le indagini hanno permesso di ricostruire la fitta rete di contatti tra il capo dell’organizzazione e gli affiliati ancora in libertà.
Nonostante fosse in regime detentivo, il boss sarebbe riuscito a mantenere il controllo del territorio e a impartire ordini precisi sui soggetti da colpire con le estorsioni e sulle modalità di riscossione del denaro.
Le direttive venivano trasmesse attraverso intermediari fidati e comunicazioni criptiche, che gli investigatori sono riusciti a decifrare grazie a un intenso lavoro di intercettazioni e pedinamenti.

Carabinieri
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Il clan Tammaro-Rea-Veneruso e il controllo del territorio

Il gruppo criminale, da tempo attivo nell’area di Casalnuovo di Napoli, esercitava un forte controllo economico e intimidatorio sui commercianti e sulle piccole imprese locali.
Le estorsioni venivano imposte come una sorta di “tassa di protezione” destinata a finanziare le casse del clan e a mantenere le famiglie dei detenuti.
In alcuni casi, le vittime venivano minacciate di ritorsioni o danneggiamenti se non avessero pagato.

Le accuse e i reati contestati

Ai sei arrestati vengono contestati, a vario titolo, i reati di:

  • associazione mafiosa;
  • porto e detenzione illegale di armi;
  • tentate estorsioni aggravate dal metodo mafioso;
  • favoreggiamento dell’organizzazione criminale.
    Gli investigatori ritengono che i proventi delle estorsioni fossero destinati anche a finanziare nuove attività illecite, come il traffico di droga e l’acquisto di armi.

Il commento degli inquirenti

Fonti della Procura di Napoli sottolineano come il caso dimostri la capacità dei clan campani di mantenere la propria struttura di potere anche in condizioni di detenzione.
«Questa operazione conferma – spiegano gli inquirenti – che la lotta alle organizzazioni mafiose richiede un’azione costante, capace di colpire non solo i vertici ma anche i collegamenti esterni che garantiscono la sopravvivenza dei gruppi criminali».

L’impatto sul territorio e le prossime fasi dell’indagine

L’operazione rappresenta un duro colpo per il clan Tammaro-Rea-Veneruso, che negli ultimi anni aveva tentato di riaffermare la propria egemonia sul territorio di Casalnuovo.
Le indagini proseguono per identificare altri possibili complici e per mappare le attività economiche legate al gruppo.
Intanto, gli arrestati si trovano ora in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

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