Un workshop a Napoli ha riunito università, istituzioni ed enti tecnici sui processi di recupero dei territori
A Napoli bonifiche e rigenerazione ambientale sono finite al centro di un confronto promosso dall’Università degli Studi di Napoli Parthenope. Sullo sfondo ci sono due aree simbolo: la Terra dei Fuochi e Bagnoli-Coroglio. Il tema, raccontato dall’ANSA, è stato affrontato dentro un percorso di alta formazione. Questo percorso mette insieme didattica, cantieri e ricadute concrete per il territorio.
Il riferimento non è solo accademico. Da un lato c’è la Terra dei Fuochi, dall’altro l’ex area industriale di Bagnoli. Quest’ultima oggi è legata anche al progetto della 38ª America’s Cup che, nel 2027, avrà Napoli come sede. In mezzo, c’è la questione centrale per la Campania: trasformare aree segnate da criticità ambientali in spazi recuperati, sicuri e capaci di generare sviluppo.

Il confronto alla Parthenope
La due giorni è stata organizzata nell’ambito del master di II livello M-Teracs, “Transizione ecologica e rigenerazione ambientale per comunità sostenibili”. Sono stati previsti incontri, visite e un workshop ospitato a Villa Doria d’Angri. L’appuntamento, moderato da Silvia Paparella, general manager di RemTech Expo, ha messo allo stesso tavolo università, istituzioni, enti tecnici e sistema industriale.
Tra gli interventi citati dalla fonte ci sono quelli del rettore Antonio Garofalo. Sono stati citati anche il commissario unico per la Terra dei Fuochi Giuseppe Vadalà, l’assessora regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro, il direttore generale di Arpa Luigi Stefano Sorvino, il docente Francesco Colangelo e Domenico Ruggiero, direttore politiche e regolazione del settore Ambiente di Utilitalia.
I numeri della Terra dei Fuochi
Nel corso del confronto sono stati richiamati anche alcuni dati sulla Terra dei Fuochi: 90 Comuni tra Napoli e Caserta, circa 1.100 chilometri quadrati di territorio, oltre tre milioni di abitanti potenzialmente esposti e 1.964 procedimenti di bonifica di competenza regionale. Di questi, 1.774 sono ancora in corso. Si tratta di numeri che restituiscono la dimensione di un lavoro ancora aperto e molto lontano da una soluzione definitiva.
Il richiamo a questi elementi serve anche a spiegare il senso della tappa napoletana del master. Non si tratta di una lezione astratta, ma di un passaggio in cui formazione e territorio si intrecciano con problemi reali, procedure amministrative e responsabilità pubbliche.
Bagnoli e la sfida della trasformazione
Accanto alla Terra dei Fuochi, l’altro fronte indicato dall’iniziativa è Bagnoli-Coroglio, area simbolo delle bonifiche napoletane e della rigenerazione urbana. Secondo quanto riportato, il sito è destinato ad accogliere le basi operative dei team internazionali in vista dell’America’s Cup del 2027.
È un passaggio che sposta la discussione dal solo piano ambientale a quello dello sviluppo urbano e infrastrutturale. Per Napoli, la sfida è duplice: chiudere i conti con il passato industriale. Allo stesso tempo, si tratta di costruire condizioni credibili per un nuovo uso degli spazi.
La formazione come strumento operativo
Il master M-Teracs viene presentato come uno dei percorsi più avanzati dedicati alla transizione ecologica dei territori. L’impianto mette insieme competenze scientifiche, dimensione tecnico-operativa e confronto diretto con i luoghi oggetto di bonifica e riconversione.
Nel testo diffuso dalla fonte, Garofalo ha definito il percorso “vincente” proprio per la capacità di unire la parte teorica con l’esperienza di chi lavora sul campo. Si tratta di una formula che, al di là della presentazione accademica, racconta bene il tentativo di formare profili in grado di affiancare amministrazioni, imprese e comunità nella gestione di processi ambientali complessi.
Per la Campania resta il nodo di fondo: far avanzare le bonifiche e, insieme, dare a quei territori una prospettiva che non sia solo emergenziale. È su questo equilibrio che si misura la distanza tra gli annunci e i risultati concreti.

