Il Prof. De Vivo ci illustra il pericolo dei dragaggi e dell’attuale bonifica dell’ex area industriale: il mix tossico tra metalli e organo-stannici ipoteca la salute dei cittadini nei prossimi decenni.
La situazione a Bagnoli resta critica a causa di un attrito, ormai consolidato, tra una cittadinanza che esige risposte chiare e trasparenti sulla bonifica e un’amministrazione che non riesce a sciogliere i nodi dei cittadini. Le domande dei residenti nei pressi dell’ex polo siderurgico sono tante e riguardano, principalmente, la salute. Dubbi sull’impatto effettivo della bonifica, la questione delle polveri sottili, la risospensione di sostanze nocive come gli IPA e PCB, i dragaggi dei fondali. Tante domande. Poche risposte. A fare luce sulla questione è il Professor Benedetto De Vivo.
La voce di Benedetto De Vivo
Benedetto De Vivo è tra i massimi riferimenti internazionali nel campo dell’exploration & environmental geochemistry. Professore in pensione dell‘Università Federico II di Napoli, professore emerito presso Virginia Tech, Department of Geosciences, negli Stati Uniti. Il professore ha insegnato anche presso la Nanjing University e Hubei Polytechnic University in China. Nel 2019 è vincitore della Gold Medal dell’Association of Applied Geochemists per i contributi all’esplorazione geochimica, è autore di numerosi articoli, monografie e opere di sintesi. In passato è stato anche consulente per la Procura della Repubblica sulla ex-bonifica che interessò il sito di Bagnoli. Una voce autorevole, dunque, che può delucidare sull’attuale bonifica in corso a Bagnoli.
Un emergenza sanitaria irrisolta
Il Prof. Benedetto De Vivo, attraverso numerosi studi scientifici pubblicati(J.Geochemical Exploration, De Vivo et al., 2026: Il caso di studio Bagnoli-Napoli, Italia. Caratterizzazione iniziale del sito; piani di bonifica, precedenti e attuali, per il sito industriale dismesso) , denuncia il gravissimo rischio per la salute umana derivante dall’area industriale dismessa di Bagnoli-Napoli. Le sue ricerche evidenziano una contaminazione massiccia dell’ambiente marino, dove metalli potenzialmente tossici, come mercurio e cadmio, raggiungono concentrazioni allarmanti.
L’analisi tecnica documenta la persistenza di inquinanti organici letali, tra cui IPA, diossine e PCB, che minacciano l’ecosistema e la popolazione locale. De Vivo critica l’inefficacia dei precedenti piani di bonifica e analizza le strategie attuali, sottolineando come la dispersione di queste sostanze nei sedimenti marini rappresenti un’emergenza sanitaria irrisolta. I dati confermano la necessità di un intervento di risanamento radicale, poiché il contatto con tali tossine provoca danni irreversibili all’organismo.

Al primo posto la salute e il benessere dei cittadini
Il professor De Vivo si esprime sull’attuale bonifica in corso a Bagnoli in vista dell’America’s Cup del 2027 sottolineando come l’approccio corretto richieda l’intervento diretto di geologi e geochimici, unici professionisti capaci di trattare i “Brownfield Sites” con cognizione scientifica. In tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, il recupero di questi 450.000 siti industriali dismessi segue modelli estrattivi consolidati. Gli esperti in esplorazione mineraria, secondo De Vivo, possiedono le competenze per mappare e neutralizzare la contaminazione, poiché conoscono perfettamente le dinamiche di chi ha inquinato il territorio. Il processo di bonifica deve applicare tecniche internazionali di recupero ambientale, abbandonando le logiche politiche per privilegiare il benessere e la salute dei cittadini. Solo una visione geochimica rigorosa garantisce la sistemazione definitiva dell’area, trasformando il sito in una risorsa sicura e ponendo fine al degrado strutturale che affligge l’area da decenni. Quello che sta accadendo a Bagnoli, che ha alle spalle una storia trentennale per l’attesa di un risanamento, a detta dell’esperto è una vergogna mondiale.
I rischi legati agli IPA e PCB
Il Prof. De Vivo denuncia l’enorme spesa pubblica di Bagnoli, definendola senza pari al mondo, e mette in guardia contro la movimentazione dei sedimenti. Egli spiega come il cocktail di inquinanti organici (IPA e PCB) si combini con metalli naturali come mercurio, stagno e arsenico, creando pericolosi interferenti endocrini.
Questi composti alterano il sistema ormonale e, pur non essendo immediatamente letali, provocano tumori e patologie che si manifestano dopo decenni, proprio come accaduto a Minamata. Il professore chiarisce che le mascherine contro le polveri sottili risultano inefficaci contro questo mix tossico invisibile, che condanna la salute delle future generazioni.
De Vivo ci spiega chiaramente che ci sono rischi concreti: la presenza di IPA e PCB è stata attesta e la risospensione di metalli potenzialmente tossici è effettiva. Il professore è certo: in un lasso temporale ampio, gli effetti nocivi della “bonifica” saranno visibili.

America’s Cup e salute pubblica: due esigenze incompatibili
Il Prof. De Vivo denuncia l’inconciliabilità tra le esigenze dell’America’s Cup e la salute pubblica, ricordando che l’area di Bagnoli registra l’incidenza oncologica più alta della regione. Egli critica aspramente la scelta di ospitare l’evento sportivo, poiché le logiche politiche e quelle scientifiche confliggono apertamente. Sebbene gli attuali lavori di messa in sicurezza possano apparire positivi, il professore sollecita un intervento definitivo e permanente che non si limiti a una sistemazione superficiale.
I dragaggi a mare evocano il fantasma di Minamata
De Vivo mette in guardia contro i dragaggi a mare, poiché il movimento dei fondali disperde sostanze letali già rilevate dalle analisi, come diossine e composti organostannici. La scienza conferma la presenza di questi inquinanti, rendendo ogni manipolazione dei sedimenti un rischio estremo. Per garantire la sicurezza, le autorità devono procedere al tombatura definitiva dell’area, trasformando il “lato mare” in una zona sigillata per sempre. Solo un risanamento radicale impedisce che l’evento sportivo diventi una pericolosa distrazione rispetto al dovere di proteggere i cittadini dai veleni industriali.
Il Prof. De Vivo, inoltre, evoca lo spettro di Minamata per Bagnoli, avvertendo che i dragaggi attuali tra Nisida e l’ex pontile minacciano le future generazioni. Egli conferma la presenza di sostanze letali già registrate dagli enti di controllo.
Esiste una modalità di bonifica alternativa
La gestione della colmata non convince. Esiste un’altra possibilità per la bonifica che, però, non è stata considerata. La soluzione tecnica prevede il disorbimento termico in situ, un processo che elimina l’inquinamento sottoterra senza movimentare migliaia di camion. Attualmente, invece, la soluzione scelta per la bonifica è mediante la pratica ex-sidu ovvero mediante la rimozione del terreno contaminato e trattamento, poi, in altra sede.
Il professore propone l’uso di trincee drenanti con zolle ingegnerizzate, una tecnologia mineraria globale che intercetta e purifica le acque contaminate prima che raggiungano il mare. Si tratta di un sistema che sostituisce periodicamente i filtri finché l’inquinamento non si esaurisce naturalmente.
Quindi, a detta dell’esperto, per la bonifica di Bagnoli esistevano valide alternative utilizzate, tra l’altro, in tantissimi paesi. Bagnoli, dunque, non è l’unico sito al mondo, così come ricorda De Vivo, a trovarsi in questa situazione ma per l’ex polo siderurgico si è compiuta una scelta che, in futuro, potrebbe rivelarsi infelice.
L’analisi tecnica documenta la persistenza di inquinanti organici letali, tra cui IPA, diossine e PCB, che minacciano l’ecosistema e la popolazione locale. De Vivo critica l’inefficacia dei precedenti piani di bonifica e analizza le strategie attuali, sottolineando come la dispersione di queste sostanze nei sedimenti marini rappresenti un’emergenza sanitaria irrisolta. I dati confermano la necessità di un intervento di risanamento radicale, poiché il contatto con tali tossine provoca danni irreversibili all’organismo.
L’analisi tecnica documenta la persistenza di inquinanti organici letali, tra cui IPA, diossine e PCB, che minacciano l’ecosistema e la popolazione locale. De Vivo critica l’inefficacia dei precedenti piani di bonifica e analizza le strategie attuali, sottolineando come la dispersione di queste sostanze nei sedimenti marini rappresenti un’emergenza sanitaria irrisolta. I dati confermano la necessità di un intervento di risanamento radicale, poiché il contatto con tali tossine provoca danni irreversibili all’organismo.


