Gli inquirenti stanno acquisendo testimonianze e materiali per fare luce sulle cause del danno all’organo e sulla gestione del trasporto
Le indagini sul trapianto di cuore fallito che ha coinvolto un bambino di due anni e quattro mesi, ricoverato dal 23 dicembre scorso nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli, continuano senza sosta. Nel frattempo, la Procura di Napoli, che sta coordinando le indagini, sta ascoltando persone informate sui fatti e raccogliendo documenti utili. Questi serviranno a comprendere la causa del fallimento dell’intervento, che ha avuto conseguenze drammatiche per il piccolo.
Il trapianto
Il cuore, prelevato a Bolzano da un’équipe medica napoletana, è stato trasportato in condizioni critiche. Durante il viaggio di ritorno, l’organo è stato esposto a temperature pericolosamente basse. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, il danno all’organo sarebbe stato causato dal trasporto. In particolare, il trasporto avrebbe compromesso la sua funzionalità. Nonostante l’intervento, infatti, il cuore non è mai ripartito. Di conseguenza, i medici sono stati costretti a ricorrere all’Ecmo (ossigenazione extracorporea a membrana), una macchina che sta tenendo il piccolo in vita, ma in condizioni drammatiche.
La vicenda di Domenico
La vicenda di Domenico, il bimbo di Nola che ha ricevuto un cuore danneggiato, ha sollevato importanti questioni etiche e giuridiche. L’errore nel trasporto dell’organo, avvenuto a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco al posto di ghiaccio normale, è oggetto di un’inchiesta aperta dalla Procura di Bolzano. L’indagine riguarda i membri dell’equipe medica coinvolta nell’espianto e nel trapianto. In particolare, si concentra su un possibile danno causato al cuore durante il trasporto, che ne ha compromesso la funzionalità. “Mi dispiace, quello che ho fatto non è servito a mio figlio. Avrei voluto scoprire tutto prima. Vorrei che la storia di mio figlio non venisse dimenticata“, le parole di Patrizia, la mamma del piccolo alla trasmissione Dritto e rovescio.

Indagini sui box per il trasporto degli organi
Tra gli accertamenti in corso, i magistrati stanno investigando sulla disponibilità e sull’uso dei box di ultima generazione per il trasporto degli organi. Questi dispositivi, monouso e dal costo di circa 7.000 euro, sono considerati fondamentali per garantire la sicurezza del cuore e degli altri organi durante il trasporto. L’audit interno dell’ospedale Monaldi ha rilevato che, pur essendo disponibili tre box di ultima generazione, uno dei quali è stato inutilizzato, gli operatori hanno scelto un dispositivo obsoleto. Quest’ultimo, pur essendo ancora funzionale, non è stato adoperato correttamente a causa dell’utilizzo di un refrigerante non idoneo.
Errore con il ghiaccio secco e la ricostruzione dei fatti
Gli inquirenti partenopei stanno raccogliendo anche le testimonianze del personale sanitario coinvolto nel trasporto e nell’operazione, in particolare per chiarire chi abbia reperito e usato il ghiaccio secco, un materiale errato rispetto al refrigerante tradizionale. L’uso del ghiaccio secco, posizionato nel frigo che avrebbe dovuto mantenere l’organo a temperatura ottimale, potrebbe aver causato il danneggiamento del cuore durante il trasporto. Inoltre, le indagini si estendono anche alle autorità di Bolzano, dove sono stati acquisiti atti e testimonianze utili. Questi servono per ricostruire completamente la catena di errori e disattenzioni. Le indagini, che coinvolgono anche i Nas e i responsabili dell’ospedale Monaldi, potrebbero portare a chiarire le eventuali responsabilità del personale sanitario e delle strutture coinvolte nella gestione del trapianto. Infine, l’obiettivo degli inquirenti è accertare eventuali negligenze e comprendere in che misura le misure di sicurezza siano state rispettate, per evitare che episodi simili possano verificarsi in futuro.


