Via degli Innamorati a Giugliano
Via degli Innamorati a Giugliano
📍 Giugliano

11 Aprile 2026

Fabio Iuorio

Un appartamento sottratto alla camorra diventa casa per chi non ne ha: il senso di un gesto a Giugliano

Martedì 7 aprile in via Innamorati un bene confiscato alla criminalità organizzata apre le porte a sei persone in cerca di autonomia

In via Innamorati a Giugliano, martedì 7 aprile, è stato inaugurato un appartamento confiscato alla criminalità organizzata e affidato all’associazione Maristi ETS. Sei posti letto, disponibili per un massimo di sei mesi, destinati a persone segnalate da una rete sociale che in quel periodo dovranno lavorare per costruire la propria autonomia.

Una casa, insomma, per chi una casa non ce l’ha. Il fatto in sé potrebbe sembrare ordinario, ma non lo è. Giugliano è una città che conosce bene il peso della presenza camorristica sul proprio territorio. Sa cosa significa vedere certi nomi associati a certi immobili, certe strade, certi patrimoni accumulati con il metodo della sopraffazione e della paura. Sa cosa significa anche assistere per anni alla lentezza con cui quei patrimoni tornano alla collettività, e se tornano.

Per questo un appartamento che smette di essere strumento di potere criminale e diventa rifugio per chi è in difficoltà, non è una notizia burocratica, è un atto che ha il sapore di una correzione parziale rispetto alla vastità del problema reale.

La doppia sottrazione: confisca e restituzione

I beni confiscati alla criminalità organizzata rappresentano una doppia sottrazione. Prima la camorra sottrae alla comunità risorse e spazi; poi lo Stato sottrae alla camorra quello che aveva accumulato. Il problema è che spesso il ciclo si inceppa al secondo passaggio. I beni vengono confiscati, entrano nell’inventario del patrimonio pubblico, e poi restano lì, inutilizzati, degradati. A volte rioccupati informalmente dagli stessi ambienti da cui erano stati sottratti.

La confisca senza la restituzione è una vittoria a metà, che non cambia nulla nella vita concreta delle persone che abitano quei territori ma, quando la restituzione avviene, quando un appartamento che era nelle mani della criminalità diventa casa per sei persone che stanno cercando di rimettersi in piedi, si chiude un cerchio che ha un valore che va oltre il merito specifico dell’intervento.

Si dice, con un gesto concreto che lo spazio fisico può essere riconquistato, che dentro le mura di un edificio che era stato costruzione di potere criminale possono abitare, invece, la fragilità, la dignità, la speranza di chi ricomincia.

Carabinieri e Polizia Locale - Immagine di repertorio
Carabinieri e Polizia Locale – Immagine di repertorio

I Maristi: quasi un secolo di presenza silenziosa

I Maristi, a cui è stato affidato l’appartamento, sono presenti a Giugliano dal 1931. Una presenza lunga quasi un secolo, radicata in un territorio che in quei decenni ha attraversato trasformazioni profonde. Una presenza che non ha mai smesso di operare, spesso in silenzio, in un contesto che non è mai stato facile. Affidare a loro questo appartamento non è solo una scelta pratica, è il riconoscimento di una credibilità costruita sul campo, anno dopo anno.

Il modello scelto (sei mesi, autonomia come obiettivo, rete sociale come filtro di accesso) non è assistenza permanente. E’ un accompagnamento temporaneo verso l’indipendenza, una distinzione importante che riconosce la differenza tra dare a qualcuno un tetto e aiutare qualcuno a costruirsi un futuro. Non sempre facile da realizzare, non sempre sufficiente da sola, ma almeno coerente con l’idea che la dignità non si garantisce solo con un posto dove dormire.

Le istituzioni presenti: un segnale, non un traguardo

All’inaugurazione erano presenti il vicesindaco, l’assessore alla legalità, il comandante della Polizia Locale e quello dei Carabinieri. Una presenza istituzionale che ha il suo senso. Segnala che il Comune considera quella restituzione un atto pubblico, non una delega privata al terzo settore. Un segnale importante, anche se non basta. Perché i beni confiscati valorizzati sono ancora troppo pochi rispetto a quelli che restano fermi, e perché ogni appartamento restituito alla comunità dovrebbe essere non il punto di arrivo di un percorso, ma il punto di partenza di una politica più ampia e sistematica.

Da martedì, in via Innamorati, sei persone possono dormire in una casa che era stata costruita con i proventi della sopraffazione. Una correzione minima, in un inventario di torti che è ancora lungo. Ma le correzioni minime, in certi territori, sono quelle che dicono con più chiarezza cosa è possibile quando lo Stato fa quello che dovrebbe fare, e qualcuno si prende la responsabilità di riempire di senso uno spazio che era stato svuotato.

Lascia un commento