Era nascosto in un appartamento, protetto da una rete di fiancheggiatori, e stava per trascorrere l’ennesimo Natale lontano dal carcere. La latitanza di Antonio Aloia, 47 anni, si è interrotta all’alba a Gricignano d’Aversa, dove i carabinieri lo hanno arrestato dopo mesi di indagini serrate.
La cattura è scattata quando la città era ancora avvolta dal silenzio delle prime ore del mattino. A Gricignano d’Aversa i carabinieri hanno messo fine alla latitanza di Antonio Aloia, 47 anni, irreperibile da circa un anno e mezzo. Un arresto che si inserisce in una più ampia offensiva contro i ricercati di camorra e che arriva a poche ore di distanza da un’altra operazione di rilievo culminata con la cattura del boss Ciro Andolfi. Un Natale segnato da un duro colpo alla criminalità organizzata.
L’irruzione all’alba e la fine della latitanza
Antonio Aloia è stato trovato mentre dormiva, nascosto all’interno dell’abitazione di un uomo ritenuto vicino a lui. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, con il supporto del team A.P.I. del Comando provinciale di Napoli, hanno fatto irruzione nell’appartamento alle prime luci dell’alba, sorprendendo il latitante senza possibilità di fuga.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Aloia si muoveva pochissimo, contando su una copertura familiare e su una rete di fiancheggiamento che gli consentiva di restare invisibile pur vivendo di fatto in un contesto domestico apparentemente normale.

La pistola sul comodino
Durante la perquisizione dell’abitazione, i militari hanno rinvenuto una pistola con un colpo in canna sul comodino accanto al letto in cui dormiva il latitante. Un dettaglio che conferma il livello di pericolosità dell’uomo e il timore costante di un intervento delle forze dell’ordine.
L’arma è stata sequestrata e verrà ora sottoposta ad accertamenti balistici per verificare un eventuale collegamento con altri episodi criminali.
I reati e l’evasione dopo il permesso premio
Antonio Aloia era detenuto per reati gravissimi, aggravati dal metodo mafioso: associazione di tipo mafioso, detenzione illegale di armi ed estorsione continuata. Nell’agosto del 2024 aveva usufruito di un permesso premio, al termine del quale non aveva fatto rientro in carcere, facendo perdere le proprie tracce e dando avvio a una nuova latitanza.
Non si tratta, peraltro, del primo episodio di questo tipo. Circa vent’anni fa Aloia era già stato arrestato mentre si sottraeva alla cattura, a conferma di un percorso criminale segnato da reiterati tentativi di eludere la giustizia.
Arrestato anche il fiancheggiatore
Nel corso dell’operazione è stato arrestato anche il 45enne proprietario dell’abitazione in cui Aloia si nascondeva. L’uomo è accusato di favoreggiamento e avrebbe garantito al latitante ospitalità e protezione, consentendogli di restare nascosto per mesi.
La sua posizione è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, che dovrà accertare l’ampiezza e la consapevolezza del supporto fornito.
Una lunga pena da scontare
Terminate le formalità di rito, Antonio Aloia è stato trasferito in carcere. Deve scontare una pena residua di 27 anni e 3 mesi. In assenza di benefici di legge, la fine della detenzione è prevista nel 2030. Un orizzonte temporale lontano, che segna la chiusura definitiva di questa fase di fuga.
A completare il quadro familiare, emerge anche il legame con il fratello Andrea Aloia, fermato dai carabinieri nell’ottobre 2023 dopo un periodo di irreperibilità.
Ventitré latitanti catturati nel 2025
L’arresto di Aloia rappresenta il 23esimo caso di latitante catturato nel 2025 dal Comando provinciale dei carabinieri di Napoli. Un dato che testimonia l’intensificazione dell’azione di contrasto alla criminalità organizzata, soprattutto sul fronte della caccia ai ricercati di lungo corso.
La sequenza ravvicinata di arresti, culminata anche con la cattura di figure di primo piano, restituisce l’immagine di una pressione investigativa costante e capillare.
Natale amaro per la camorra
Quello che per molti è stato un Natale di festa, per alcuni esponenti della criminalità si è trasformato in un giorno di manette e celle. Antonio Aloia stava per trascorrere l’ennesima ricorrenza da uomo libero, protetto tra le mura di una casa. L’alba, invece, ha segnato il ritorno definitivo in carcere.
Un epilogo che conferma come la latitanza, anche se lunga e apparentemente tranquilla, resti una condizione fragile, destinata prima o poi a spezzarsi sotto il peso delle indagini.


