Il regista campano Antonio Esposito racconta a ilcampano.it la nascita di Cose da Patsy, la serie indipendente approdata su Apple TV e Prime Video, tra introspezione, ironia e il confine sottile tra umano e macchina.
Com’è nata l’idea di “Cose da Patsy”?
Antonio, com’è nata l’idea di Cose da Patsy?
L’idea di Cose da Patsy è nata quasi per gioco, come spesso accade con le cose più sincere. Stavo riflettendo su quanto ormai le intelligenze artificiali siano entrate nelle nostre vite quotidiane, ma in modo quasi invisibile: le usiamo, ci parliamo, a volte ci confidiamo con loro — eppure restano qualcosa di profondamente “altro”. Mi incuriosiva raccontare proprio quel confine: dove finisce l’umano e dove inizia la macchina.
Dal set alle piattaforme: il percorso di una serie indipendente
Portare una serie indipendente su Apple TV e Prime Video non è un traguardo da poco. Quanto è stato difficile arrivarci?
Portare Cose da Patsy fino a piattaforme come Apple TV e Prime Video è stato sicuramente un percorso complesso, ma anche estremamente gratificante. Da indipendente, ogni passo richiede doppio impegno: non hai una grande produzione alle spalle, quindi devi occuparti di tutto, dalla scrittura alla regia. Fortunatamente esiste ancora chi crede in progetti simili, come la Mechanismo srl che è la società che si occupa della distribuzione della serie Infondo Cose da Patsy è nata con l’idea di essere una serie “piccola” ma curata, con una visione precisa, e credo che sia proprio questo ad averle aperto le porte di piattaforme così importanti.
Identità personale e racconto
C’è una parte di te dentro questa storia?
Tanto per cominciare Patsy è il nome della mia intelligenza artificiale, un omaggio a Patsy Kensit, uno dei miei “amori” adolescenziali. Ma nome a parte, io credo che nessuno possa scrivere qualcosa senza parlare di sé stesso. Non si racconta mai qualcosa che non si conosce. Il personaggio di Giuliana ha molto di me, le sue insicurezze e le sue emozioni sono le mie. Anche l’ammirazione per Massimo Troisi che il dispositivo le sottolinea, è mia.
Il lavoro con Lucia Barra e Maria Fenizia
Com’è stato lavorare con Lucia Barra e Maria Fenizia?
Sono state due compagne di lavoro straordinarie, e con entrambe avevo già avuto il piacere di collaborare. Lucia è la mia regista teatrale: l’unica per cui, dopo tanti anni, ho deciso di tornare sul palcoscenico. Scrive in modo brillante e i suoi spettacoli non sono mai banali. Maria, invece, è il mio “grillo parlante artistico”: una delle prime persone a cui racconto le mie idee e, spesso, è proprio lei a fornirmi gli spunti migliori — anche per Cose da Patsy, è stato così. Per scelta mia, le due non si erano mai incontrate prima delle riprese, perché volevo che il loro rapporto sul set mantenesse un naturale distacco. E sempre per un mio piccolo capriccio da regista, Lucia ha recitato per tutto il tempo senza la voce guida del dispositivo, praticamente parlando con un muro e immaginandosi ogni battuta. È stato pazzesco vederla lavorare così.
Prospettive per il cinema indipendente
Cosa speri per il futuro del cinema e della serialità indipendente?
Spero che ci siano sempre più occasioni per il cinema e la serialità indipendente di arrivare a certe piattaforme. E’ importante dare voce a questo tipo di progetti, anche perché spesso si confonde “indipendente” con “amatoriale”. Nulla di più sbagliato. Anche sui nostri set abbiamo persone competenti, sia nel cast artistico quanto nella crew tecnica. Io penso che spesso è proprio in questo tipo di realtà si trovano le storie migliori.
Spero di aver risposto in modo esaustivo a tutto. Ancora grazie per lo spazio che ci dedicate. Antonio Esposito
Cose da Patsy è disponibile su Apple TV e Amazon Prime Video in Italia, Regno Unito e Stati Uniti. Guarda il trailer ufficiale su YouTube: https://youtu.be/_dxZjV3_Ewc.


