Il Papa ad Acerra dopo la visita nel cuore di Napoli: un evento atteso da anni, simbolo della speranza nella Terra dei Fuochi
La visita di Papa Leone XIV ad Acerra è un vero e proprio momento storico e profondamente simbolico per tutta la comunità della Regione Campania. In una terra segnata per anni dall’emergenza ambientale, dai roghi tossici e dagli sversamenti illegali di rifiuti, l’arrivo del Pontefice assume il significato di una vicinanza concreta alle sofferenze della popolazione. Acerra, a pochi chilometri da Caivano e nel cuore della cosiddetta “Terra dei fuochi”, torna così al centro dell’attenzione nazionale non per una tragedia, ma per un messaggio di speranza e rinascita.
Il racconto di don Maurizio Patriciello
A raccontare l’emozione della giornata è don Maurizio Patriciello, parroco della chiesa di San Paolo Apostolo nel Parco Verde di Caivano, da anni impegnato nella battaglia per la legalità e la tutela della salute dei cittadini. “Oggi il Papa è ad Acerra, a pochi passi da Caivano, cuore della ‘Terra dei fuochi’. Un viaggio già messo in agenda da Francesco e che la pandemia rese impossibile. Chi lo avrebbe immaginato? Siamo commossi come i bambini nel giorno della Prima Comunione. Attendiamo la sua parola. Faremo tesoro di quanto ci dirà”.
Il dolore di un territorio ferito
La Terra dei Fuochi è diventata negli anni il simbolo delle contraddizioni italiane. Da una parte c’è la bellezza e la dignità delle comunità locali, dall’altra gli interessi criminali che hanno devastato l’ambiente e compromesso la salute di migliaia di persone. Per molti cittadini, la presenza del Papa oggi rappresenta finalmente un riconoscimento delle sofferenze vissute per decenni nel silenzio generale.
Don Patriciello ha sottolineato il valore umano e spirituale della visita papale: “Il Santo Padre viene a condividere con noi la rabbia, il dolore, lo sconcerto, ma soprattutto la speranza e la preghiera. Viene a dirci di non mollare, di continuare a osare, di continuare a seminare pace, impegno, condivisione, amore”. Parole che raccontano il desiderio di una comunità di non arrendersi e di continuare a credere nella possibilità di un cambiamento reale.
Una battaglia ancora aperta
Nonostante i grandi passi avanti compiuti negli ultimi anni, il parroco di Caivano ricorda che la lotta contro l’illegalità e il degrado ambientale non può considerarsi terminata. “Questa visita si pone come sigillo di un percorso lungo e doloroso e l’inizio di un nuovo cammino. Sì, perché la lotta non è finita. Il dio–mammona sta sempre dietro l’angolo. Occorre vigilare, educare, formare; nessuna delega in bianco deve essere più data a nessuno”. Il riferimento è certamente alla necessità di mantenere sempre alta l’attenzione sul territorio. Bisognerebbe evitare che interessi economici e criminali tornino a prevalere sul bene comune. La presenza delle istituzioni e il coinvolgimento con la società civile, come in questo caso, sono strumenti fondamentali per costruire un futuro diverso.
Il dialogo con le istituzioni
Tra gli aspetti più importanti evidenziati da don Patriciello c’è il rapporto instaurato negli anni con lo Stato e con le istituzioni. Secondo il sacerdote, il risultato più significativo raggiunto è “la nostra caparbia volontà di dialogare e collaborare con le istituzioni con franchezza, umiltà, maturità, lealtà. Un approccio ‘libero e liberante’, senza sconti, senza inutili offese e senza sciocche adulazioni”. Un chiaro messaggio che invita a superare la rassegnazione da un lato e il populismo dall’altro. Bisognerebbe puntare, invece, su una collaborazione più concreta e responsabile. Il sacerdote, infine, ribadisce che: “le persone cambiano, lo Stato resta”. Una frase chiara che sottolinea quanto sia ancora importante credere nelle istituzioni democratiche pur mantenendo sempre uno spirito critico e vigile.


