Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata
📍 Pompei

20 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Abusi edilizi a pochi passi dagli scavi di Pompei, demolite cinque strutture in via Fosse di Valle: intervento della Procura di Torre Annunziata

Gli interventi, eseguiti in regime di autodemolizione dai proprietari, rientrano in due ordini di abbattimento emessi dal Tribunale di Torre Annunziata nell’ambito del contrasto all’abusivismo edilizio

A Pompei sono state demolite cinque strutture abusive realizzate in via Fosse di Valle 24, a poche centinaia di metri dall’area archeologica di Porta Vesuvio. Le opere, destinate a usi diversi tra palestra, uffici, deposito e garage, sono state abbattute nell’ambito di un’attività coordinata dalla Procura di Torre Annunziata. L’intervento è stato eseguito in esecuzione di due distinti ordini di demolizione disposti dal Tribunale oplontino. Le operazioni sono state effettuate in regime di autodemolizione da parte dei proprietari.

Le strutture demolite e le caratteristiche degli abusi

Le cinque opere edilizie risultavano realizzate in assenza dei necessari titoli autorizzativi e con destinazioni d’uso eterogenee. Tra queste figurava un manufatto in cemento armato di circa 100 metri quadrati al piano terra, realizzato come ampliamento di un corpo di fabbrica preesistente e completamente rifinito, dotato anche di impianti tecnologici. Accanto a questo edificio principale, sono stati demoliti altri manufatti: uno di circa 16 metri quadrati adibito a locale accessorio, un secondo di circa 21 metri quadrati realizzato con profilati in ferro e pannelli in lamiera coibentata, e un ulteriore manufatto di circa 31 metri quadrati, con struttura mista in muratura e legno. Le opere erano utilizzate complessivamente come palestra-ufficio, vano bagno, deposito attrezzi e garage.

Pompei
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Il contesto giudiziario e l’attività della Procura

L’intervento si inserisce nel più ampio sistema di contrasto all’abusivismo edilizio coordinato dalla Procura di Torre Annunziata. I provvedimenti di demolizione sono collegati a due condanne risalenti al 2006, successivamente tradotte in ordini esecutivi da parte dell’autorità giudiziaria competente. Secondo le prime ricostruzioni, l’esecuzione in forma di autodemolizione ha consentito di evitare l’anticipazione delle spese da parte degli enti pubblici coinvolti, tra cui il Comune interessato e la Cassa Depositi e Prestiti, che intervengono nei casi di inottemperanza agli ordini di abbattimento. L’attività rientra nel quadro delle procedure previste per il ripristino della legalità urbanistica nelle aree sottoposte a vincolo, con particolare attenzione alle zone di pregio archeologico e paesaggistico.

Un’area sottoposta a vincoli archeologici, paesaggistici e di rischio

L’area in cui sono stati realizzati gli abusi edilizi è sottoposta a una pluralità di vincoli. Si tratta infatti di una zona agricola classificata come area di rispetto archeologico, in prossimità del sito di Pompei. Inoltre, il territorio è soggetto a vincolo paesaggistico-ambientale. La stessa area rientra nella cosiddetta Zona Rossa del rischio vulcanico legato al Vesuvio, una fascia considerata ad alta vulnerabilità in caso di eventi eruttivi. A ciò si aggiunge la classificazione del comune di Pompei come area a sismicità dichiarata, elemento che aumenta ulteriormente il livello di attenzione urbanistica e di sicurezza.

Autodemolizione e impatto sugli enti pubblici

La scelta dell’autodemolizione da parte dei proprietari ha consentito l’esecuzione degli ordini senza l’intervento sostitutivo delle amministrazioni pubbliche. In caso contrario, le operazioni sarebbero state anticipate dal Comune competente con successivo recupero delle somme, anche attraverso i meccanismi previsti dalla normativa nazionale.

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