regionali Campania 2025

24 Novembre 2025

Redazione Il Campano

Seggi aperti fino alle 15 in Campania: affluenza al 32% nel primo giorno delle Regionali 2025

Elezioni Regionali Campania: affluenza in calo e lista di sei candidati alla presidenza

In Campania è scattato il giorno decisivo per la tornata delle elezioni regionali 2025: i seggi sono aperti dalle ore 7 fino alle ore 15 per consentire ai cittadini di eleggere il nuovo presidente della Regione e i consiglieri regionali. Il primo rilevamento dell’affluenza restituisce un dato in netto calo rispetto a cinque anni fa: alle ore 23 della prima giornata di voto la partecipazione ha raggiunto il 32,07 % degli aventi diritto, contro il 38,91 % registrato nel 2020.
La riduzione della partecipazione assume significati politici, sociologici e organizzativi. Essa riflette un contesto elettorale in cui l’”appeal” della competizione appare ridotto. Ciò è complice anche delle condizioni meteo avverse e della legislatura uscente che si chiude dopo dieci anni di governo di centrosinistra targato Vincenzo De Luca.

Il contesto politico e i protagonisti

La legislatura che si chiude vede al governo della Regione Campania un esponente del centrosinistra quale Vincenzo De Luca, alla guida dell’ente regionale dal 2015. Per le elezioni del 2025 si aprono scenari nuovi. Il presidente uscente non può più ricandidarsi per via dei limiti di mandato e la partita si presenta come una sfida aperta.
Sono sei i candidati alla presidenza della Regione: da una parte Roberto Fico, sostenuto da un’ampia coalizione di centrosinistra (tra cui PD, M5S, liste civiche e moderati); dall’altra Edmondo Cirielli, candidato del centrodestra con il sostegno di FdI, Forza Italia, Lega e altre liste civiche.
Completano il quadro quattro candidature indipendenti: Giuliano Granato (Campania Popolare), Nicola Campanile (Per – Le persone e le comunità), Stefano Bandecchi (Dimensione Bandecchi) e Carlo Arnese (Forza di Popolo).
Il rinnovamento appare sostanziale: un’era sta per volgere al termine e la competizione assume rilievo non solo per la Regione ma per l’intero assetto dei rapporti di forza tra gli schieramenti in Italia meridionale.

regionali Campania 2025

Il dato dell’affluenza: segnali di allarme

Il dato più evidente e politico di questa prima giornata è l’affluenza: 32,07 % degli aventi diritto alle ore 23 della prima giornata di voto.
Il confronto con il 2020 è netto: cinque anni fa la percentuale alla stessa ora era del 38,91 %, dunque un calo superiore ai sei punti percentuali.
Diversi fattori potrebbero spiegare questa diminuzione: da un lato la disaffezione al voto che in Italia continua a crescere. Dall’altro, condizioni meteo sfavorevoli – in alcune aree della Campania la domenica è stata segnata da freddo e precipitazioni – che possono aver scoraggiato gli elettori, in particolare nelle zone interne.
Inoltre, la sensazione diffusa – segnalata anche da osservatori elettorali – è che la competizione fosse considerata “già definita” dai sondaggi, con una sfida apparentemente scontata tra i due grandi schieramenti. Questo ha inciso negativamente sulla mobilitazione.
La bassa affluenza assume dunque valenza politica. Se il prossimo dato alla chiusura dovesse confermare o aggravare il trend, la legittimità subito percepita del nuovo presidente regionale potrebbe essere indebolita. Sarebbe un segnale di debole partecipazione democratica che investe l’intero sistema.

Le regole del voto e le incognite operative

Le urne restano aperte oggi, lunedì 24 novembre, dalle ore 7 alle ore 15: al termine di questa fascia la chiusura permetterà subito lo spoglio e la pubblicazione degli exit poll e delle prime proiezioni.
Il sistema elettorale regionale prevede che l’elettore possa votare per un solo candidato alla presidenza oppure per una lista collegata al presidente, oppure ancora votare un candidato presidente e una lista non collegata (il cosiddetto voto disgiunto).
Sul piano operativo si registra comunque qualche criticità: in alcune zone, segnalazioni di attese, tessere elettorali da sostituire e difficoltà logistiche – in particolare nei comuni più piccoli – rischiano di aggravare il dato dell’astensione. È in uno di questi contesti che una parlamentare del Movimento 5 Stelle ha denunciato possibile condizionamento del voto a Acerra.
La combinazione tra basso afflusso elettorale e potenziali problemi logistici pone un interrogativo sulla piena efficacia della competizione. Quanto può realmente rappresentare la volontà popolare un’elezione in cui oltre due terzi degli aventi diritto restano a casa?

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Roberto Fico e Edmondo Cirielli

Lo scenario politico: cosa è in gioco

Queste elezioni regionali rappresentano per la Campania un passaggio di rilievo. Il centrosinistra uscente lascia dopo dieci anni di dominio, e la partita si gioca principalmente tra Fico e Cirielli. Ma la presenza di candidati indipendenti e liste civiche amplia gli scenari.
Per il centrosinistra è fondamentale confermare il consenso consolidato. Tuttavia, la sfida è minata dalla disaffezione e dalle contraddizioni interne al campo largo. Per il centrodestra invece è un’occasione per rompere l’egemonia e acquisire la guida della seconda regione più popolosa del Mezzogiorno.
Ogni analista segnala che, se l’astensione rimane elevata, la legittimità politica del vincitore potrebbe uscirne indebolita, un dato che andrà attentamente monitorato dopo lo spoglio.
Infine, sullo sfondo ci sono temi strutturali come sanità, trasporti, infrastrutture, che in Campania restano criticità aperte. Tuttavia, la competizione elettorale sembra aver dato grande spazio all’elemento “cambio” piuttosto che al dibattito tematico approfondito.

Il significato per la Campania e oltre

Una regione come la Campania, con oltre cinque milioni di abitanti e una rilevanza strategica nel panorama politico nazionale, diventa simbolo dei mutamenti politici del Sud. L’affluenza in calo non è un dato locale ma parte di un fenomeno più ampio che investe l’intero sistema democratico italiano.
Se la partecipazione continua a scendere, l’efficacia delle istituzioni e la qualità della rappresentanza rischiano di essere compromesse. Inoltre, una vittoria – qualunque schieramento la ottenga – acquisirebbe un valore diverso se l’elettorato appare “non mobilitato”.
Infine, il risultato delle regionali campane potrà avere riverberi nazionali. Un successo del centrodestra segnerebbe una ulteriore erosione del “modello De Luca” del centrosinistra e potrebbe influenzare le alleanze e le strategie politiche verso le elezioni politiche future.

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