Nuova rissa nel carcere di Avellino: oltre 630 detenuti contro una capienza di 500. La Uilpa denuncia sovraffollamento e rischio paralisi.
Nuovo grave episodio di tensione nel carcere di Avellino Bellizzi. Nel pomeriggio del 12 novembre, nel reparto “comuni”, è scoppiata una maxi-rissa che ha coinvolto numerosi detenuti italiani e stranieri. Solo il rapido intervento della Polizia Penitenziaria, rimasta in servizio oltre l’orario previsto, ha evitato conseguenze ben più drammatiche. Sul caso interviene la Uilpa, che torna a denunciare il sovraffollamento cronico dell’istituto.
La rissa nel reparto “comuni”: cosa è successo
Secondo quanto riferito da Raffaele Troise, Responsabile della Segreteria Gau Uilpa Polizia Penitenziaria di Avellino, l’episodio ha coinvolto un numero elevato di detenuti. I motivi della violenza non sono ancora stati chiariti, ma l’entità dello scontro lascia intendere un’escalation improvvisa e difficile da contenere.
Gli agenti, coordinati dalla Sorveglianza e dalla Direzione, sono intervenuti tempestivamente per sedare la rissa e ristabilire l’ordine. La situazione è apparsa da subito complessa: la necessità di contenere decine di persone in agitazione ha messo alla prova il personale, costretto a trattenersi in servizio ben oltre il proprio orario.
Nonostante le difficoltà, l’intervento ha evitato feriti gravi e impedito che l’episodio degenerasse in una tragedia.
L’ombra del sovraffollamento: “630 detenuti per 500 posti”
Per la Uilpa, quanto accaduto non è affatto un fatto isolato ma l’ennesima conseguenza di una criticità strutturale che da tempo affligge la Casa Circondariale di Bellizzi.
L’istituto ospita oggi oltre 630 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di circa 500 posti. Un divario enorme, aggravato dalla chiusura di una sezione, che costringe gli altri reparti a sostenere una pressione insostenibile.
Secondo Troise, questo contesto genera inevitabilmente frizioni, tensioni e situazioni di rischio quotidiano:
“Si sta lavorando quotidianamente per evitare nuove criticità che possano riportare l’Istituto a giorni nefasti, ma senza interventi per il deflazionamento dell’utenza la direzione intrapresa porta a una nuova paralisi”.

Le difficoltà degli agenti: organici sotto stress
La maxi-rissa mette nuovamente in luce anche il ruolo fondamentale – e spesso sottovalutato – della Polizia Penitenziaria.
Gli agenti sono chiamati a gestire un numero di detenuti sproporzionato rispetto agli organici e a garantire la sicurezza in condizioni operative molto complesse.
Ieri, ancora una volta, il personale si è ritrovato a fronteggiare una situazione esplosiva, dovendo rimanere in servizio oltre l’orario previsto per assicurare il rientro alla normalità.
La Uilpa ricorda che episodi simili rappresentano un rischio costante per gli operatori, già messi a dura prova da turni di lavoro estenuanti.
L’appello alla Prefettura e al Dipartimento: “Servono interventi immediati”
Il sindacato lancia un monito alle istituzioni centrali. La gestione dell’emergenza – sottolinea Troise – non può poggiare soltanto sulla dedizione e sul sacrificio quotidiano del personale.
“Chiediamo agli organi competenti un intervento celere per risolvere il problema. Non si può continuare a garantire ordine e sicurezza solo con il sacrificio di chi lavora in prima linea”.
La Uilpa torna quindi a sollecitare misure strutturali:
– riduzione del numero di detenuti attraverso trasferimenti o pene alternative
– riapertura delle sezioni chiuse
– potenziamento degli organici della Polizia Penitenziaria
– investimenti sulla sicurezza interna
Una situazione che rischia di esplodere
Il nuovo episodio violento conferma una tendenza preoccupante: il carcere di Avellino è sempre più una polveriera.
Il sovraffollamento record, unito alla chiusura di reparti e alla carenza cronica di personale, aumenta la probabilità di risse, aggressioni e disordini.
Il timore dichiarato dalla Uilpa è che, senza interventi immediati, l’istituto possa ritrovarsi a rivivere momenti critici già registrati in passato.
La maxi-rissa del 12 novembre rappresenta un ennesimo campanello d’allarme. La gestione dell’ordine all’interno del carcere di Avellino poggia su un equilibrio fragile, mantenuto soprattutto grazie all’impegno del personale penitenziario.
Il sovraffollamento, però, resta il vero nodo irrisolto: fino a quando non verranno adottate misure concrete, il rischio di nuove esplosioni di violenza rimarrà altissimo.


