Il candidato del centrosinistra Roberto Fico insiste sulla necessità di confronto con il governatore uscente Vincenzo De Luca: “La costruzione si fa con il dialogo”. Sullo sfondo, le tensioni interne e la sfida del centrodestra
«Il dialogo dev’essere la costante di tutto. Cosa si può fare senza il dialogo?». Con queste parole, Roberto Fico, candidato della coalizione di centrosinistra alla presidenza della Regione Campania, ha rilanciato il tema del confronto politico come strumento essenziale per costruire una nuova fase nella vita amministrativa della regione.
Le dichiarazioni, rilasciate oggi a margine di un incontro pubblico a Napoli e riportate dall’ANSA, arrivano in un momento delicato per la coalizione progressista, impegnata a ricompattarsi in vista delle elezioni regionali di novembre.
“Costruire si fa con il dialogo”
«Ogni tanto sento attacchi e offese della destra – ha spiegato Fico – ma noi non possiamo rispondere a questo, perché stiamo guardando al futuro, stiamo lavorando in modo saldo e stiamo costruendo. E la costruzione si fa esclusivamente con il dialogo con il presidente uscente e con le parti della società che vogliono collaborare per migliorare la vita sul nostro territorio e alla crescita generale della Campania».
Parole che rappresentano una chiara presa di posizione: il dialogo con Vincenzo De Luca non è un gesto tattico, ma una scelta politica che punta a trasformare la transizione tra il vecchio e il nuovo governo in un’occasione di continuità e innovazione allo stesso tempo.

Le elezioni regionali e il contesto della coalizione
La Campania si prepara al voto del 23 e 24 novembre 2025, con una competizione che si annuncia tra le più complesse degli ultimi anni. Il presidente uscente De Luca, giunto al termine del secondo mandato, non può ricandidarsi. L’ex presidente della Camera è stato scelto come candidato unitario del centrosinistra – sostenuto da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Verdi e Sinistra – con l’obiettivo di unire le diverse anime del campo progressista.
La destra, invece, ha ufficializzato la candidatura di Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri, sostenuto da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, in una sfida che si preannuncia all’ultimo voto.
Fico e De Luca: dalle tensioni al confronto
Il rapporto tra Fico e De Luca non è stato semplice. Negli scorsi mesi, il governatore uscente aveva criticato apertamente la scelta del candidato, definendolo «un politico che non ha mai amministrato nulla». Fico, dal canto suo, aveva replicato con toni misurati, sottolineando la necessità di rispetto reciproco e di lavoro comune nell’interesse della regione.
Il faccia a faccia di due ore svoltosi a Napoli il 13 ottobre ha però segnato una svolta. Entrambi hanno definito l’incontro “cordiale” e “costruttivo”. De Luca, intervistato dall’ANSA, ha parlato di un confronto “corretto e positivo”, mentre Fico ha ribadito che «non si costruisce nulla senza il dialogo».
Un segnale di distensione che, a pochi giorni dal voto, sembra preludere a una collaborazione più ampia: una sorta di passaggio di testimone politico che punta a unire l’esperienza amministrativa del governatore con la visione partecipativa dell’ex presidente della Camera.
Il significato politico del messaggio
Dietro la scelta del dialogo c’è anche una strategia comunicativa precisa. Fico sceglie di mostrarsi come un candidato istituzionale, dialogante ma non subalterno, capace di tenere insieme il rinnovamento proposto dal Movimento 5 Stelle con la solidità amministrativa ereditata dal Partito Democratico.
Evita lo scontro frontale con la destra – “agli attacchi non rispondo” – e cerca invece di spostare la discussione su un piano più alto, quello della ricostruzione del tessuto sociale campano, tema che ha posto al centro della sua campagna insieme a lavoro, giovani e legalità.

Una Campania in cerca di continuità e rinnovamento
Nella regione restano aperti dossier cruciali: la sanità, i trasporti, la gestione dei fondi del PNRR e le politiche ambientali. Temi sui quali Fico ha più volte espresso la volontà di proseguire i progetti già avviati, ma con “un’impronta diversa, più partecipata e trasparente”.
Nel programma in via di definizione, il candidato parla di una “Campania della prossimità”, con più spazi per la cultura e la formazione, e di un nuovo modello di governance condivisa tra istituzioni e cittadini.
In questo senso, il dialogo con De Luca appare anche come una mossa tattica per rassicurare l’elettorato moderato e quello che ha apprezzato i risultati amministrativi del governatore, specialmente in materia di infrastrutture e sanità.
La reazione del centrodestra
Dall’altra parte, il centrodestra non ha mancato di criticare la strategia di Fico. Edmondo Cirielli ha parlato di “un’alleanza costruita nei palazzi, non tra i cittadini”, accusando il centrosinistra di voler “mantenere lo status quo pur di conservare il potere”.
Fico, tuttavia, sembra aver scelto la linea della calma e della coerenza: nessuna replica diretta, solo il richiamo costante alla “costruzione” e alla “collaborazione”. Una posizione che, nella narrazione politica campana, lo pone come figura di equilibrio e come potenziale mediatore tra diverse culture politiche.
Un laboratorio politico per il futuro
La Campania, come spesso accade, diventa laboratorio di nuove alleanze e di formule politiche che potrebbero estendersi anche oltre i confini regionali. Se il modello Fico-De Luca dovesse reggere, potrebbe rappresentare un esperimento di cooperazione tra M5S e PD utile anche a livello nazionale.
Ma l’esito resta incerto: la tenuta del dialogo dipenderà dalla capacità di Fico di restare sé stesso, senza apparire come il continuatore passivo di un sistema politico ormai al tramonto.
Il messaggio che Fico lancia da Napoli è chiaro: “Guardare avanti, costruire insieme e non cedere alle polemiche”.
Un appello che, in un clima elettorale sempre più polarizzato, prova a riportare la discussione sui temi concreti: lavoro, servizi, giovani, legalità e partecipazione.
Resta da capire se il dialogo evocato sarà la chiave per una nuova stagione politica in Campania o soltanto una tregua temporanea tra due visioni che, per quanto complementari, restano profondamente diverse.


