Regionali in Campania, Fico interviene sul ferimento di un quindicenne a Napoli: “Oltre al controllo del territorio servono presidi culturali e un impegno comune di istituzioni, scuola e famiglie”.
Dopo l’ennesimo episodio di violenza giovanile a Napoli — il ferimento di un quindicenne all’esterno di una scuola nel pomeriggio di ieri — il candidato del centrosinistra alle elezioni in Campania 2025, Roberto Fico, interviene con parole nette:
“Sono problemi molto gravi che vanno seguiti con un lavoro interistituzionale che coinvolga tutti”.
Nel corso di un incontro pubblico a Napoli, Fico ha lanciato un appello alla collaborazione tra istituzioni, scuola, famiglie e società civile, sottolineando che la sicurezza non può essere affidata soltanto alle forze dell’ordine.
“Serve anche la presenza di presidi culturali e sociali nei quartieri. Solo così possiamo allontanare la violenza e restituire ai ragazzi un senso di appartenenza positiva”.
Il contesto: l’ennesima violenza davanti a una scuola
L’episodio a cui si riferisce Fico è avvenuto nel pomeriggio del 14 ottobre, quando un ragazzo di appena quindici anni è stato aggredito e ferito nei pressi di un istituto scolastico di Napoli.
La vicenda — ancora oggetto d’indagine — ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nelle aree urbane e sulla crescente violenza tra minori, in particolare nelle zone della movida e nei quartieri periferici.
Il candidato progressista ha scelto di affrontare il tema non come una questione di ordine pubblico isolata, ma come un problema sociale radicato che richiede una risposta complessiva.
“Ci deve essere il controllo del territorio con le forze dell’ordine e la magistratura, ma anche presidi importanti culturali”, ha ribadito.
Fico: “Serve un lavoro comune di istituzioni, scuola e famiglie”
Fico ha spiegato che la violenza giovanile non può essere affrontata solo con misure repressive, ma con un lavoro educativo e preventivo che coinvolga l’intera comunità.
“Serve un lavoro costante sul territorio, per occupare spazi anche durante la movida e cercare così di allontanare i violenti”.
Secondo l’ex presidente della Camera, la mancanza di luoghi di socialità sana, di opportunità educative e di spazi culturali è una delle cause della deriva di molti adolescenti:
“Dove mancano punti di riferimento positivi, nascono disagio e rabbia. Se le istituzioni lasciano soli i ragazzi, qualcun altro riempirà quel vuoto: spesso la criminalità o la violenza gratuita”.
Napoli e la piaga della violenza giovanile
Napoli e la Campania vivono da anni un problema strutturale di devianza minorile, alimentato da povertà educativa, disoccupazione e assenza di politiche giovanili efficaci.
Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale per l’adolescenza, in Campania il 22% dei minori vive in contesti a rischio sociale, mentre uno su dieci ha avuto contatti diretti con la giustizia minorile.
Nelle grandi città — Napoli, Caserta e Salerno — il fenomeno assume le forme più eclatanti: baby gang, risse durante la movida, aggressioni gratuite, furti e uso di armi improprie.
Fico, da sempre sensibile al tema della coesione sociale, ha posto il problema all’interno di un quadro più ampio:
“Le politiche per i giovani non devono limitarsi ai bonus o agli eventi simbolici. Bisogna investire in formazione, cultura e lavoro per prevenire la marginalità che genera violenza”.

Oltre la repressione: la proposta dei “presidi culturali”
Una delle idee lanciate da Fico riguarda la creazione di presidi culturali e sociali permanenti nei quartieri a rischio, in sinergia con le scuole, le associazioni e le parrocchie.
L’obiettivo è trasformare gli spazi urbani in luoghi di comunità e partecipazione, offrendo ai giovani alternative concrete alla strada.
“I presidi culturali devono essere punti di aggregazione sicuri, dove i ragazzi possano trovare orientamento, ascolto e opportunità. La sicurezza non si costruisce solo con la repressione, ma con la presenza dello Stato nella vita quotidiana delle persone”.
L’ex presidente della Camera ha ricordato esperienze positive già avviate in passato — come le biblioteche di quartiere o i centri giovanili autogestiti — e ha promesso che, in caso di vittoria, la sua giunta istituzionalizzerà queste esperienze rendendole parte integrante delle politiche giovanili regionali.
Educazione e lavoro: le due strade per combattere la devianza
Nelle parole di Fico, il contrasto alla violenza giovanile passa anche per il diritto allo studio e al lavoro.
“Non possiamo chiedere ai giovani di stare lontani dalla violenza se non offriamo loro alternative reali. Scuola, formazione e lavoro devono tornare ad essere strumenti di emancipazione”.
Il candidato ha proposto un piano regionale per l’educazione civica e la formazione professionale, che prevede corsi di orientamento al lavoro, percorsi di cittadinanza attiva e il coinvolgimento del terzo settore.
La Campania — ha ricordato Fico — è la regione italiana con il più alto tasso di Neet, giovani che non studiano e non lavorano (oltre il 30% secondo i dati Istat 2024).
Un dato che, secondo lui, “rappresenta il terreno più fertile per la rabbia e la violenza”.

La sfida della movida e delle città notturne
Un altro punto toccato da Fico riguarda la violenza nelle aree della movida, spesso teatro di risse, accoltellamenti e vandalismi.
“Bisogna occupare gli spazi anche durante la movida, per allontanare i violenti”, ha affermato.
L’obiettivo, secondo il candidato del centrosinistra, è costruire una nuova alleanza tra Comune, Regione e forze dell’ordine, con il supporto di operatori sociali e mediatori culturali, per garantire una presenza educativa anche di notte.
“Dobbiamo rendere i luoghi della movida sicuri e inclusivi, non zone franche dove regna la legge del più forte”.

Il ruolo delle istituzioni e la visione politica di Fico
Il messaggio di Fico riflette una visione più ampia del rapporto tra sicurezza e coesione sociale.
Per il candidato, la sicurezza non è solo ordine pubblico, ma anche giustizia sociale.
“Dove ci sono cultura, opportunità e ascolto, la violenza arretra. Dobbiamo lavorare tutti insieme: politica, scuola, famiglie e cittadini”.
Fico punta a proporre un modello di governance partecipativa, che superi la logica emergenziale e punti sulla prevenzione.
Nei suoi interventi recenti ha più volte ribadito che il suo obiettivo è “una Regione che sia presente nei territori, che conosca i problemi e che costruisca risposte insieme alle comunità”.
L’eco politica dell’intervento
Le parole di Fico hanno trovato riscontro nel dibattito politico campano.
Da un lato, associazioni e sindacati della scuola hanno apprezzato il richiamo ai presidi culturali e alla corresponsabilità educativa; dall’altro, alcune forze del centrodestra hanno replicato sottolineando la necessità di più controlli e tolleranza zero verso i minori violenti.
Tuttavia, anche alcuni esponenti del mondo cattolico e del volontariato hanno sostenuto la linea di Fico, ricordando che la repressione da sola “non risolve il disagio ma lo sposta”.
Una proposta per una Campania più sicura e più giusta
Il tema della violenza giovanile potrebbe diventare uno dei nodi centrali della campagna elettorale.
Fico punta a presentarsi come il candidato della prevenzione, del dialogo e della legalità vissuta nei quartieri, in contrapposizione a chi punta esclusivamente sulla sicurezza repressiva.
“Contro la violenza giovanile serve il lavoro di tutti. Non possiamo delegare la soluzione solo alle forze dell’ordine. Serve una comunità che si riconosca, che costruisca senso civico e che restituisca fiducia ai ragazzi”, ha ribadito Fico, chiudendo il suo intervento con un appello all’unità.
Le parole di Roberto Fico tracciano un percorso chiaro: affrontare la violenza giovanile non solo come emergenza di sicurezza, ma come questione sociale e culturale.
La sfida, per la Campania, sarà costruire un modello che unisca educazione, prevenzione e presidio del territorio, restituendo ai giovani fiducia nelle istituzioni e prospettive concrete di crescita.
Un messaggio che va oltre la campagna elettorale, toccando una delle ferite più profonde della società campana contemporanea: la perdita di punti di riferimento per le nuove generazioni.


