Strage nel Sannio, Antonia Ocone resta in condizioni stazionarie e gravi dopo l’aggressione del padre a Paupisi
Le condizioni di Antonia Ocone, la ragazza di 17 anni sopravvissuta alla strage familiare di Paupisi, restano gravi ma stazionarie. È in coma farmacologico al Neuromed di Pozzilli, dopo essere stata colpita violentemente dal padre, Salvatore Ocone, che ha ucciso la moglie Elisabetta Polcino e il figlio quindicenne Cosimo. Il dramma, consumatosi nel Beneventano, continua a scuotere l’Italia intera.
Antonia Ocone in condizioni critiche ma stabili
Secondo l’ultimo bollettino medico dell’ospedale Neuromed di Pozzilli, la ragazza è ancora intubata e sottoposta a ventilazione meccanica. Le condizioni cliniche e neurologiche restano stazionarie, ma i parametri vitali risultano stabili.
La 17enne è stata sottoposta a un delicato intervento neurochirurgico per ridurre l’edema cerebrale provocato dal grave trauma cranico. I medici continuano il monitoraggio costante nel reparto di terapia intensiva.
La strage familiare di Paupisi
Il 30 settembre scorso, Salvatore Ocone, 58 anni, ha ucciso la moglie Elisabetta Polcino e il figlio Cosimo, di 15 anni, nella loro abitazione di Paupisi, in provincia di Benevento.
Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe colpito le vittime con una grossa pietra, mentre dormivano. Successivamente ha aggredito anche la figlia Antonia, lasciandola agonizzante, e si è poi dato alla fuga.
La fuga e l’arresto del padre
Dopo l’aggressione, Ocone ha tentato di scappare con la ragazza ancora viva, ma è stato intercettato nelle campagne di Ferrazzano (Campobasso). I carabinieri lo hanno fermato e trasferito in carcere con le accuse di duplice omicidio aggravato, tentato omicidio e sequestro di persona.
Durante l’interrogatorio con il procuratore di Benevento, Gianfranco Scarfò, l’uomo ha ammesso le proprie responsabilità, sostenendo di essere stato esasperato da “dinamiche familiari conflittuali”.

Le parole del procuratore Scarfò
In conferenza stampa, il procuratore di Benevento ha spiegato che Ocone ha parlato di un rapporto difficile con la moglie, descrivendola come “aggressiva e dominante”.
Scarfò ha chiarito che l’uomo aveva avuto in passato un trattamento sanitario obbligatorio nel 2011, ma non risultano episodi documentati di violenza domestica.
L’indagine della Procura di Benevento mira ora a ricostruire ogni fase della tragedia e a verificare eventuali elementi di premeditazione.
Il dolore della comunità di Paupisi
Il piccolo comune del Beneventano è sconvolto. «Siamo una comunità devastata dal dolore», ha dichiarato il sindaco Antonio Coletta, che ha proclamato il lutto cittadino.
Davanti alla casa della famiglia Ocone, in via San Rocco, cittadini e compagni di scuola di Antonia hanno deposto fiori e biglietti di solidarietà. Le fiaccolate si susseguono per chiedere sostegno e giustizia.
La voce del figlio maggiore
A parlare, nei giorni successivi, è stato anche Mario, il figlio maggiore di Salvatore Ocone, che non viveva più in casa con la famiglia. «Mio padre soffriva di depressione, ma non era mai stato violento», ha detto ai giornalisti. «Non riesco a capire come abbia potuto fare una cosa simile».
Il giovane ha raccontato che il padre era in cura e assumeva farmaci, ma negli ultimi tempi appariva più agitato e distante.
Indagini e prossimi passi
Gli inquirenti stanno raccogliendo ulteriori prove tecniche e testimonianze. Gli esami autoptici sulle vittime saranno fondamentali per determinare l’esatta dinamica dell’aggressione.
Nel frattempo, le condizioni di Antonia restano il punto più delicato: la speranza dei medici è che nelle prossime ore possa mostrare segni di miglioramento neurologico.
Un intero paese in preghiera
La comunità di Paupisi e l’intera provincia di Benevento si sono strette intorno alla famiglia Ocone. Le parrocchie locali hanno organizzato veglie di preghiera per Antonia, mentre sui social centinaia di utenti esprimono solidarietà con l’hashtag #ForzaAntonia.
Il dolore, la rabbia e la voglia di capire restano profondi: una tragedia che ha spezzato una famiglia e ferito un intero territorio.


