Regionali Campania Lorito, rettore Federico II
Matteo Lorito, rettore della Federico II, si smarca dalle voci di candidatura: «Per ora faccio il rettore»
📍 Napoli

3 Ottobre 2025

pietro.cassio

Regionali Campania, Lorito si smarca:«Per ora faccio il rettore, la mia è una figura tecnica»

In un clima politico reso incandescente dalla ricerca di un candidato unitario nel centrodestra per le regionali in Campania, è intervenuto anche il nome di Matteo Lorito, rettore dell’Università Federico II di Napoli. Da giorni il suo profilo viene accostato alle possibili scelte civiche della coalizione, al pari di altri nomi accademici e tecnici.

Il diretto interessato, però, ha preferito mantenere prudenza e distacco.

«La mia è una figura tecnica – ha spiegato –. È chiaro che un soggetto che gestisce una struttura di grande complessità come l’Università potrebbe risultare utile alla politica. Ma io per adesso faccio il rettore e deve essere ben chiaro che non ho chiesto niente a nessuno».

Un modo per ribadire la centralità del suo ruolo accademico e per smarcarsi da interpretazioni che lo vorrebbero già in campo nella corsa a Palazzo Santa Lucia.

Un profilo tecnico nel dibattito politico

Le parole di Lorito riflettono una condizione di equilibrio delicato. Da un lato, il suo nome rappresenta per il centrodestra una risorsa potenziale, un volto civico autorevole, estraneo alle polemiche partitiche e riconosciuto per il suo lavoro accademico. Dall’altro, la sua dichiarazione di “non aver chiesto niente a nessuno” segnala la volontà di non farsi trascinare in logiche che non gli appartengono.

In un momento in cui i partiti faticano a trovare un accordo, l’idea di candidare un rettore, figura di prestigio e di garanzia istituzionale, rappresenta un’opzione considerata praticabile. Lorito incarna quel profilo tecnico capace di attrarre consensi trasversali, soprattutto tra i mondi moderati e quelli più vicini alle professioni e alla società civile.

Chi è Matteo Lorito

Matteo Lorito è dal 2020 rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, uno degli atenei più antichi e prestigiosi d’Europa, con una comunità accademica di decine di migliaia di studenti e migliaia di docenti e ricercatori.

Professore ordinario di Patologia vegetale, Lorito ha alle spalle una lunga carriera accademica e scientifica, caratterizzata da pubblicazioni internazionali e da ruoli di responsabilità nella gestione universitaria. La sua formazione e la sua esperienza lo hanno reso un punto di riferimento nel settore della ricerca agraria e biotecnologica.

Come rettore, ha guidato l’ateneo attraverso sfide cruciali: dalla digitalizzazione dei processi amministrativi, all’ampliamento dell’offerta formativa, fino ai progetti di internazionalizzazione e collaborazione con le grandi università europee.

Matteo Lorito
Matteo Lorito

L’Università Federico II come modello di complessità

Il riferimento di Lorito alla gestione di una “struttura di grande complessità” non è casuale. Governare la Federico II significa avere competenze amministrative, capacità di leadership e di mediazione, abilità che spesso vengono richieste anche nella gestione della cosa pubblica.

Non è un caso che in passato altri rettori siano stati chiamati a ruoli di rilievo politico o amministrativo. La figura del rettore, in contesti di difficoltà politica, viene percepita come garanzia di equilibrio, competenza e autorevolezza.

Il peso delle candidature civiche

La riflessione di Lorito si inserisce in un contesto più ampio: quello del dibattito interno al centrodestra sulle candidature civiche. Dopo settimane di divisioni tra i partiti, il nome di un tecnico o di un accademico appare come la via di uscita capace di tenere insieme la coalizione.

Accanto a Lorito, anche il rettore della Vanvitelli, Giovanni Francesco Nicoletti, e il presidente degli industriali di Napoli, Costanzo Jannotti Pecci, sono stati indicati come possibili alternative. Figure non politiche, ma in grado di garantire autorevolezza e capacità di rappresentare la società campana.

Le difficoltà della politica

Il fatto che si guardi a figure tecniche come Lorito dimostra le difficoltà che il centrodestra incontra nel convergere su un candidato politico. Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega hanno più volte avanzato ipotesi diverse, senza trovare una sintesi.

In questo quadro, il rettore della Federico II diventa un nome di equilibrio: non compromette il prestigio della coalizione e, al tempo stesso, offre garanzie di competenza. Tuttavia, la sua dichiarazione mette in chiaro che un suo coinvolgimento non può avvenire senza un passaggio formale e senza un’assunzione di responsabilità condivisa.

Il rapporto con la società civile

La possibile candidatura di Lorito non sarebbe soltanto una scelta tattica dei partiti, ma avrebbe un forte impatto anche sul rapporto con la società civile. La Federico II è infatti un simbolo per Napoli e per la Campania: un’università che rappresenta tradizione, innovazione e futuro.

Un rettore candidato significherebbe proporre un modello diverso di governance, basato su competenze e visione strategica. Sarebbe anche un segnale al mondo delle professioni, degli studenti, dei ricercatori, di una politica che decide di aprirsi a chi opera quotidianamente fuori dalle logiche di partito.

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La partita con Fico

Non bisogna dimenticare il contesto elettorale. Il centrosinistra ha scelto di puntare su Roberto Fico, ex presidente della Camera, volto noto del Movimento 5 Stelle e simbolo nazionale di un’area politica che unisce Pd e M5S.

In questo scenario, candidare un profilo tecnico come Lorito significherebbe contrapporre a un politico di lungo corso un civico autorevole, meno polarizzante, capace di attrarre anche l’elettorato moderato e gli indecisi. Una sfida tra due mondi: quello della politica istituzionale e quello dell’accademia e della società civile.

Per ora, solo rettore

Lorito ha però voluto ribadire che, almeno per ora, la sua priorità resta l’università. «Faccio il rettore», ha detto, sottolineando che non ha chiesto niente a nessuno.

Un messaggio chiaro: non si candiderà senza una richiesta esplicita e senza una decisione collegiale dei partiti. Una prudenza che rafforza la sua immagine di figura tecnica, lontana dai giochi di potere.

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