La decisione del Tribunale Amministrativo Regionale
La movida di Chiaia dovrà fare i conti ancora con le restrizioni imposte dal Comune di Napoli. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha infatti respinto la richiesta presentata dai gestori dei locali di via Cavallerizza, che chiedevano la sospensione urgente dell’ordinanza firmata dal sindaco Gaetano Manfredi lo scorso 30 maggio. Il provvedimento era nato dopo gli accertamenti effettuati dall’Arpac, l’agenzia regionale per la protezione ambientale. Aveva, infatti, rilevato livelli di rumore superiori ai limiti consentiti durante le ore notturne. Per il Tar, quindi, non ci sono al momento le condizioni per bloccare l’ordinanza comunale. Le misure contro l’inquinamento acustico restano valide e operative.
Il caso dei baretti e la protesta dei residenti
La vicenda riguarda una delle zone simbolo della vita notturna napoletana. Via Cavallerizza, nel quartiere Chiaia, è da anni un punto di riferimento per giovani e frequentatori della movida. Allo stesso tempo è diventata anche il centro delle proteste di molti residenti, che lamentano rumori eccessivi fino a tarda notte. Cinque attività tra bar, locali e chioschi hanno deciso di rivolgersi al Tar per contestare il provvedimento del Comune. Hanno chiesto una sospensione immediata in attesa della decisione definitiva sul ricorso. Dalla parte dell’amministrazione si è invece schierato il Comitato “Chiaia Viva e Vivibile”, formato da cittadini che da tempo chiedono interventi per garantire maggiore tranquillità nella zona.

I dati Arpac: il rumore oltre i limiti consentiti
Il punto centrale della decisione dei giudici riguarda le rilevazioni effettuate dall’Arpac durante un controllo notturno dell’8 maggio. Secondo i tecnici, nella fascia compresa tra le 22 e le 6 del mattino, il livello del rumore prodotto dalle attività avrebbe superato ampiamente i limiti previsti dalla normativa. La legge stabilisce un limite massimo di 3 decibel rispetto al rumore di fondo durante la notte. Le misurazioni effettuate hanno invece registrato una differenza di 15,5 decibel, un valore considerato molto superiore alla soglia consentita. I gestori dei locali avevano presentato una propria perizia tecnica per contestare queste valutazioni. Secondo il Tar tale documentazione non sarebbe stata sufficiente a mettere in discussione i dati raccolti dall’Arpac.
Il bilancio tra economia e diritto al riposo
Nella sua decisione, il Tribunale ha chiarito che il sindaco aveva il potere di intervenire attraverso un’ordinanza specifica prevista dalla legge sull’inquinamento acustico. Non si tratta quindi semplicemente di una misura contro la movida, ma di un intervento legato alla tutela della salute pubblica e della tranquillità dei cittadini.
I giudici hanno inoltre valutato il contrasto tra due interessi contrapposti. Da una parte le esigenze economiche degli esercenti, dall’altra il diritto dei residenti al riposo e alla salute. Il Tar ha ritenuto prevalente quest’ultimo, considerando anche che un eventuale danno economico per i locali potrebbe essere eventualmente risarcito in futuro nel caso in cui il ricorso venga accolto.
Una battaglia ancora aperta
La decisione del Tar non chiude definitivamente la questione. Si tratta infatti di un provvedimento cautelare, adottato nella fase iniziale del procedimento giudiziario. La causa proseguirà e sarà il giudizio di merito a stabilire se l’ordinanza del Comune di Napoli sia pienamente legittima oppure dovrà essere modificata o annullata. Nel frattempo, però, i locali dovranno rispettare le limitazioni imposte dall’amministrazione comunale. La sfida resta quella di trovare un equilibrio tra una città viva, attrattiva e ricca di attività serali e il diritto di chi abita nei quartieri della movida a vivere senza rumori eccessivi.


