Dopo la tragedia della 24enne deceduta, i direttori del Cardarelli di Napoli difendono il valore delle verifiche ufficiali e richiamano alla prudenza contro i processi mediatici
La morte di una paziente di 24 anni dopo un delicato intervento chirurgico ha acceso l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media sull’ospedale Cardarelli di Napoli. In seguito alla vicenda, i direttori dei Dipartimenti dell’Azienda ospedaliera hanno deciso di intervenire con una lettera aperta per chiedere che ogni accertamento venga svolto tramite gli strumenti previsti dalla legge. Un modo anche per evitare giudizi affrettati e polemiche nate soprattutto sui social.
La risposta del Cardarelli dopo la tragedia
“In questi giorni il nostro ospedale è al centro dell’interesse dei media che stanno seguendo la vicenda di una paziente deceduta al Cardarelli, a seguito di un delicato intervento. Come direttori di Dipartimento ci uniamo al cordoglio già espresso nei giorni scorsi dall’Azienda alla famiglia e ai cari della ragazza. Comprendiamo che un evento come questo susciti domande, e crediamo che il nostro operato debba essere valutato da chi ne ha la competenza, nelle sedi previste dall’ordinamento, con tutto il rigore che una valutazione seria richiede. È un diritto dei pazienti e delle famiglie, ed è anche nell’interesse della medicina stessa”.
Al centro dell’appello dei dirigenti sanitari c’è il tema dei cosiddetti “processi mediatici”. Secondo i direttori, il rischio è che una vicenda ancora da chiarire venga trasformata in un caso giudicato attraverso commenti e reazioni online, senza una reale conoscenza dei fatti e degli aspetti clinici. “Quello che però osserviamo con preoccupazione è un fenomeno diverso. La trasformazione di una vicenda ancora da accertare in un caso giudicato nelle piazze social, con informazioni sommarie e spesso da chi non ha elementi sufficienti per farlo.
Riteniamo che questo modo di procedere sia dannoso non solo per noi come professionisti, ma per l’intera collettività. La medicina non è una scienza esatta, e lo diciamo ogni giorno ai nostri pazienti. Non tutti rispondono allo stesso modo alle stesse cure, e l’evento avverso, purtroppo, è statisticamente possibile anche quando ogni procedura è stata condotta correttamente: non è automaticamente sinonimo di errore medico. Stabilire cosa sia realmente successo richiede un’analisi tecnica, non un verdetto emotivo”.
Il ruolo del Cardarelli e il lavoro quotidiano degli operatori sanitari
Nella lettera i direttori ricordano anche il peso dell’attività svolta quotidianamente dall’ospedale napoletano. Si tratta di una struttura di riferimento per molte situazioni di emergenza e per pazienti provenienti anche da altre realtà sanitarie. “Come medici del Cardarelli abbiamo la responsabilità quotidiana della vita di pazienti che spesso arrivano a noi dopo non aver trovato risposta altrove. Solo nell’ultimo anno le nostre équipe hanno effettuato circa 30.000 procedure chirurgiche e gestito circa 70000 accessi al Pronto Soccorso, occupandoci il più delle volte di emergenze, oncologia e patologie rare. Per questo chiediamo rispetto: per la professione, per il Servizio Sanitario Nazionale che essa sostiene e per tutti noi”.
La difesa della fiducia nella sanità pubblica
L’appello si conclude con un richiamo alla tutela del rapporto tra cittadini e sistema sanitario. Secondo i direttori, le accuse senza fondamento possono danneggiare non solo i professionisti coinvolti, ma anche la fiducia generale nei confronti della sanità pubblica. “Non chiediamo di non essere valutati, ma che la valutazione avvenga nelle sedi preposte. Con competenza e nei tempi necessari, non sostituita da un giudizio sommario costruito sull’onda dell’emotività. Le speculazioni, chiunque le promuova, rischiano di minare la fiducia in un sistema sanitario pubblico che ogni giorno si prende cura di chi ne ha bisogno, indipendentemente dalla capacità di pagare”.
La vicenda apre una riflessione più ampia sul rapporto tra informazione, giustizia e comunicazione digitale. Da una parte, le famiglie delle vittime hanno il diritto di conoscere la verità e di ottenere risposte chiare quando accade un evento drammatico. Dall’altra, la ricerca della verità richiede tempi, competenze e valutazioni tecniche che difficilmente possono essere sostituite dalle reazioni immediate della rete.


