L'uomo nuovo
L'uomo nuovo
📍 Tore e Piccilli

7 Luglio 2026

Paolo Marsico

“L’uomo nuovo” di Antonio Maiorino Marrazzo in scena il 10 luglio a Foresta di Tora e Piccilli nel casertano

Nel casertano lo spettacolo in replica che ha debuttato al Campania Teatro Festival lo scorso 30 giugno

In scena a Foresta di Tora e Piccilli, in provincia di Caserta, dopo l’esordio al Teatro Nuovo di Napoli nell’ambito del Campania Teatro Festival lo scorso 30 giugno. In quest’occasione, la messa in scena dello stesso spettacolo prevista nell’ambito della rassegna Forestate, organizzata presso il suggestivo borgo casertano dal10 luglio fino al prossimo 28 agosto.

Lo spettacolo

Il testo dello spettacolo “L’uomo nuovo” è di Antonio Maiorino Marrazzo che cura anche il relativo adattamento drammaturgico insieme a Luisa Guarino, che a sua volta è autrice del concept e della stessa regia. Protagonisti in scena Andrea De Goyzueta e Gennaro Maresca. Disegno luci di Paco Summonte, ideazione scenografica e costumi di Luisa Guarro, per una produzione Associazione Primo Piano con il sostegno di “L’Asilo”.

L'uomo nuovo
L’uomo nuovo

Dopo l’esordio, cosi come anticipato, al Teatro Nuovo di Napoli, lo scorso 30 giugno nell’ambito del Campania Teatro Festiva, lo spettacolo sbarca nel casertano, nell’affascinante borgo di Foresta di Tora e Piccilli. Una riflessione profonda, che nasce dall’idea fascista dell’uomo nuovo, non tanto sul piano propagandistico e politico ma su quello strettamente legato al dopo, a quando questi uomini, saranno probabilmente svuotati da tutto, diventando soltanto pedine funzionali ad un gioco molto più grande di loro.

La trama

Dalle note di regia emerge in modo netto quella che rappresenta la stessa anima del testo, che alimenta a sua volta la trama dello spettacolo in questione: “Il fascismo non voleva soltanto governare gli uomini, ma trasformarli antropologicamente. L’Uomo Nuovo fascista doveva mettere il sistema sopra l’individuo; subordinare la coscienza personale al dovere; essere soldato prima ancora che cittadino e cittadino prima che individuo; aderire completamente alla propria funzione; considerare obbedienza e sacrificio come virtù supreme”.

Lo spettacolo, insomma, si interroga ed interroga proprio su sul ruolo dell’uomo nuovo descritto. Al di la di propaganda e politica, cosi come anticipato, ma nel modo più diretto, nella sua conseguenza silenziosa e forse inquietante. Si immaginava, insomma, di produrre uomini disciplinati, fedeli ed efficienti. Pronti ad abdicare ogni responsabilità personale delle proprie eventuali azioni.

Il tutto, il contesto storico specifico, viene osservato e analizzato dall’interno dei suoi stessi apparati, attraverso le figure di due funzionari del Regno, prima, e dello Stato Fascista, poi. Si tratta di Carmine Senise e Leopoldo Zurlo, capo della Polizia dal 1940 al 1943 il primo, capo dell’Ufficio della Censura per tredici anni il secondo. Figure centrali e controverse, profili al vertice dello stesso apparato statale.

I due erano legati da una amicizia forte, indissolubile, convivevano, nella vita e presumibilmente erano amanti. Vulnerabili proprio attraverso la sfera privata, ricattabili, vedono cambiare il paese, trasformarsi in nome delle funzioni anche dei propri ruoli. Loro, inermi, apparentemente, osservano la trasformazione con assoluta passività.

Il sistema

Non soltanto fanatismo insomma, a reggere uno stato autoritario. Anche uomini colti, ragionevoli e sensibili. Persone capaci di rendere addirittura più accettabile il controllo. Non soltanto una frattura improvvisa, non è cosi che appare il fascismo dalla stessa messa in scena, ma come una potenziale degenerazione degli apparati, delle strutture già esistenti nello stato liberale. Monarchico prima e democratico, poi.

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