Martina Carbonaro
Martina Carbonaro
📍 Napoli

26 Giugno 2026

Martina Sarracino

Processo Martina Carbonaro, scoperti nuovi messaggi della 14enne. Il legale della famiglia: “Si confidava con ChatGPT”

Processo a Martina Carbonaro a Napoli: emergono dettagli sulla relazione tra violenza, messaggi minacciosi, oltre che il ruolo di ChatGPT nelle confidenze della giovane vittima

A Napoli si sta svolgendo davanti alla seconda sezione della Corte di Assise il processo per l’omicidio di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa ad Afragola il 26 maggio 2025. Sul banco degli imputati c’è l’ex fidanzato, il 19enne Alessio Tucci, reo confesso. Nel corso delle udienze sono emersi dettagli inquietanti sia sul rapporto tra i due giovani sia sulle modalità con cui la vittima viveva la sua quotidianità emotiva e relazionale. L’avvocato della famiglia, Sergio Pisani, ha ricostruito diversi elementi emersi dalle indagini. Tra questi ci sono messaggi e conversazioni che mostrano un clima di crescente paura vissuto dalla ragazza.

Le minacce e la ricostruzione dei messaggi

Nel corso dell’udienza, il legale ha sottolineato la dinamica emersa dall’analisi delle comunicazioni tra i due giovani. Ha quindi evidenziato un quadro già compromesso prima del delitto. In aula hanno poi riportato il seguente passaggio: “Si è cercato di ricostruire tutto dall’inizio, sia dal punto di vista fotografica che dai messaggi, ed è emerso in più occasioni che Martina aveva detto ad Alessio di avere paura di lui. Ci sono parecchie minacce di lui che precedono l’evento”. Sono queste le parole che l’avvocato Sergio Pisani, difensore dei genitori di Martina Carbonaro, ha usato al termine dell’udienza del processo.

Martina Carbonaro

Il messaggio sul “karma” e la lettura dell’avvocato

Tra gli elementi analizzati in aula hanno citato anche un messaggio inviato dall’imputato alla vittima pochi giorni prima del delitto. Ha suscitato particolare attenzione per il suo contenuto. In questo contesto, il legale ha commentato con parole molto dure: “È uno dei messaggi più brutti, si vede che nell’ottica di questo ragazzo c’era già questa richiesta”. Il riferimento è al messaggio “il karma esiste, devi morire per amore”, che secondo l’accusa contribuisce a delineare una progressiva escalation di tensione e controllo nella relazione tra i due adolescenti. Le dichiarazioni in aula mirano a ricostruire la dimensione psicologica e comunicativa che ha preceduto l’omicidio.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

Un ulteriore elemento del caso di Afragola emerso durante l’udienza riguarda le abitudini della giovane vittima nel confidarsi durante i momenti di difficoltà. Dalle testimonianze è stato riportato che la ragazza utilizzava anche strumenti digitali per esprimere il proprio disagio emotivo. In particolare, è stato citato ChatGPT come interlocutore virtuale.

“Si confidava con ChatGPT come purtroppo oggi fanno molti giovani, faceva delle domande sul fatto che si sentiva in colpa di non far vedere il proprio telefono ad Alessio. A volte in quella fascia di età si evita di parlare con i genitori, ma la cosa triste è che oggi i ragazzi parlano con ChatGPT, ci sono anche altri casi di ragazzi che si confidano con un computer anziché con i propri amici. Certamente un computer non può chiedere aiuto all’esterno”, ha dichiarato l’avvocato.

Giovani, tra solitudine e ascolto

Il caso mette in luce una doppia fragilità. Da un lato ci sono le dinamiche di controllo e violenza nelle relazioni adolescenziali, dall’altro la crescente tendenza dei giovani a cercare ascolto in strumenti digitali anziché nelle relazioni umane. L’uso di assistenti virtuali come spazio di sfogo può rappresentare un segnale di solitudine o difficoltà comunicativa, ma non può sostituire una rete di supporto reale. Gli ultimi riscontri, inoltre, invitano a riflettere sull’importanza dell’educazione affettiva, della prevenzione della violenza di genere e del ruolo di famiglie, scuole e comunità nel riconoscere segnali di disagio.

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