A Terzigno, un percorso espositivo che tocca l’anima. Immagini inedite, storie e un gran lavoro svolto
Una mostra sul Vesuvio, un percorso fotografico suggestivo, emozionante e di grande rilevanza storica. Una immersione totale che accompagna il visitatore lungo tre fasi cruciali per lo stesso territorio vesuviano, caratterizzato da ben tre eruzioni, quelle del 1906, 1929 e 1944. Grazie ad immagini inedite e documenti assolutamente di primo piano, il tutto acquisisce i tratti di un intenso viaggio nel tempo. Una esperienza dove la memoria e la certificazione storica si fondono alla ricerca di quei dettagli che possono, anzi devono, assolutamente far riflettere.
La mostra
L’esposizione si avvale dei patrocini morali dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, del Comune di Terzigno e del Comune di Napoli. Intensa, inoltre, la collaborazione con l’Osservatorio Vesuviano. Decisivo, inoltre, per la grandiosa riuscita della stessa mostra, il supporto documentario del National Archives and Records Administration e del The National WWII Museum di New Orleans. Prezioso, poi il supporto del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Napoli.

Immagini, video, e ben dieci totem multimediali, essenziali per portare la contestualizzazione del “racconto” a livelli più che mai efficaci. Uno spazio più che mai importante è dedicato, all’interno della stessa esposizione alle vicende del Pompei Airfiel.Parliamo della base aerea americana realizzata tra il 1943 ed il 1944, nel territorio di Terzigno. Luogo che fu sede del 340th Bombardment Group (Medium) della Twelfth Air Force della United States Army Air Forces.
L’intera vicenda, i fatti, le storie, sono state ricostruite attraverso fonti d’archivio, diari di guerra e in molti casi con un collegamento diretto con archivi e collezioni statunitensi. Non mancano testimonianze arrivate direttamente dai discendenti dello stesso personale militare.
L’area vesuviana
La mostra da poche settimane inaugurata a Terzigno, collega, idealmente in alcuni punti tutta l’esperienza dell’area vesuviana con l’attività del Vesuvio. L’eruzione del 1944, in piena Seconda Guerra Mondiale, consente la documentazione dei fatti avvenuti anche a Cercola, per esempio, oppure a San Sebastiano al Vesuvio, cittadine situate a pochissimi chilometri da Napoli. Anche in quel caso, la presenza dell’esercito americano ha consentito un inaspettato accesso ad immagini e documenti di assoluta rilevanza storica.
Nelle immagini, inoltre, in piena eruzione del vulcano, si possono scorgere i sentimenti contrastanti della popolazione. Le reazioni spesso e giustamente incontrollate di chi è stato testimone di ben catastrofici eventi legati all’attività del Vesuvio in meno di quarant’anni. L’attaccamento alla propria terra, la necessità di andare avanti in ogni condizione possibile e immaginabile e la resistenza agli eventi naturali. Considerando il tutto come assolutamente complementari al proprio territorio.
Le immagini di un contadino che cura le proprie vigne in piena eruzione, immortalate da un militare americano, oppure di una donna che in modo quasi sfrontato lancia via le chiavi della propria casa, seppellita dalla ferocia del vulcano, invitandolo a prendersi anche quelle. E poi ancora le immagini strazianti dei corpi riversi in piazza, a San Giuseppe Vesuviano, dopo l’eruzione del 1929 e la devozione degli abitanti di Terzigno alla statua di S. Antonio, che le testimonianze legate alla sfera cattolica disegnano come colui che fermò la lava e gli impedì di distruggere l’intero paese. Pezzi di storia, anima di un territorio da sempre impegnato in un confronto spesso troppo duro con il vulcano, abituato ormai alla convivenza con esso. Segnato, fiero, deciso in ogni fase storica a non abbandonare le proprie radici, ed oggi, orgoglioso della propria scelta. Il Vesuvio, ieri cosi come oggi, protagonista assoluto della scena.

