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Carabinieri
📍 Portico di Caserta

12 Giugno 2026

Martina Sarracino

Caserta, viola ripetutamente l’obbligo di dimora: pizzaiolo condannato per spaccio finisce ai domiciliari

Pizzaiolo condannato per spaccio viola l’obbligo di dimora: scattano subito i domiciliari

Si aggrava la posizione giudiziaria di Stefano Fabio Cante, pizzaiolo di Portico di Caserta e titolare di fatto di una pizzeria a Macerata Campania, già condannato a quattro anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il giudice ha disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari dopo aver accertato una serie di violazioni delle prescrizioni imposte dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora.

La misura cautelare e l’autorizzazione al lavoro

Dal 1° aprile scorso, Cante era sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Macerata Campania. La misura gli imponeva di non allontanarsi dal territorio comunale senza specifica autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Tuttavia, all’inizio di maggio, il suo difensore, l’avvocato Nello Sgambato, aveva ottenuto un’autorizzazione che consentiva al proprio assistito di spostarsi per ragioni strettamente lavorative, permettendogli così di continuare l’attività professionale.

La situazione è cambiata dopo gli accertamenti svolti dai carabinieri. Secondo quanto emerso dalle indagini, il 9 giugno l’uomo si sarebbe allontanato in più occasioni dal comune di residenza senza alcuna autorizzazione valida. Gli investigatori avrebbero documentato diversi spostamenti non riconducibili alle esigenze lavorative per le quali era stata concessa la deroga.

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Carabinieri – Immagine di repertoriop

Gli spostamenti contestati

Tra gli episodi contestati figurano una visita a un negozio cinese situato a Casagiove, un passaggio presso lo studio del commercialista e una presenza, nelle ore serali, in una zona di Recale nota alle forze dell’ordine per attività legate allo spaccio di stupefacenti. Proprio quest’ultimo episodio ha attirato particolare attenzione, poiché avvenuto in un’area già monitorata dagli investigatori per fenomeni di criminalità connessi al traffico di droga.

Il ruolo del GPS nelle indagini

A confermare gli spostamenti dell’uomo sarebbero stati i dati raccolti attraverso il sistema GPS installato sulla sua automobile. I tracciati hanno consentito agli investigatori di ricostruire con precisione i percorsi effettuati e di verificare che gli allontanamenti fossero avvenuti al di fuori delle autorizzazioni concesse dall’autorità giudiziaria. Si tratta di elementi che hanno rafforzato il quadro probatorio a disposizione della Procura.

La decisione del giudice

Alla luce delle ripetute violazioni, la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto l’aggravamento della misura cautelare. La richiesta è stata accolta dal giudice Valerio Riello, che ha ritenuto insufficienti le prescrizioni precedentemente imposte e ha disposto gli arresti domiciliari. Una decisione che rappresenta un ulteriore irrigidimento delle limitazioni alla libertà personale dell’indagato, motivato dalla necessità di garantire il rispetto delle disposizioni giudiziarie.

Un caso che mette in evidenza, ancora una volta, l’importanza del rispetto delle misure cautelari e il ruolo dei controlli effettuati dalle forze dell’ordine. Le tecnologie di monitoraggio, come i sistemi GPS, si confermano strumenti sempre più importanti e rilevanti nel verificare il rispetto delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria. Una vicenda che invita a riflettere anche tra il diritto al lavoro e la necessità di garantire il rispetto delle misure cautelari. Quando vengono concesse deroghe, la fiducia dell’autorità giudiziaria richiede un rigoroso rispetto delle regole: ogni violazione rischia, infatti, di compromettere non solo la posizione del singolo, ma anche l’efficacia stessa degli strumenti alternativi alla detenzione.

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