I periti avranno tempo fino a metà ottobre per depositare le relazioni definitive. Il consulente della famiglia: “Trovati segni di necrosi da esposizione a bassissime temperature”
L’esito definitivo arriverà soltanto in autunno, ma dall’incidente probatorio sul caso emergono già elementi destinati a pesare sull’inchiesta. Si è concluso ieri al Policlinico di Bari l’incidente probatorio disposto dalla magistratura sul caso del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo il fallimento del trapianto cardiaco al Monaldi di Napoli. Dai primi riscontri emersi durante gli accertamenti, secondo il consulente della famiglia, sarebbero state individuate lesioni compatibili con i danni provocati dal ghiaccio secco. L’attività peritale, alla quale hanno partecipato i consulenti nominati dal giudice per le indagini preliminari e quelli delle parti coinvolte, rappresenta uno degli accertamenti più rilevanti. Infatti, è fondamentale per chiarire le cause che portarono al fallimento dell’intervento e al successivo decesso del piccolo paziente.
Le analisi sui campioni istologici
L’ultima fase dell’incidente probatorio si è concentrata sull’esame microscopico dei tessuti cardiaci. Secondo quanto riferito dal medico legale Luca Scognamiglio, consulente della famiglia Caliendo, le analisi avrebbero evidenziato elementi compatibili con un danno provocato dall’esposizione del cuore donato a temperature estremamente basse. “L’analisi sui vetrini e sui preparati istologici, dal nostro punto di vista, è andata come ci aspettavamo”, ha dichiarato il consulente al termine degli accertamenti. Scognamiglio ha spiegato che sarebbero state individuate “tutte quelle lesioni che ci si aspettava di trovare dopo un trasporto effettuato con ghiaccio secco”. Inoltre, le ha definite in termini più semplici come danni da freddo estremo o “ustioni da freddo”. Secondo il medico legale, sui campioni del cuore destinato al trapianto sarebbero emersi inoltre elementi riconducibili a una necrosi dei tessuti. Questo fenomeno potrebbe essere compatibile con l’esposizione dell’organo a condizioni di conservazione non adeguate.
Lo stesso consulente ha precisato che le analisi hanno evidenziato anche lesioni riconducibili ai 55 giorni di supporto extracorporeo mediante Ecmo. A questa procedura Domenico era stato sottoposto prima del previsto intervento chirurgico.

La tragedia del 23 dicembre
I fatti risalgono al 23 dicembre scorso. Domenico Caliendo era in attesa di un trapianto di cuore che avrebbe potuto rappresentare una possibilità di cura dopo un lungo e complesso percorso clinico. Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, il cuore donato era stato prelevato a Bolzano e trasportato a Napoli per essere impiantato sul piccolo paziente. Tuttavia, una volta giunto al Monaldi, l’organo sarebbe risultato compromesso e non utilizzabile per il trapianto.
Nel frattempo, come previsto dalla procedura chirurgica, il cuore malato del bambino era già stato espiantato. Una situazione drammatica che ha portato all’apertura di un’indagine da parte della Procura di Napoli. L’indagine è volta ad accertare eventuali responsabilità nella gestione dell’organo destinato al trapianto e nelle successive fasi assistenziali. La prima parte dell’incidente probatorio era dedicata all’esame macroscopico dei reperti. Essa si era svolta il 28 aprile sempre presso il Policlinico di Bari.
Attesa per le relazioni definitive
Nonostante la conclusione delle attività tecniche, per conoscere le conclusioni ufficiali dei periti sarà necessario attendere ancora diversi mesi. Il collegio nominato dal giudice per le indagini preliminari Mariano Sorrentino ha infatti annunciato l’intenzione di chiedere una proroga tra i 15 e i 30 giorni per completare il lavoro. Questa richiesta sarebbe motivata dalla necessità di acquisire ulteriore documentazione ritenuta utile agli accertamenti. Di conseguenza, il deposito delle relazioni, inizialmente previsto per l’11 settembre, potrebbe slittare fino alla metà di ottobre.
Solo dopo la consegna degli elaborati tecnici sarà possibile conoscere le valutazioni ufficiali del collegio peritale. Solo allora si saprà il peso che gli elementi emersi avranno nell’ambito del procedimento penale in corso.
Le indagini della Procura
L’inchiesta della Procura di Napoli prosegue parallelamente agli accertamenti tecnici. Per l’ipotesi di omicidio colposo in concorso risultano iscritti nel registro degli indagati sette sanitari.
Tra questi figurano i cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, ai quali viene contestato anche il reato di falso in relazione alla compilazione della cartella clinica del piccolo Domenico. L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo-Mercolino, ha auspicato che l’autorità giudiziaria possa pronunciarsi sulla richiesta di misura interdittiva avanzata dalla Procura proprio in relazione all’accusa di falso.
Le prossime settimane saranno quindi decisive per comprendere se le risultanze dell’incidente probatorio confermeranno le ipotesi investigative. Inoltre, sarà importante capire quale impatto avranno sul futuro sviluppo del procedimento giudiziario.


