Guardia di Finanza
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📍 Portici

11 Giugno 2026

Martina Sarracino

Portici, scoperto laboratorio del falso: oltre 1.300 capi contraffatti con nomi di calciatori del Napoli e Geolier

Scoperto laboratorio del falso a Portici: oltre 1.300 capi sequestrati con nomi di calciatori della squadra del Napoli e il rapper Geolier

A Portici, nel Napoletano, la Guardia di Finanza ha smantellato un laboratorio clandestino dedicato alla produzione di abbigliamento contraffatto. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, rientra nelle attività di contrasto alla contraffazione e di tutela del Made in Italy. Secondo gli investigatori, la struttura produceva capi destinati ai canali del mercato illegale, con una distribuzione successiva attraverso grossisti e vendite al dettaglio non autorizzate.

Un opificio abusivo attrezzato come una fabbrica

All’interno di un locale di circa 100 metri quadrati, i militari hanno scoperto una vera e propria linea produttiva organizzata. L’ambiente era dotato di macchinari professionali per il taglio, la stampa e il confezionamento dei capi, segno di un’attività strutturata e non improvvisata. Il laboratorio era in grado di produrre in serie magliette e altri indumenti, replicando loghi e grafiche di marchi e personaggi noti senza alcuna autorizzazione.

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Le magliette contraffatte tra calcio e musica

Tra i prodotti sequestrati figurano oltre 1.300 capi già pronti o in fase di lavorazione. Molti riportavano nomi, immagini e riferimenti riconducibili a giocatori della SSC Napoli e al rapper napoletano Geolier. L’utilizzo non autorizzato di questi elementi mostra ancora una volta come la contraffazione punti spesso a sfruttare la popolarità di icone sportive e musicali locali per aumentare la vendibilità dei prodotti sul mercato nero.

Durante il controllo, le Fiamme Gialle hanno individuato cinque lavoratori impiegati senza contratto. Le persone erano impegnate nelle attività di produzione e confezionamento dei capi, in condizioni di totale irregolarità. Questo elemento aggiunge un ulteriore livello di gravità al quadro complessivo. Evidenzia, infatti, non solo il danno economico legato alla contraffazione, ma anche quello sociale e lavorativo derivante dallo sfruttamento di manodopera non tutelata.

Sequestri e conseguenze giudiziarie

Al termine dell’intervento, l’intera struttura produttiva è stata posta sotto sequestro, insieme ai macchinari e ai materiali utilizzati. I due presunti responsabili sono stati denunciati per contraffazione, alterazione o uso di marchi e segni distintivi e per ricettazione. Le autorità hanno comunque ricordato che si tratta di indagini preliminari e che vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Vicende come questa sollevano una domanda ancora più ampia sul rapporto tra consumatori e mercato del falso. La diffusione di prodotti contraffatti non è solo un fenomeno cruciale, ma anche il risultato di una domanda costante di articoli che siano a basso costo e ad alto impatto dal punto di vista simbolico. Dietro una semplice maglietta venduta a prezzo stracciato possono nascondersi sfruttamento lavorativo, evasione fiscali e danni all’economia legale.

Al tempo stesso, l’uso di volti e nomi di personaggi noti mostrano come la cultura pop e sportiva venga trasformata sempre più spesso in merce illegale. Riflettere su questi aspetti significa interrogarsi non solo sulla repressione del fenomeno, ma anche sulle scelte quotidiane di consumo. Bisognerebbe, infatti, riflettere sulla responsabilità collettiva di cui si avrebbe necessità per sostenere determinate scelte o eventualmente, come in questo caso, contrastarle.

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