L’assessora regionale interviene sul tema dell’autonomia differenziata e richiama la necessità di un coordinamento stabile tra livello nazionale e regionale nella gestione delle emergenze
Un richiamo alla chiarezza normativa e alla collaborazione istituzionale arriva dall’assessora regionale alla Protezione Civile Fiorella Zabatta, intervenuta oggi sul dibattito relativo agli schemi di intesa nell’ambito dell’autonomia differenziata. «Le rassicurazioni del ministro Musumeci sul fatto che gli schemi di intesa dell’autonomia differenziata riguarderanno solo le emergenze regionali meritano il giusto approfondimento per superare le legittime preoccupazioni dei cittadini. Le regole vanno scritte in modo chiaro perché in tema di protezione civile e tutela delle popolazioni e dei territori non sono ammissibili ambiguità interpretative ed è doverosa la sinergia istituzionale», ha dichiarato Zabatta. Le sue parole si inseriscono nel più ampio confronto istituzionale sul perimetro delle competenze tra Stato e Regioni in materia di gestione delle emergenze. Un tema che, secondo l’assessora, richiede un’attenzione particolare per evitare disallineamenti operativi nei momenti critici.
Campi Flegrei e Niscemi, il confine tra emergenza locale e nazionale
Nel suo intervento, Zabatta ha richiamato due aree considerate particolarmente sensibili sul piano del rischio: i Campi Flegrei e il territorio di Niscemi. Due contesti differenti, ma accomunati dalla complessità delle possibili emergenze e dalla necessità di una risposta coordinata.
«Di fronte a scenari complessi come quello dei Campi Flegrei o di Niscemi – ha precisato Fiorella Zabatta – il confine tra dinamiche locali e impatto nazionale è estremamente sottile. Separare rigidamente le competenze rischia di creare un sistema a due velocità e di depotenziare il principio di sussidiarietà e solidarietà che è alla base del nostro sistema di soccorso». Il riferimento è al modello italiano di gestione delle emergenze, storicamente fondato sulla collaborazione tra enti locali, Regioni e strutture centrali. Un equilibrio che, secondo l’assessora, rappresenta un elemento essenziale per garantire risposte tempestive ed efficaci.

Il ruolo del Dipartimento nazionale e la catena di comando
Al centro delle considerazioni di Zabatta vi è anche il ruolo del Dipartimento nazionale di Protezione Civile, indicato come elemento cardine del sistema italiano di gestione dei grandi rischi. «Il Dipartimento nazionale è un’eccellenza in grado di garantire una catena di comando unitaria e standard elevati ovunque», ha affermato l’assessora. «Il sistema di Protezione Civile, eccellenza nazionale che assiste e tutela i cittadini nei diversi scenari di difficoltà, ha funzionato negli ultimi decenni perché improntato ad una leale e sinergica collaborazione e integrazione tra i diversi livelli, quello nazionale e quelli locali».
Zabatta ha quindi sottolineato come la tenuta del modello italiano dipenda dalla capacità di coordinamento tra istituzioni, soprattutto nei contesti di emergenza ad alta complessità, dove la frammentazione delle competenze potrebbe rallentare gli interventi. Un approccio che trova riscontro anche nei principi generali di funzionamento del sistema nazionale, come descritti nelle linee guida del Dipartimento della Protezione Civile .
La richiesta di un sistema unitario e il tema della chiarezza normativa
Nel passaggio conclusivo, l’assessora regionale ha ribadito la necessità di preservare un modello unitario e condiviso, indipendentemente dalle riforme istituzionali in corso. «La Protezione Civile deve rimanere una colonna portante, forte e condivisa, per tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo di nascita», ha concluso Zabatta.
Il dibattito sull’autonomia differenziata e sulla gestione delle emergenze si inserisce in un quadro più ampio di riforma dei rapporti tra Stato e Regioni. Un tema su cui il confronto politico e tecnico resta aperto, anche alla luce delle recenti rassicurazioni del Governo e delle diverse sensibilità territoriali. Nel dibattito regionale, la questione centrale resta la definizione di confini chiari tra competenze senza indebolire la capacità di risposta del sistema di protezione civile nei casi di emergenza.

