Un’artista che ha basato il suo percorso sulla cultura popolare e teatrale e la necessità continua di tramandarla
Una storia, un percorso da regista, autore ed etnomusicologo, scandito dalla passione e dalla voglia di trasferire ad altri l’amore ed il brividio della cultura popolare e del teatro. Le collaborazioni in Rai, gli spettacoli messi in scena e la visione, a metà anni novanta, nel fondare il Festival Internazionale di World Music, Ethnos. Un’artista che ha, di fatto, lanciato una nuova visione globale della musica popolare.
L’Open Festival di Ercolano
La direzione artistica dell’Open Festival di Ercolano è di certo una di quelle esperienze che segnano e formano. Una città che letteralmente si apre alla cittadinanza e non solo. Musica, teatro, danza, ed ogni sorta possibile di intrattenimento, adatta ad ogni età. Parchi, strade, palazzi, ville del settecento. La riscoperta del patrimonio architettonico e non solo, ercolanese, a disposizione di chi vuole farsi percorrere da un brivido inatteso.
“La linea perseguita, in questo caso – spiega Gigi Di Luca – per l’organizzazione dell’Open Festival di Ercolano, ed in generale per tutti gli eventi che mi capita di organizzare, è quella della valorizzazione, la selezione di proposte che abbiano una valenza culturale spiccata che possano abbracciare tutte le diverse fasce sociali“.

Ad Ercolano, fino al prossimo 2 giugno, quando ci sarà il concerto finale di Eugenio Bennato nel Parco Urbano del Miglio d’Oro, tantissimi eventi affolleranno le strade della città, offrendo al pubblico, di ogni età preferenza un pezzo della propria città abbinato a performance artistiche capaci di portare a profonde riflessioni ed a specifiche certezze.
“Dodici diversi luoghi della città – spiega ancora Di Luca – quattordici diversi eventi, un programma multidisciplinare comprendente teatro, danza, arte di strada e tanto altro ancora. Il modo migliore per restituire alla collettività ciò di cui possiamo disporre proveniente da fondi pubblici. Questa, deve essere una legge obbligatoria per fare in modo che certe iniziative abbiano davvero senso e valore.
Il giusto percorso
“Organizzare specifici eventi, non può che avere un’unica linea – racconta il direttore artistico dell’Open Festival – i soldi vanno spesi in un certo modo. Produrre eventi fini a se stessi, che non abbiano una certa continuità e che non provino ad incidere nel processo culturale di uno specifico territorio, non è qualcosa che cerco, insieme ai miei collaboratori“.
Avvicinare i cittadini al proprio territorio, avvertirne l’anima e le radici, far arrivare quanto più possibile un messaggio semplice, quel luogo è di tutti, ed ognuno ha diritto di goderne, di prendersene cura e di viverlo. Questa sembra essere il principio guida della manifestazione in corso ad Ercolano, e di tutto ciò che in genere persone come Gigi Di Luca, realizzano e curano.
“L’idea è quella di passare simbolicamente dall’interiore all’esteriore. Avere cura dei luoghi, difenderli, denunciare le ingiustizie, omaggiare chi lotta per una giusta causa. Il mio omaggio, nella serata di domenica, sarà per Raffaele Viviani, un’artista autentico che nel corso della sua vita ha sempre denunciato le storture e difeso gli ultimi. La musica di altri mondi ciechi, con Antonella Morea, Lello Giulivo e Mimmo Maglionico, si riferisce a chi ha gli occhi per vedere ma si volta dall’altra parte. Chi non si cura di quello che ha, di quello che c’è intorno a lui“:
L’organizzazione
Il confronto con Gigi Di Luca evidenzia, certo, la non sempre semplice realizzazione di certi eventi, la necessità che tutti siano allineati verso un fine comune, la qualità della proposta, la risposta del pubblico. “Il mio ringraziamento – conclude Di Luca – va al Comune di Ercolano, alla Regione Campania e a La Bazzarra, senza il cui impegno e sostegno non si sarebbe arrivati a questo momento di grande fermento. Tanto impegno, tante idee e una proposta di estrema qualità. Il pubblico, alla fine sarà apprezzare gli sforzi fatti e conoscerà, magari amerà ancora di più il proprio territorio“.
Un’idea, un sentimento, e la necessità di impegnarsi per la buona riuscita di un evento culturale, che altro non è, a volte, il racconto di una storia, la condivisione di una idea, la sensazione di un’emozione, da condividere. Il piacere della condivisione, per l’appunto, la consapevolezza di quanto una iniziativa possa sbocciare in qualcosa di molto più profondo, in cento, dieci o un solo cittadino. Il senso di tutto è probabilmente questo.


