Il tragico racconto dell’infermiera che ha soccorso il bimbo di 12 anni accoltellato dal padre alla Sanità, nel centro di Napoli
“Era sulla porta, armato di coltello, e ci ha detto: ‘entrate, ho ucciso mio figlio”. Sono queste le prime parole del drammatico racconto di Martina, infermiera del 118, che si è trovata davanti a una scena di estrema violenza durante un intervento a Napoli. Una chiamata apparentemente ordinaria si è trasformata in un’emergenza ad altissimo rischio.
L’intervento per un codice giallo diventato incubo
“Eravamo stati chiamati per un codice giallo, per un dolore toracico e invece abbiamo trovato un uomo armato di coltello sulla porta e un bimbo in un lago di sangue, tra le braccia della madre che ci supplicava di soccorrerlo”, ha raccontato l’infermiera. L’équipe sanitaria si aspettava un intervento di routine, ma si è trovata davanti a una situazione fuori controllo. Il padre era armato e questo ha trasformato lo scenario rapidamente in un contesto altamente pericoloso. Ogni movimento sarebbe potuto diventare fatale.
L’infermiera Martina poi spiega: “Di fronte a quella scena, l’autista dell’ambulanza che era con me ha subito compreso il pericolo che stavamo correndo e mi ha afferrata per un braccio per portarmi via. Ma affacciandomi ho visto quel bimbo a terra, in fondo al corridoio, coperto di sangue come la sua mamma, che ci pregava di aiutarla. Non ho potuto lasciarli lì e sono intervenuta: ho afferrato il bambino sotto lo sguardo del padre armato e a stento sono riuscita a camminare con lui, davanti, per accompagnarlo giù, in ambulanza”. Nonostante l’evidente pericolo, l’infermiera ha scelto di non fermarsi, salvando il minore anche a costo della propria incolumità.
L’aggressione anche in ambulanza
La situazione è poi degenerata ancora: “Tra me e lui c’era il padre, ancora armato avevo paura che ci colpisse ancora”. Poi, il racconto del soccorso: “Arrivati in ambulanza riesco appena a sistemare il bimbo sulla lettiga, quando lui lo colpisce di nuovo, alla schiena, prima che il coltello gli cada. A questo punto, in preda a un raptus, afferra degli aghi cannula che abbiamo in dotazione e inizia a colpire il figlio, me e anche se stesso. Solo l’intervento dell’autista, che ha dovuto letteralmente strapparlo via, ha evitato il peggio”. L’intervento diventa così ancora più pericoloso. A quel punto, solo la prontezza dell’autista ha evitato conseguenze ancora più gravi.
Gli oggetti sotto sequestro
“Adesso mi dovrò sottoporre a delle analisi”, dice ancora Martina, “ma non potevo lasciarlo lì, in quella casa, con la mamma in lacrime, anche lei era ferita“. L’infermiera ha successivamente presentato denuncia. I carabinieri hanno sequestrato il coltello e anche gli aghi cannula utilizzati durante l’aggressione, ricostruendo una scena di violenza estrema. Un episodio che fa riflettere sul rischio quotidiano affrontato dagli operatori sanitari del 1118. In situazioni limite, la linea tra dovere professionale e pericolo personale diventa sottilissima e non sempre si ha la lucidità di fare la cosa giusta. Per questo, la scelta di Martina evidenzia ancora di più il coraggio, spinto oltre la paura, grazie al quale ha salvato una vita.


