Oppido caso Domenico
A sinistra Guido Oppido, a destra Patrizia Mercolino, madre di Domenico Caliendo
📍 Napoli

15 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Caso Domenico Caliendo, spunta l’audio del cardiochirurgo Oppido: «Ho tolto il cuore prima di capire i danni. Non ho avuto scelta»

Nel corso di una riunione informale dell’équipe medica emergono le dichiarazioni del cardiochirurgo Guido Oppido sul trapianto eseguito sul piccolo Domenico Caliendo

Il caso del trapianto di cuore eseguito sul piccolo Domenico Caliendo all’ospedale Monaldi torna al centro dell’attenzione giudiziaria e sanitaria dopo la diffusione di una registrazione audio interna all’équipe medica. Nella conversazione, il cardiochirurgo Guido Oppido ricostruisce le fasi dell’intervento e le valutazioni effettuate in sala operatoria. Il materiale è stato successivamente trasmesso alla Procura di Napoli. Secondo quanto riportato nella riunione, il medico avrebbe affermato: «Il cuore io lo avevo tolto prima di, diciamo, capire che quell’altro potesse avere dei danni, quindi non abbiamo avuto scelta, ok?». Le dichiarazioni sono al centro degli accertamenti disposti nell’ambito dell’audit del Ministero della Salute.

La riunione informale e la registrazione dell’audio

La conversazione si è svolta durante un incontro informale tra i sanitari dell’équipe che ha seguito il trapianto. La riunione è stata convocata prima dell’audit ministeriale avviato per ricostruire le fasi dell’intervento e verificare eventuali criticità organizzative o cliniche. L’audio, registrato da uno dei presenti, è stato successivamente consegnato alla Procura di Napoli. Nel corso del confronto emergono anche riferimenti alle decisioni operative adottate in sala operatoria. In particolare, vi è attenzione alla sequenza delle procedure chirurgiche. Nel successivo interrogatorio preventivo, tenutosi a fine marzo davanti al gip Mariano Sorrentino, il cardiochirurgo ha precisato la propria versione dei fatti. Ha sostenuto di non avere proceduto all’espianto del cuore del paziente prima dell’arrivo del box refrigerato contenente l’organo prelevato a Bolzano.

Oppido ha inoltre riferito di avere avviato la cardiectomia soltanto dopo aver ricevuto un’assicurazione, da parte di un sanitario presente in sala operatoria non ancora identificato, circa la disponibilità del cuore destinato al trapianto.

peluche Domenico Caliendo Monaldi
I peluche per Domenico Caliendo all’esterno dell’ospedale Monaldi

Il trasporto dell’organo da Bolzano e il nodo del ghiaccio secco

Un altro elemento centrale dell’indagine riguarda le modalità di trasporto del cuore prelevato a Bolzano. Nel corso delle dichiarazioni raccolte, viene citata la presenza di ghiaccio secco all’interno del contenitore utilizzato per la conservazione dell’organo durante il trasferimento verso Napoli. Secondo quanto riportato nella conversazione interna, il cardiochirurgo avrebbe difeso l’operato della collega coinvolta nella fase di prelievo a Bolzano, affermando: «Lei chiede del ghiaccio e le viene dato del ghiaccio secco… è come se uno va al bar e chiede un bicchiere d’acqua e gli danno la varechina… la colpa non può certo essere sua… la colpa è da cercare a Bolzano». Nel dialogo viene inoltre esclusa una responsabilità diretta dell’operatore socio-sanitario che avrebbe materialmente fornito il refrigerante utilizzato. Il tema del corretto mantenimento della catena del freddo e delle procedure di trasporto degli organi è uno degli aspetti tecnici al centro delle verifiche.

Le posizioni del medico e gli sviluppi dell’indagine

Nel corso del confronto con i colleghi, Oppido ha ribadito la correttezza del proprio operato chirurgico, affermando: «Non ho colpa… come hanno detto tutti in tv, tutti i trapiantologi… si sono espressi dicendo che avrebbero fatto esattamente le stesse identiche cose». Le dichiarazioni riportano anche il riferimento a un gruppo di specialisti del settore trapiantologico che, secondo quanto affermato, avrebbero condiviso l’impostazione clinica adottata nel caso.

Tra gli sviluppi dell’inchiesta figura anche la nomina di un collegio di periti da parte del giudice per le indagini preliminari. Esso è incaricato di valutare la dinamica dei fatti nell’ambito dell’incidente probatorio. In una fase successiva, uno dei consulenti inizialmente indicati è stato sostituito. Ciò è avvenuto a seguito delle osservazioni presentate dalla difesa della famiglia del piccolo.

L’indagine della Procura di Napoli prosegue per chiarire eventuali responsabilità nelle diverse fasi del percorso clinico, dal prelievo dell’organo fino al trapianto effettuato al Monaldi. Particolare attenzione viene data alla catena decisionale e alle condizioni operative dell’intervento.

Lascia un commento