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Polizia - Immagine di repertorio
📍 Napoli

13 Maggio 2026

Martina Sarracino

Napoli, scoperti pubblici ufficiali corrotti: coinvolte anche le forze dell’ordine. Vendevano dati sensibili di Vip e cittadini

Secondo le indagini di Napoli, pubblici ufficiali venivano corrotti per sottrarre informazioni di cittadini, Vip e aziende, da rivendere poi sul mercato

A Napoli un’indagine della Polizia di Stato ha portato alla luce un presunto sistema criminale basato sulla vendita di informazioni riservate sottratte a banche dati pubbliche. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, ha portato all’esecuzione di 29 misure cautelari tra diverse regioni italiane e coinvolgerebbe pubblici ufficiali, tra cui appartenenti alle forze dell’ordine.

Secondo gli inquirenti, al centro della vicenda ci sarebbe una rete organizzata che avrebbe sfruttato accessi abusivi ai sistemi informatici dello Stato per ottenere dati sensibili su cittadini, imprenditori, personaggi pubblici e società. Le informazioni, una volta sottratte, sarebbero state rivendute a soggetti privati interessati a conoscerne il contenuto per finalità non lecite.

Un sistema di corruzione digitale

L’indagine avrebbe ricostruito un meccanismo consolidato di corruzione interna, nel quale alcuni pubblici ufficiali avrebbero messo a disposizione le proprie credenziali o utilizzato direttamente i sistemi informatici istituzionali per estrarre informazioni riservate. Tra le banche dati coinvolte compaiono sistemi utilizzati quotidianamente dalle forze dell’ordine e dagli enti previdenziali. Queste, contengono informazioni estremamente sensibili sulla vita economica e giudiziaria delle persone.

Le informazioni ottenute in questo modo, sarebbero poi confluite a intermediari esterni. Quest’ultimi, a loro volta, avrebbero avuto il compito di trasformarle in una merce da vendere sul mercato nero. Il circuito illecito avrebbe coinvolto anche realtà apparentemente legittime, come agenzie investigative e operatori del recupero crediti. La portata del fenomeno, dunque, appare molto grossa.

Volante della Polizia
Volante della Polizia

Dati personali trasformati in merce

Quello che emerge prevalentemente dalle indagini è la trasformazione di informazioni private in una vera e propria merce di scambio. Dati fiscali, precedenti penali, informazioni bancarie e contributive sarebbero stati consultati e ceduti in cambio di compensi economici. Il tutto, anche di modesta entità rispetto alla gravità delle violazioni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, esisterebbe persino una sorta di organizzazione interna dei prezzi, con valori differenti a seconda della tipologia e della sensibilità delle informazioni richieste.

Un elemento restituisce l’immagine di un sistema ben strutturato e organizzato. Non si tratterebbe, dunque, di episodi isolati, ma di una grande attività svolta anche con una certa regolarità. Nel corso dell’operazione hanno effettuato arresti, misure cautelari non detentive e sequestri di beni. Le accuse contestate includono associazione a delinquere, accesso abusivo a sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio.

Una ferita alla fiducia pubblica

Il caso emerso è un vero e proprio attacco alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Ad essere coinvolti, infatti, sono proprio i soggetti chiamati a garantire protezione dei dati e legalità. Attualmente l’inchiesta è ancora in corso e dovrà chiarire l’estensioni della rete, oltre che il numero totale delle persone coinvolte. La vicenda porta a spunti di riflessione importanti sul livello di sicurezza dei sistemi informatici pubblici e sulle capacità di prevenire abusi dall’interno. Non ci si sente più tutelati, ma al contrario si è totalmente abbandonati se anche le forze dell’ordine e pubblici ufficiali vendono letteralmente dati sensibili. Il danno, in questo caso, non riguarda solo le vittime, ma l’intero sistema di fiducia sul quale si basa normalmente il rapporto tra cittadini e istituzioni.

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