ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli
📍 Napoli

9 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Domenico Caliendo, la ricostruzione del trapianto fatale tra testimonianze e documenti: confermate alcune anomalie

Le testimonianze raccolte tra febbraio e marzo evidenziano discrepanze tra quanto riferito ai familiari e la ricostruzione dei medici

La morte di Domenico Caliendo, il bambino di poco più di due anni deceduto dopo un trapianto di cuore fallito, continua a essere al centro delle indagini della Procura di Napoli. Gli atti inquirenti recentemente messi a disposizione delle parti hanno rivelato particolari dettagli operativi dell’intervento e dei momenti immediatamente successivi. In particolare, questi atti confermano alcune anomalie già emerse da altre testimonianze di operatori sanitari coinvolti.

La sequenza dei fatti durante il trapianto

Secondo quanto riportato dal dirigente medico B.M.C., responsabile dell’organizzazione dei servizi sanitari all’ospedale Monaldi, il primo momento di criticità è emerso la sera del 23 dicembre, giorno dell’intervento. B.M.C. ha dichiarato di aver appreso da uno dei cardiochirurghi indagati che il trapianto era andato male. Lo stesso medico aveva già riferito, in due diverse occasioni, che la famiglia di Domenico era stata informata sui dettagli dell’operazione. Tuttavia, questa circostanza è stata negata dalla madre, Patrizia Mercolino. Lei ha dichiarato di aver saputo tutto solo attraverso i giornali.

Il dirigente ha partecipato anche alle riunioni e agli audit successivi al trapianto fallito. Durante questi incontri, racconta, il dottor Oppido, anch’egli tra i sette indagati, ha illustrato la ricostruzione dell’intervento davanti a tutta l’equipe. Secondo quanto emerso, il cardiochirurgo avrebbe sostenuto di aver verificato in sala operatoria se il cuore del donatore fosse pronto, ottenendo un “sì”, prima di procedere alla cardiectomia sul bambino. Tuttavia, quasi tutti i membri dell’equipe hanno dichiarato di non aver udito tale conferma. Ciò ha segnalato così una discrepanza critica nella sequenza operativa.

Domenico Caliendo
Domenico Caliendo

Le difficoltà con l’organo trapiantato

Il verbale del dirigente evidenzia che, dopo l’espianto del cuore di Domenico, il team ha tentato di effettuare una serie di risciacqui con acqua calda per scongelare l’organo del donatore. Nonostante questi tentativi, il trapianto è stato effettuato comunque. Questo perché era già stato rimosso l’organo malato del bambino. La complessità della procedura e l’assenza di conferma sulla disponibilità del cuore del donatore sono elementi che gli inquirenti stanno valutando con attenzione.

Il cardiochirurgo M.C., che negli ultimi tre anni ha eseguito circa sessanta trapianti, ha spiegato agli inquirenti che la prassi standard prevede di iniziare la cardiectomia sul ricevente solo dopo avere confermato la presenza del cuore del donatore in sala operatoria. Questa dichiarazione rafforza la discrepanza rispetto alla sequenza osservata durante l’intervento di Domenico.

Documenti e testimonianze acquisiti

Oltre alle testimonianze, gli atti inquirenti comprendono documenti quali consulenze mediche e valutazioni sulla possibilità di sottoporre il bambino a un nuovo trapianto. Dalla discovery era già emerso un video che mostra il cuore malato di Domenico prelevato e appoggiato su un tavolo, mentre il box con l’organo del donatore non era ancora stato aperto. In quel contesto, è stato registrato un colloquio tra una delle indagate, Gabriella Farina, e l’infermiere specializzato Francesco Farinaceo. Quest’ultimo non risulta tra i sette iscritti nel registro degli indagati, come indicato erroneamente in alcune precedenti ricostruzioni. Questi elementi rafforzano le indagini sul caso. In particolare, essi sottolineano criticità nella gestione e comunicazione tra l’equipe chirurgica e la famiglia del piccolo paziente.

L’inchiesta e i prossimi passi

La Procura di Napoli sta approfondendo le diverse fasi dell’intervento, valutando eventuali responsabilità dei medici coinvolti. Le testimonianze raccolte tra febbraio e marzo rappresentano un tassello importante per ricostruire quanto accaduto. In particolare, queste sono fondamentali per chiarire la tempistica della cardiectomia, la disponibilità del cuore del donatore e la comunicazione con i familiari.

Gli atti mostrano anche come, nonostante la prassi medica prevista, vi siano state discrepanze operative e comunicative che potrebbero essere centrali per l’esito delle indagini. La vicenda di Domenico continua a scuotere la comunità napoletana, mettendo sotto i riflettori le procedure e i protocolli in materia di trapianti pediatrici.

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