La Procura generale e quella locale hanno presentato appello contro il proscioglimento del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo
La Procura di Salerno, in accordo con la Procura generale presso la Corte di appello, ha depositato appello contro la sentenza del gup del Tribunale di Salerno dello scorso 27 marzo. Con questa sentenza era stato dichiarato il non luogo a procedere nei confronti del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. L’ufficiale era accusato di concorso nell’omicidio del sindaco pescatore Angelo Vassallo e di partecipazione a un’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Inoltre, la Procura ha chiesto alla Corte di Appello di disporre il rinvio a giudizio di Cagnazzo.
Il sindaco di Pollica fu ucciso il 5 settembre 2010 ad Acciaroli mentre rientrava a casa in auto. Nel corso del processo con rito abbreviato, la Procura di Salerno ha recentemente chiesto la condanna a sette anni e quattro mesi per Romolo Ridosso. Quest’ultimo è un ex pentito e unico imputato a scegliere il rito abbreviato. Era accusato di concorso anomalo nell’omicidio.
Gli altri processi collegati
Il 9 luglio prenderà il via il processo per l’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi e per l’imprenditore Giuseppe Cipriano. Entrambi sono imputati insieme a Giovanni Cafiero. Quest’ultimo è accusato solo di traffico di droga. Secondo l’accusa, Vassallo aveva denunciato lo spaccio di stupefacenti gestito da persone apparentemente insospettabili. Per di più, fu ucciso la sera prima di un appuntamento con i carabinieri.
La Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Salerno sostiene che tra gli organizzatori dell’omicidio e del depistaggio successivo ci fosse anche il colonnello Cagnazzo. La sua posizione era stata archiviata due volte prima del proscioglimento del 27 marzo. Questo era basato anche sui pronunciamenti della Corte di Cassazione, che avevano giudicato inattendibili i racconti dei collaboratori di giustizia. La Procura, tuttavia, ritiene che la posizione di Ridosso debba essere interpretata come quella di un testimone puro e non di un pentito.

La reazione del colonnello e delle istituzioni
Stamattina, secondo quanto riporta Il Corriere della sera, il colonnello Cagnazzo ha commentato la decisione della Procura tramite un post sui social, chiedendo l’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio: «Ecco che ancora una volta apprendo dalla stampa una nuova iniziativa della Procura di Salerno. Non commento l’atto di appello, in quanto è facoltà della Procura, ma nulla ancora è stato notificato a me ed ai miei difensori. Il tutto, a mio modesto avviso, è a dir poco irrituale. Chiedo l’intervento del Ministro della Giustizia, affinché valuti una ispezione ministeriale per la sola verifica delle procedure». Anche la Fondazione Vassallo è intervenuta sulla vicenda.
Dario Vassallo, fratello del sindaco ucciso, ha dichiarato: «Il ricorso della Procura dimostra che la ricerca della giustizia non si interrompe e che esiste ancora la volontà di andare fino in fondo». Il vicepresidente Massimo Vassallo ha aggiunto: «Noi continuiamo a chiedere soltanto che venga fatta piena luce sull’omicidio di Angelo Vassallo. Non cerchiamo polemiche né processi mediatici, ma verità e giustizia per un uomo che ha servito lo Stato con onestà, coraggio e senso del dovere. Dopo quindici anni, il bisogno di risposte appartiene non solo alla nostra famiglia, ma a tutti i cittadini che credono nella legalità».
Prospettive del procedimento
Con l’appello depositato dalla Procura di Salerno e dalla Procura generale, la vicenda giudiziaria legata alla morte di Angelo Vassallo entra in una nuova fase. La decisione della Corte di Appello sarà determinante per stabilire se il colonnello Cagnazzo sarà rinviato a giudizio o se confermerà il proscioglimento stabilito dal gup.
L’omicidio di Vassallo, noto per il suo impegno nella lotta alla criminalità locale e alla tutela dell’ambiente, continua a rappresentare un caso di forte attenzione pubblica e giudiziaria, con numerosi sviluppi processuali ancora in corso. La comunità locale, così come la famiglia del sindaco, rimangono in attesa di risposte chiare e definitive dopo oltre quindici anni dall’omicidio.


