Organi compromessi durante il trasporto a Napoli, emergono nuovi casi: la vicenda del piccolo Domenico Caliendo non è isolata
La vicenda del piccolo Domenico Caliendo ha segnato una comunità intera a Napoli e a livello nazionale. Le presunte criticità sul trasporto di organi destinati al trapianto, non sarebbero un caso isolato. Emergono, infatti, nuovi casi. Nel corso di un recente convegno istituzionale a Palazzo Madama, è venuto fuori che altri organi, destinati a interventi salvavita, sarebbero arrivati nelle sale operatorie in condizioni compromesse, a causa di errori nella gestione della catena del freddo durante il trasporto. A confermare la portata del problema, l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, che ha partecipato all’incontro “Il dono della vita nel sistema trapiantologico”, organizzato dall’Aido al Senato della Repubblica.
Le rivelazioni emerse in Senato
Durante il confronto tra istituzioni, medici e operatori del settore, sono stati mostrati ulteriori episodi critici. In particolare, rappresentati della compagnia Avionord, attiva nel trasporto sanitario aereo, hanno descritto un caso particolarmente emblematico. Si tratta di un rene arrivato a destinazione parzialmente congelato a causa dell’utilizzo improprio di ghiaccio a temperature eccessivamente basse, fino a -40 gradi. Un episodio che ha acceso i riflettori su una problematica decisamente più ampia: la gestione non sempre adeguata delle condizioni di conservazione degli organi durante il trasferimento. Un errore apparentemente tecnico, ma che ha delle conseguenze potenzialmente irreversibili per i pazienti in attesa di trapianto.
Tecnologie obsolete e necessità di aggiornamento
Il dibattito istituzionale ha messo in evidenza una criticità strutturale del sistema: l’uso diffuso di strumento di trasporto considerati ormai superati. In molti casi, infatti, si ricorre ancora a contenitori in polistirolo o a semplici frigoriferi portatili. Soluzioni che non garantiscono assolutamente condizioni ottimali per la corretta conservazione degli organi.
Gli esperti hanno sottolineato l’esigenza di un cambio di paradigma, puntando su tecnologie avanzate come le macchine da perfusione trasportabili. Questi dispositivi, a differenza dei sistemi tradizionali, non si limitano a mantenere la temperatura, ma preservano attivamente la funzionalità dell’organo durante il viaggio, migliorando le probabilità di successo del trapianto.

Un sistema da rimodulare alla radice
Le criticità emerse non riguardano solo aspetti tecnici, ma sollevano interrogativi ancora più profondo sull’organizzazione della rete trapiantologica. La catena logistica, che dovrebbe rappresentare un’eccellenza nella sanità, appare esposta a rischi che possono compromettere seriamente la vita dei pazienti. Il confronto istituzionale, in tal senso, ha posto l’accento sulla necessità di aggiornare normative, protocolli e investimenti, per evitare che episodi del genere possano ripetersi. La questione non è solo un problema tecnico, ma anche etico e sociale.
Ogni organo, del resto, rappresenta la possibilità di una vita. Un errore grave di questo tipo, può diventare una perdita irreparabile. Impossibile non pensare che episodi del genere richiedano la responsabilità condivisa di istituzioni, operatori sanitari e aziende di trasporto. L’innovazione tecnologica è disponibile, ma la sua diffusione richiede più volontà, troppo spesso ignorate.
La politica, i giusti investimenti e un’adeguata formazione, sono solo alcuni dei punti cruciali sui quali bisognerebbe far leva. Il caso del piccolo Domenico Caliendo, insieme agli altri emersi, è un campanello d’allarme. Senza un buon investimento strutturale, il rischio è che l’eccellenza del sistema trapiantologico italiano venga compromesso da gravi falle evitabili nella fase più delicata, ossia quella del trasporto.


