Bagnoli blocco ai camion dagli attivisti No America'sCup.
Bagnoli blocco ai camion dagli attivisti No America'sCup.

11 Aprile 2026

Cristina Siciliano

America’s Cup a Bagnoli, l’appello degli attivisti: “Non trascurate i danni ambientali e sanitari”

Le associazioni del quartiere napoletano chiedono ai team di considerare i rischi ambientali e sanitari legati all’evento sportivo

Non vi chiediamo di rinunciare alla competizione, ma di non essere indifferenti alle conseguenze delle scelte che la accompagnano. Perché la vera sfida, oggi, non è solo vincere una regata, ma dimostrare che è possibile farlo senza tradire il mare e le comunità che lo abitano”. È l’appello rivolto agli equipaggi e agli organizzatori della 38esima America’s Cup, scritto dalla Comunità di Bagnoli e dalla Rete No America’s Cup, in una lettera inviata il 9 aprile scorso.

Secondo quanto riporta Lecronachedi.it, la lettera, rappresenta un chiaro segnale di allarme da parte di numerose associazioni locali, tra cui l’Assemblea Popolare di Bagnoli, Medicina Democratica, Assise di Bagnoli, Mare Libero, Villa Medusa, Lido Pola e la Rete Sociale No Box – Diritto alla Città. Le realtà firmatarie si oppongono all’uso dell’area dell’ex Italsider di Bagnoli per ospitare le strutture necessarie all’evento internazionale, che solleva importanti preoccupazioni sotto il profilo ambientale, sociale, sanitario ed etico.

Un evento che rischia di trasformarsi in sfruttamento

Sempre secondo Lecronachedi.it gli attivisti non sono contrari alla competizione in sé, ma contestano il modo in cui l’America’s Cup viene organizzata. Secondo loro, l’evento sta rischiando di diventare un’operazione incentrata sugli interessi economici, piuttosto che su una reale valorizzazione sostenibile del territorio. “Si rischia di trasformare un’opportunità sportiva in una questione di sfruttamento della zona, con danni irreparabili all’ambiente e alla salute delle persone che vivono lì”, spiegano nella missiva.

L’area su cui si concentrano le polemiche è quella che ospitava le ex acciaierie Italsider e che, negli anni, ha subito pesanti danni ambientali. Si tratta di un’area gravemente contaminata, classificata come Sito di Interesse Nazionale (SIN), che continua a portare il peso di bonifiche incomplete o errate. Le industrie passate, tra cui la Ilva, Eternit e la Montecatini, hanno lasciato dietro di sé tracce di sostanze altamente pericolose come amianto, piombo, mercurio e arsenico, che sono ancora presenti nei fondali marini e nelle acque della zona.

Preoccupazioni sulla bonifica e sull’efficacia delle soluzioni adottate

Le preoccupazioni degli attivisti riguardano soprattutto la gestione della bonifica dell’area. Nonostante gli sforzi ufficiali, la bonifica è stata parziale e molte zone continuano a essere contaminate. L’area dove sono previste le strutture di supporto alla gara è quella più esposta ai rischi: la “colmata” che dovrebbe ospitare i pontili per le imbarcazioni presenta livelli di inquinamento fino a mille volte superiori ai limiti di legge, con gravi ripercussioni per l’ambiente e la salute pubblica.

A questa situazione si aggiunge la questione dei metodi di bonifica utilizzati, che non sembrano garantire un’efficace protezione della zona. Il sindaco di Napoli e commissario straordinario per la bonifica, Gaetano Manfredi, ha dichiarato che un sistema di “capping” e barriere invalicabili elimineranno i rischi, ma molti esperti hanno sollevato dubbi sulla reale efficacia di queste soluzioni, soprattutto considerando le caratteristiche del territorio, come la sismicità e la presenza di falde acquifere superficiali.

Manfredi commissario Bagnoli
Gaetano Manfredi

Un’operazione che esclude la comunità locale

Le critiche riguardano anche il processo decisionale legato all’organizzazione dell’evento, che non ha coinvolto adeguatamente la comunità locale. Molti cittadini di Bagnoli, che vivono quotidianamente con i problemi ambientali e sanitari legati alla zona, si sentono esclusi dalle scelte che riguardano il loro futuro. “Nessun rappresentante dell’organizzazione ha ascoltato le nostre istanze, nonostante da anni ci battiamo per la tutela del territorio”, si legge nella lettera. Le associazioni sottolineano che oltre 100 famiglie residenti nella zona di Coroglio rischiano di essere espropriate per fare spazio alle strutture dell’America’s Cup, senza alcun coinvolgimento dei diretti interessati.

L’evento sportivo, per quanto prestigioso, non può giustificare scelte che mettono a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini. Le manifestazioni di protesta si sono già estese nella città, con denunce depositate alla Procura della Repubblica di Napoli, e ora gli attivisti chiedono alle squadre e agli organizzatori di prendere posizione riguardo alle reali problematiche ambientali e sociali sollevate dal progetto.

Un appello a una sfida più grande

Il messaggio finale degli attivisti è chiaro: l’America’s Cup potrebbe diventare una vetrina per un cambiamento positivo, se i team e gli organizzatori decidessero di agire in modo responsabile. “La vera sfida oggi non è solo vincere una regata, ma dimostrare che è possibile farlo senza compromettere l’ambiente e le comunità che lo ospitano”. Una sfida che, secondo gli attivisti, deve essere vinta non solo in mare, ma anche nella tutela di un territorio che non può più essere ignorato.

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