Il 20enne, colpito da un proiettile durante una guerra tra bande, non avrà un funerale pubblico per motivi di ordine pubblico
La morte di Fabio Ascione, 20enne ucciso a Ponticelli, sta scuotendo l’intera comunità di Napoli Est. La Questura ha deciso di vietare i funerali pubblici per il giovane, vittima innocente di una guerra tra bande. Sebbene le indagini rivelino che Fabio non fosse coinvolto in attività criminali, il contesto in cui è stato ucciso ha sollevato preoccupazioni per la sicurezza e l’ordine pubblico. Il proiettile che lo ha colpito sarebbe partito accidentalmente da un gruppo delle “case di Topolino” durante uno scontro tra bande. Si è trattato di un errore tragico che ha strappato la vita a un giovane che aveva tutta una vita davanti.
Le circostanze dell’omicidio
Fabio Ascione era un ragazzo senza precedenti penali, dedito al lavoro e alla famiglia. Quel 20 aprile 2023, dopo aver terminato il suo turno di lavoro in una sala bingo a Cercola, stava tornando a casa. Si trovava nei pressi del bar Lively di Ponticelli quando, per motivi ancora poco chiari, è stato colpito al torace da un proiettile. La sua morte è stata probabilmente causata da un tragico scambio di persona, o forse da un colpo partito accidentalmente da chi stava maneggiando l’arma.
Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo di Poggioreale e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, stanno cercando di fare luce su quanto accaduto. La ricostruzione dell’omicidio parte da uno scontro tra due bande, una di Ponticelli e l’altra di Volla. Nella serata di Pasquetta, questi gruppi si erano affrontati in un conflitto violento. Secondo quanto riporta Fanpage, subito dopo, i giovani di Volla avevano deciso di “rispondere” con una rappresaglia, avvicinandosi alle “case di Topolino”, uno dei luoghi simbolo di Ponticelli.
L’agguato: un’azione fulminea e senza tracce
L’agguato è avvenuto con rapidità e precisione. Secondo le prime ricostruzioni, un’auto si è fermata nei pressi del bar Lively, in via Carlo Miranda, dove Fabio e alcuni suoi amici stavano chiacchierando. I sicari, senza scendere dal veicolo, hanno sparato diversi colpi contro il gruppo. Fabio è stato colpito al petto da un solo proiettile, ma le modalità dell’assalto destano preoccupazione. Non sono stati trovati bossoli sul luogo dell’agguato, il che potrebbe suggerire l’utilizzo di armi particolari o l’intervento di una mano esperta nel depistare le tracce del crimine. Nonostante i soccorsi immediati e il trasporto al pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania, il giovane è deceduto poco dopo l’arrivo.
La decisione della Questura e il divieto dei funerali pubblici
La Questura di Napoli ha imposto il divieto di funerali pubblici per Fabio Ascione per ragioni di sicurezza. Sebbene il giovane non fosse coinvolto nel conflitto, il timore delle forze dell’ordine è che un corteo funebre potesse diventare il bersaglio di nuovi raid tra bande. Questo tipo di violenza, radicata nei quartieri più poveri di Napoli, continua a mettere a rischio l’ordine pubblico. Le autorità temono quindi ritorsioni e vendette. Nonostante il divieto, molte persone (familiari, amici e semplici cittadini) si sono radunate spontaneamente fuori dalla parrocchia dei Santi Pietro e Paolo. Inoltre, c’era stata la decisione di cancellare anche la fiaccolata prevista per la sera del 20 aprile. In quella circostanza, sono emersi ricordi toccanti del giovane, descritto come un ragazzo solare, lontano dalle dinamiche criminali del quartiere, impegnato solo a lavorare e a stare con la famiglia.

L’omertà e le difficoltà delle indagini
Le indagini continuano, ma la situazione a Ponticelli è complessa. Nonostante l’inchiesta sia sotto il controllo della Direzione Distrettuale Antimafia, le difficoltà sono enormi, soprattutto a causa dell’omertà che ancora pervade la zona. Nessuno sembra disposto a parlare. Nessuno ha visto chi abbia caricato il corpo di Fabio e l’abbia abbandonato davanti all’ospedale Villa Betania, dove è stato lasciato agonizzante. Nel frattempo, le forze dell’ordine stanno concentrando le proprie indagini su Volla, ritenendo che i sicari avessero come obiettivo un altro giovane del gruppo di Ponticelli. Il delitto di Fabio Ascione non è altro che il tragico risultato di una guerra tra bande. In questa vicenda la sua vita è stata spezzata per errore. Un colpo d’arma da fuoco è partito accidentalmente in un contesto di violenza e rivalità tra gruppi criminali. Purtroppo, questo tipo di situazioni continua a mietere innocenti.
La morte di Fabio Ascione, giovane incensurato e del tutto estraneo alla criminalità, solleva interrogativi dolorosi sulla brutalità della guerra tra bande e sulle conseguenze devastanti per chi vive in quartieri come Ponticelli. Il suo caso è l’ennesimo esempio di come le vittime innocenti si trovano coinvolte in dinamiche violente che non appartengono loro. E mentre la comunità piange una vita spezzata troppo presto, lo Stato continua a cercare di mantenere il controllo in una zona che, nonostante gli sforzi, rimane teatro di scontri e tragedie quotidiane.


