Dall’inefficacia del decreto Caivano alla rigenerazione infinita dei clan, l’eurodeputato PD traccia la rotta per sottrarre la città all’assedio della criminalità
Napoli attraversa una fase di profonda tensione sociale e criminale, segnata da un’escalation di violenza che vede protagonisti ragazzi sempre più giovani. Gli ultimi episodi di sangue, culminati con l’omicidio di un ventenne a Ponticelli e sparatorie in pieno giorno, riaccendono il dibattito sulla tenuta democratica del territorio e sull’efficacia delle risposte istituzionali messe in campo finora. Sandro Ruotolo, una vita passata a guardare in faccia il mostro della camorra, non usa mezzi termini per descrivere questo corto circuito democratico: “La camorra non è che è più forte di ieri ma è la politica più debole”.
Oltre la logica delle manette: il fallimento del modello repressivo
La cronaca recente racconta di una città dove il confine tra vita quotidiana e teatro di guerra si fa sempre più sottile. Secondo l’europarlamentare del Partito Democratico, Sandro Ruotolo, l’errore storico è pensare che la magistratura possa, da sola, estirpare un fenomeno che ha radici secolari e ramificazioni profonde nei centri di potere economico. “La questione è un po’ più complessa, diciamo che c’è il tema della camorra che nasce ai tempi dei Borboni, quindi pensare di risolverla con più carcere è una cosa impossibile. La camorra non è che è più forte di ieri, intanto è la politica più debole, ma fino a quando avrà rapporti con una parte della politica, dell’economia e della finanza, è una battaglia inutile già persa in partenza”.
Il dito è puntato contro la gestione del governo nazionale. L’illusione che un inasprimento normativo possa spaventare chi è cresciuto nel culto della violenza si scontra con una realtà dove il carcere è spesso una tappa prevista, se non addirittura un rito di passaggio, piuttosto che un deterrente. “Il governo Meloni, in base a quell’episodio di cronaca di violenza sessuale avvenuto a Caivano, ha pensato di affrontare il tema della devianza minorile con il Decreto Caivano: cioè più carceri per i minori. Ma se pensi di risolvere con più manette, hai perso in partenza. Ci vogliono, perché quando si commette un crimine va perseguito, ma lo Stato deve prevenire: se non previeni, non curi la malattia”.
La rigenerazione dei clan e la “povertà culturale” ereditaria
I dati emersi dall’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario sono spaventosi: i tentati omicidi commessi da minori nel distretto di Napoli sono aumentati notevolmente. Si tratta di un sistema criminale che si alimenta della fragilità delle periferie e di una povertà culturale che si tramanda come un’eredità biologica.
“Oggi si riduce l’età, sempre più minori entrano nel sistema criminale. Solo nel 2025 i tentati omicidi a opera di minori sono aumentati del 200%, ci sono stati 40 minori per associazione camorristica. Abbiamo clan che oramai stanno alla quinta, alla sesta generazione. Lo Stato ha mandato in galera, ma per un’associazione a delinquere non è che puoi chiudere a chiave per sempre: sconti 5-6 anni e poi riesci fuori. Il tema è come interrompi questo ricircolo”. La soluzione prospettata non passa per i blindati, ma per un esercito di figure educative. Ruotolo insiste sulla necessità di supportare le famiglie che non hanno più gli strumenti per esercitare un ruolo genitoriale, lasciando i figli in balia della strada fino all’alba.
“Hai bisogno di assumere gli assistenti sociali, di aiutare i genitori a fare i genitori, perché non lo sanno fare. Quante storie abbiamo visto di ragazzini di 15 anni alle 3 di notte, alle 4 di mattina. A quell’età si dorme, i minori devono dormire, non possono stare per strada. C’è bisogno di psicoterapeuti, di maestri. È più complicato, non hai soluzioni immediate, ma è l’unica strada, se no ti ritroverai tra dieci giorni di nuovo a Piazza Carolina, a Ponticelli, alla Riviera di Chiaia”.

Il diritto a restare: la fuga dei giovani
Mentre le cronache si concentrano sulla violenza dei “figli del sistema”, esiste una tragedia silenziosa che colpisce l’altra metà della gioventù napoletana: quella che si laurea, che studia e che non trova spazio in una città occupata militarmente dalla criminalità o paralizzata dal clientelismo. Per l’eurodeputato la vera sconfitta dello Stato è l’esilio forzato delle sue migliori energie. “Napoli senza i suoi giovani non ha futuro. Dobbiamo portarli a non abbandonare la città e a non morire o essere uccisi. Perché quando entri in quelle dinamiche della violenza, una volta uccidi, ma un’altra volta vieni ucciso: comunque finisci in galera o finisci al cimitero. Gran parte di quelli che si laureano ce li perdiamo, vanno all’estero perché sono costretti, non per scelta. E così perdiamo il futuro”. Questa “emorragia di competenze” è il rovescio della medaglia della criminalità minorile. Da una parte i ragazzi che imbracciano le armi a quindici anni, dall’altra quelli che mettono i sogni in valigia per scappare da un territorio che sentono a “sovranità limitata”.
L’indifferenza come complicità e la sfida della “buona politica”
L’analisi si sposta poi sulla responsabilità della cosiddetta “città bene”. L’indignazione per i fatti di sangue, se non accompagnata da una netta separazione dagli interessi economici che alimentano i clan, rischia di essere pura ipocrisia. Il controllo del territorio si perde quando il confine tra lecito e illecito diventa poroso.
“A me piace sempre citare il Presidente della Repubblica: ‘O stai contro la mafia oppure se taci stai con la mafia’. Per l’amore del cielo è sempre importante l’indignazione, ma poi quella borghesia… se tu sei commercialista, ragioniere, imprenditore e favorisci l’investimento dell’economia illegale nell’economia legale, sei complice. L’indifferenza è complicità oggi”. Infine, l’appello per un ripristino della legalità che parta dalla dignità degli spazi urbani e dalla trasparenza delle istituzioni, troppo spesso inquinate da un civismo di facciata che nasconde vecchie logiche clientelari.
“L’arredo urbano è lotta alla criminalità: un ambiente cupo la favorisce. Se hai strade illuminate, la criminalità ha paura, perché ha bisogno del buio. Significa manutenzione dell’edilizia popolare: quanti ascensori funzionano? E poi i partiti devono cambiare, smetterla con la logica dell’appartenenza e confrontarsi con la gente che vive nei territori. La buona politica ha bisogno dei cittadini e i cittadini hanno bisogno della buona politica. Aiutateci a cambiare la politica”.


