Le famiglie chiedono il ritorno delle attività chirurgiche complesse al Monaldi e sostegni economici per affrontare i trasferimenti
I genitori dei bambini cardiopatici in cura presso l’ospedale Monaldi di Napoli chiedono con forza il ripristino delle attività chirurgiche complesse nel reparto di cardiochirurgia. Questo reparto era una volta considerato una vera eccellenza del Sud Italia. La richiesta arriva dopo la decisione dell’ospedale di ridurre le attività. L’ospedale ha deciso inoltre di indirizzare molti piccoli pazienti verso altre strutture sanitarie. In particolare vengono indirizzati all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Le famiglie dei bambini cardiopatici denunciano un imponente disagio. Questo disagio non riguarda solo l’aspetto sanitario ma anche quello economico ed emotivo. Le difficoltà derivanti dai trasferimenti e dalle lunghe attese sono aggravate dalla mancanza di supporto economico. Questo costringe molte famiglie a sostenere da sole le spese di viaggio, soggiorno e altre necessità quotidiane.
La situazione al Monaldi oggi
Il reparto di cardiochirurgia del Monaldi ha rappresentato per anni un punto di riferimento per la salute dei bambini cardiopatici nel Sud Italia. Ha raggiunto livelli di eccellenza sotto la guida del dottor Oppido. Con la sua gestione, l’ospedale è riuscito a garantire continuità e alta qualità nei trattamenti anche in situazioni complesse. Tuttavia, da quando le attività sono state ridotte, i genitori segnalano un arretramento significativo. In particolare c’è stata una riduzione nella capacità dell’ospedale di rispondere alle esigenze dei pazienti.
Le famiglie, infatti, si trovano ora costrette a trasferire i propri figli in altre strutture. A volte devono trasferirsi a centinaia di chilometri di distanza, come quella del Bambino Gesù di Roma. Questa realtà da tempo ha dovuto farsi carico del flusso di pazienti provenienti da altre regioni. Inoltre, la necessità di spostarsi causa forti disagi psicologici e comporta anche un pesante onere economico.
Le conseguenze economiche e organizzative
Oltre alle difficoltà sanitarie, i genitori dei bambini cardiopatici denunciano la mancanza di supporto economico per far fronte alle spese derivanti dai trasferimenti. “Trasferimenti improvvisi, spese di viaggio, soggiorni prolungati lontano da casa e costi quotidiani gravano interamente sui nuclei familiari“, scrivono in una nota, evidenziando come non esista, al momento, alcuna misura di sostegno strutturato da parte dell’azienda sanitaria.
Le famiglie chiedono quindi che vengano adottate misure urgenti per coprire almeno parte di queste spese. Queste misure permetterebbero loro di concentrarsi esclusivamente sulla salute dei propri figli senza dover affrontare il peso economico e logistico di questi continui spostamenti. “Non possiamo permetterci di continuare a sostenere queste spese. Abbiamo bisogno di aiuti concreti per affrontare un momento già di per sé drammatico“, affermano i genitori.
Inoltre, le famiglie lamentano la carenza di informazioni precise sui tempi e sulle modalità dei trasferimenti. Segnalano anche la difficoltà nel coordinare lavoro, altri figli e vita quotidiana lontano dalla propria città. La mancanza di un accompagnamento organizzativo adeguato peggiora la situazione. Così le famiglie vengono lasciate sole e senza un supporto adeguato.

La necessità di ripristinare le attività chirurgiche complesse
Le famiglie, che in passato hanno visto il Monaldi come una struttura all’avanguardia nella cardiochirurgia pediatrica, chiedono ora il ritorno delle attività chirurgiche complesse. “Con il dottor Oppido, il reparto era una vera eccellenza“, affermano. “Ora sembra che il nostro ospedale non riesca più a gestire le necessità di questi pazienti così fragili”.
In particolare, le famiglie chiedono che, dove possibile, vengano ripristinate tutte le attività chirurgiche e che venga riattivato un programma di supporto continuo che permetta loro di non dover ricorrere a strutture lontane. La richiesta è chiara: non si tratta solo di tornare alla normalità, ma di garantire una continuità nell’assistenza che, secondo i genitori, è fondamentale per i bambini che necessitano di interventi delicati e urgenti.


