Arriva il diniego per l’utilizzo del foyer dell’Auditorium in via Diocleziano: il dibattito cittadino si sposta al Municipio di Via Acate.
Il clima attorno alla rigenerazione urbana di Bagnoli si fa sempre più rovente. La frattura tra le istituzioni e i movimenti territoriali segna un nuovo punto di rottura dopo il secco “no” arrivato dai vertici della gestione commissariale. Al centro della contesa c’è il Consiglio Comunale Popolare, un’assemblea pubblica indetta dai comitati per discutere il futuro dell’area ex Italsider, che si vede ora negare l’accesso agli spazi della Porta del Parco di via Diocleziano.
Il muro della burocrazia: negato l’auditorium
La tensione esplode a seguito di una comunicazione ufficiale che gela le aspettative delle realtà sociali bagnolesi. Attraverso una PEC firmata dal dirigente amministrativo e dal subcommissario, la Struttura Commissariale ha respinto la richiesta di utilizzo dell’auditorium della Porta del Parco. La decisione impedisce di fatto lo svolgimento dell’assemblea all’interno della struttura simbolo del quartiere, scatenando l’ira degli attivisti e degli abitanti. La rete No America’s Cup, insieme a numerosi comitati territoriali, denuncia questo atto come una palese violazione del principio di partecipazione democratica, trasformando quello che doveva essere un luogo di confronto in un fortino inaccessibile.
Il motivo del diniego
La richiesta di occupare il Foyer dell’Auditorium, così come si legge nel post social del collettivo di Villa Medusa, è stata respinta poiché un’assemblea pubblica esula dalle finalità previste dal regolamento. La normativa concede l’uso gratuito esclusivamente ad associazioni o enti per scopi culturali, scientifici, ricreativi o scolastici, escludendo quindi la tipologia di evento civico proposta.

Lo spettro del consiglio a porte chiuse
Le ragioni della protesta affondano le radici nei recenti e tumultuosi fatti dello scorso 3 marzo. In quell’occasione, la sede della X Municipalità ospitò un consiglio comunale che i residenti definiscono come un “vergognoso teatrino”.
Mentre all’interno si discuteva del destino del territorio, all’esterno cittadini e attivisti restavano bloccati da un imponente cordone di sicurezza.
L’impossibilità di intervenire o anche solo di ascoltare il dibattito istituzionale in presenza, e non attraversò il maxi-schermo messo a disposizione, esasperò gli animi portando a momenti di forte attrito.
Per i movimenti, il diniego della Porta del Parco rappresenta la prosecuzione di quella strategia della “porta chiusa” che mira a escludere la voce di chi il quartiere lo vive quotidianamente.
La sfida dei comitati: l’assemblea si sposta in Via Acate
Nonostante il divieto, la mobilitazione non si ferma. Gli abitanti e le reti sociali confermano la propria volontà di dare vita a un momento di democrazia reale e dal basso. La risposta al rifiuto istituzionale viene vissuta dai collettivi e attivisti in modo fermo: il Consiglio Comunale Popolare si terrà comunque venerdì 27 marzo alle ore 16:30. Il luogo dell’appuntamento si sposta, però, alla sede della X Municipalità, in via Acate 65.
Gli organizzatori intendono dimostrare che la partecipazione non dipende dalle concessioni di un ufficio, ma dalla volontà collettiva di una comunità che rivendica il diritto di decidere sul proprio futuro.
Le priorità del territorio: bonifica, lavoro e beni comuni
Il cuore della protesta non riguarda solo la forma, ma i contenuti urgenti che la politica, a detta di collettivi e cittadini, sembra ignorare. Durante il Consiglio Popolare, i partecipanti intendono mettere sul tavolo i “problemi cocenti” che affliggono Bagnoli da decenni.
Le richieste sono chiare e non negoziabili: l’attuazione di una bonifica reale, la creazione di lavoro stabile e sicuro per i giovani del quartiere, la garanzia di una spiaggia libera e fruibile e la realizzazione del grande bosco urbano promesso.

Bagnoli gestito come un affare privato
I comitati accusano la giunta del sindaco Manfredi e la struttura commissariale di gestire la partita Bagnoli come un affare privato, ignorando i bisogni primari dei cittadini.
L’invito alla partecipazione attiva, così come si legge sulla pagina di Villa Medusa, rimane aperto a tutta la città, con l’obiettivo di dare una lezione di civismo e discussione pubblica contro quella che definiscono una gestione fallimentare.
Il clima resta teso ma Gaetano Manfredi, durante la firma del “Protocollo di Legalità” in Prefettura del 24 marzo si è pubblicamente impegnato nel rafforzare il dialogo con territorio e comitati.


