Gennaro Sangiuliano
Gennaro Sangiuliano

18 Marzo 2026

Cristina Siciliano

Referendum, Sangiuliano: “Voto sì perché il giudice deve essere terzo come un arbitro di calcio”

L’ex ministro e consigliere regionale di FdI sottolinea l’importanza della credibilità e dell’indipendenza della magistratura

Durante l’incontro “Verso il Referendum – Confronto trasversale per una partecipazione consapevole” organizzato dall’Università Federico II di Napoli, Gennaro Sangiuliano, ex ministro e attuale consigliere regionale di Fratelli d’Italia, ha espresso il suo punto di vista sulla giustizia. Ha sottolineato l‘importanza della terzietà dei giudici, paragonandoli a arbitri di calcio.

La terzietà come valore fondamentale

Secondo Sangiuliano, la giustizia è il “nocciolo dello Stato“. Per essere esercitata in modo efficace deve essere credibile. La credibilità della magistratura, secondo l’ex ministro, dipende in gran parte dalla sua capacità di essere “terza“, ossia di agire senza alcuna influenza esterna o pregiudizio. A tal proposito, ha esemplificato il concetto utilizzando una metafora: “Voi vi fidereste di un arbitro che viene allo stadio, che va a cena e fa convenevoli con uno degli allenatori delle due squadre? No. Gli arbitri sono asettici rispetto al contesto, dicono un semplice buongiorno o buonasera e poi svolgono la loro attività, cioè essere terzi rispetto a ciò che accade in campo“.

Sangiuliano ha messo in evidenza come, secondo la Costituzione italiana, il giudice deve essere “autonomo, indipendente, giusto e terzo“. Solo in questo modo si può garantire un “giusto processo“. È fondamentale, ha proseguito, che il cittadino possa avere “la serenità che colui che lo giudica è una persona giusta e indipendente“.

Gennaro Sangiuliano
Gennaro Sangiuliano

Il ruolo della responsabilità dei magistrati

Un altro tema che ha suscitato particolare attenzione è quello della responsabilità dei magistrati. Sangiuliano ha ricordato come la credibilità della giustizia passi anche attraverso la capacità di un giudice di rispondere per gli errori che commette. Il politico ha riportato esperienze personali, come quella del caso di Enzo Tortora. Secondo Sangiuliano, quel caso rappresenta uno dei più gravi errori giudiziari della storia recente d’Italia. “Sono stato testimone di decine di persone, cittadini che sono stati sbattuti in carcere solo per errore“, ha affermato.

Sangiuliano ha raccontato anche il caso di un immigrato che per dieci anni è stato confuso con un’altra persona. Inoltre, ha raccontato di un altro cittadino, Gennaro Esposito, che fu incarcerato per settimane a causa di un errore di omonimia. Il politico ha quindi chiesto: “Quei magistrati che hanno sbagliato, sono stati sanzionati? Sono stati censurati o radiati?”. La risposta è stata negativa, con l’ex ministro che ha concluso: “Quando un magistrato strappa per dieci anni una persona alla sua vita e poi si scopre che era innocente, non deve rispondere delle sue responsabilità?“.

La giustizia e la politica

Infine, Sangiuliano ha sottolineato che la giustizia non può essere utilizzata come strumento politico. Le leggi le fa il Parlamento, cioè i cittadini attraverso la sovranità popolare, ha dichiarato. Ha ribadito il concetto che i giudici devono essere al di sopra delle parti politiche e non influenzati da alcun interesse esterno.

Il suo intervento si è concluso con un appello alla necessità di riformare il sistema giudiziario in modo da garantirne l’efficienza, la trasparenza e, soprattutto, la capacità di rispondere per gli errori. Sangiuliano ha posto l’accento sulla centralità della giustizia per la democrazia. Ha affermato che solo se i cittadini si sentono tutelati da un sistema imparziale e responsabile, il nostro Stato di diritto potrà essere veramente forte.

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