Il sindaco di Benevento e leader di Noi di Centro interviene sulla riforma della giustizia e il referendum costituzionale
La riforma della giustizia è una delle questioni più scottanti del panorama politico italiano. Clemente Mastella non si tira indietro nel dire la sua. Il sindaco di Benevento e leader di Noi di Centro ha ribadito il suo fermo “No” al referendum costituzionale. Tuttavia, le sue critiche vanno oltre la semplice valutazione del testo. Per lui, il “campo largo” che unisce le forze politiche di centrosinistra rischia di trasformarsi in una giustificazione per alleanze occasionali. Queste alleanze infatti sarebbero prive di una visione politica solida e strutturata.
Un No motivato dalla mancanza di una vera riforma
Mastella ha definito il referendum come una battaglia sacrosanta. Tuttavia, ha precisato che la riforma proposta non affronta le vere problematiche che affliggono il sistema giudiziario italiano. In particolare, ha sottolineato che non si interviene sui lunghissimi tempi dei processi. Questo è un problema che ha ben conosciuto per esperienza diretta. “Il vero flagello della giustizia italiana sono i tempi biblici dei processi“, ha affermato Mastella, “soprattutto per chi finisce nelle maglie del sistema giudiziario, come è successo a me“.
L’ex ministro della Giustizia ha anche criticato l’idea di potenziare il ruolo del pubblico ministero. Con la riforma, infatti, esso diventerebbe un “superpoliziotto“. Secondo Mastella, questo non farebbe che peggiorare la situazione, già complessa. Oggi, i ruoli tra magistratura requirente e giudicante sono distinti. “Se fossi stato giudicato dal pm che mi ha accusato, sarei finito in galera“, ha dichiarato, “ma il giudice, con il suo ruolo, mi ha assolto“.
L’estrazione a sorte e le correnti: una soluzione inefficace
Un altro aspetto della riforma che Mastella considera problematico è l’introduzione dell’estrazione a sorte per determinare la composizione di alcuni organi giudiziari. Secondo lui, questa misura non risolverebbe il problema delle correnti interne alla magistratura, che continuerebbero a influenzare le decisioni, anche se venissero scelti a sorte. “Le correnti vanno abrogate per legge, non risolviamo nulla con l’estrazione a sorte“, ha spiegato.
Inoltre, Mastella ha sollevato preoccupazioni sull’equilibrio di genere. Se l’estrazione a sorte dovesse assegnare un numero di donne o uomini in modo casuale, sarebbe a rischio la pluralità e la rappresentanza di genere nelle istituzioni giuridiche. “Se si estraggono dieci uomini o dieci donne, l’equilibrio sarebbe compromesso“, ha commentato il sindaco di Benevento.

Il campo largo e la coalizione politica
Mastella ha anche parlato della coalizione di centrosinistra e del “campo largo” che ha visto convergere diverse forze politiche nel sostenere la battaglia contro il referendum. Sebbene riconosca l’importanza di questa unità, ha avvertito che non può essere una posizione “à la carte”, da adottare solo quando comodo. “O il campo largo è un progetto politico strutturale, che si realizza in ogni occasione, o non è“, ha detto Mastella. Per lui, la coalizione deve essere forte non solo nelle battaglie referendarie. Deve esserlo anche nella gestione dei territori e nella costruzione di un’alleanza solida per le elezioni politiche del 2027.
In particolare, ha evidenziato l’importanza della Campania come “arsenale politico imprescindibile” per il successo delle future sfide politiche. “Se il campo largo vuole essere davvero una proposta vincente, deve essere radicato sui territori, a partire dalle esperienze di governo che si stanno costruendo“, ha sottolineato Mastella. Per Mastella, il referendum sulla giustizia è solo uno dei fronti in cui la politica italiana è chiamata a confrontarsi. Ma le soluzioni proposte dalla riforma non risolvono i veri problemi, e la politica del “campo largo” rischia di rimanere una promessa vuota se non sarà supportata da una visione chiara e condivisa.


