Il terremoto mediatico che ha scosso l’ospedale Monaldi di Napoli continua, mettendo a rischio chi per anni ha lavorato con coscienza, passione e amore. La nota firmata da 186 genitori di pazienti pediatrici sottolinea il legame di fiducia che li lega al nosocomio.
Sono ben 186 i genitori che si sono schierati in difesa del cardiochirurgo Guido Oppido e l’equipe del Monaldi, replicando alle dure critiche del web degli ultimi giorni. Ricordando il dolore vissuto per i propri figli cardiopatici, le famiglie descrivono la costante lotta per la sopravvivenza dei neonati tra incubatrici e monitor h24. Tra loro anche chi, proprio come Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo, hanno perso un figlio. Un accorato messaggio, attraverso il quale i genitori esprimono solidarietà al medico indagato, sottolineando l’umanità e la competenza del professionista che li ha curati.
“Tra noi ci sono genitori che, purtroppo, hanno perso i loro figli cardiopatici” e “chi ci valuta dall’esterno, ignora le ansie, le angosce, i pianti e le trepidanti aspettative; è all’oscuro, invero, del fatto che un nostro neonato, sin dal primo vagito deve, obbligatoriamente, essere protetto da un’incubatrice neonatale con fili, flebo ed essere collegato h24 ad un monitor.”, si legge.
Il legame di fiducia con il dottor Oppido e i medici del Monaldi
La nota diffusa dai 186 genitori prosegue descrivendo con crudo realismo l’esperienza vissuta nel reparto di terapia intensiva cardiologica. I firmatari sottolineano come chi giudica l’operato medico dall’esterno ignori, per propria fortuna, il tormento di quelle atroce attese trascorse fuori dalle porte della rianimazione, dove ogni minuto appare interminabile.
“Chi ci valuta ignora, per sua fortuna, – prosegue la nota – le atroci attese dinanzi all’unità di terapia intensiva cardiologica, lo snervante ripetersi degli allarmi che segnalano anomalie nei parametri vitali; ignora il senso di impotenza di un genitore che vede un figlio di pochi giorni entrare in una sala operatoria per interventi tecnicamente complessi”, continuano i genitori dei piccoli pazienti.
All’interno della nota si denuncia l’incomprensione verso lo snervante ripetersi degli allarmi, che segnalano costantemente anomalie nei parametri vitali dei piccoli pazienti, gettando le famiglie nel panico. I genitori raccontano, inoltre, il profondo senso di impotenza che ogni padre e madre prova nel vedere il proprio figlio, spesso di pochi giorni, varcare la soglia della sala operatoria per affrontare interventi estremamente complessi. Attraverso queste parole, le famiglie chiedono rispetto per la sofferenza vissuta, evidenziando il legame di fiducia instaurato con il professore Oppido e l’equipe medica del Monaldi, spesso ingiustamente bersagliata dai commenti superficiali circolati sul web.

Tra i firmatari della nota anche genitori che hanno perso un figlio
I genitori firmatari della nota chiariscono che la loro battaglia quotidiana rappresenta solo il primo gradino di una ripida scalata, in cui il raggiungimento della vetta appare quasi impossibile. I firmatari rispondono con fermezza a chi, con enfasi retorica, mette in dubbio la loro posizione ipotizzando la perdita di un figlio, rivelando come nel gruppo vi siano già genitori che hanno purtroppo vissuto il lutto di un bambino cardiopatico.
“E, chi ci domanda, con enfasi retorica ‘avreste sottoscritto quel comunicato, se vi fosse morto un figlio?’ non sa che anche tra noi ci sono genitori che, purtroppo, hanno perso i loro figli cardiopatici; non sa che i nostri figli vivono sempre sul filo del rasoio.”
Essi sottolineano che i propri figli convivono costantemente sul filo del rasoio, in una condizione di estrema fragilità che li rende profondamente empatici verso il dolore altrui. Proprio per questa ragione, i genitori ribadiscono di aver sempre condiviso e rispettato, senza alcuna riserva, l’immenso strazio vissuto dalla famiglia del piccolo Domenico Caliendo. Con queste parole, i firmatari scelgono di non contrapporre il loro dolore a quello dei genitori della vittima, chiedendo tuttavia rispetto per il lavoro svolto dal professore Oppido.
Contro il Monaldi una campagna mediatica a senso unico
La nota contesta aspramente la natura di una campagna mediatica a senso unico, chiedendo per quale motivo risulti sgradito ascoltare prospettive differenti che non si allineano al coro di condanna generale.
I genitori denunciano, inoltre, il sistematico screditamento preventivo delle opinioni di chi, nonostante il dolore collettivo, continua a credere fermamente in uno Stato di diritto. Essi ribadiscono con forza il principio cardine secondo cui nessuno può essere considerato colpevole fino a una condanna definitiva, lamentando come tale presunzione di innocenza venga spesso ignorata dal dibattito pubblico.
“Perchè rammaricarsi se 186 firmatari, per conto anche di altre centinaia di genitori, hanno inteso solo esprimere la loro autentica riconoscenza al professore Oppido e ai medici del Monaldi? Perché è sgradito ascoltare argomentazioni inusuali di chi non si uniforma ad una campagna mediatica a senso unico? Perché si screditano, a priori, le opinioni di chi, credendo ancora in uno Stato di diritto sono convinti che ‘non si è colpevoli sino alla condanna definitiva?'”.
La nota si conclude così, con dei genitori che, nonostante tutto, credono ancora in uno Stato di diritto e che esprimono solidarietà verso dei medici che hanno salvato i loro figli o che, almeno, hanno fatto il possibile. I firmatari, dunque, sfidano il pregiudizio sociale, rivendicando il diritto di sostenere i medici che hanno salvato i propri figli, senza che questo gesto venga interpretato come una mancanza di rispetto verso il piccolo Domenico.


