Le contraddizioni della kermesse velica: la ricerca di volontari solleva dubbi sulla reale vocazione occupazionale dell’evento per il territorio napoletano. Il collettivo di Villa Medusa: “Sfruttamento gratuito legalizzato”.
L’attesa per l’America’s Cup del 2027, evento velico di caratura mondiale, si sta trasformando in un terreno di scontro sociale ben lontano dalle vele candide e dalle regate mozzafiato. Mentre le istituzioni e gli organizzatori presentano l’evento come una panacea per il territorio di Bagnoli, capace di generare indotto e riqualificazione urbana per un’area martoriata da decenni, la realtà che emerge dai primi bandi di reclutamento lascia perplessi. La frattura è evidente: da una parte le promesse di “lavoro e occupazione” legate all’evento, dall’altra l’apertura ufficiale del portale per la ricerca di volontari. Immediata la risposta del collettivo Villa Medusa di Bagnoli.
La promessa di riqualificazione si infrange contro il lavoro gratuito
La narrazione ufficiale ha dipinto l’America’s Cup come l’occasione d’oro per Napoli, un volano di sviluppo economico e un’opportunità di riqualificazione per un’area dimenticata come Bagnoli. Eppure, a pochi mesi dall’inizio delle attività, il primo segnale inviato al territorio non riguarda l’assunzione di personale qualificato o l’inserimento lavorativo, bensì la richiesta di prestazioni a titolo gratuito. Il sito ufficiale del programma cerca figure per il supporto logistico, l’accoglienza e l’assistenza al pubblico. Una disponibilità lavorativa che si estende anche a periodi di 10 giorni. I requisiti per prendere parte, da volontari, all’America’s Cup sono semplicissimi: basta aver compiuto 18 anni di età e aver voglia di mettersi in gioco per il proprio territorio.
“Cerchiamo profili di volontari diversi, con o senza esperienza precedente nel mondo del volontariato, pronti a scoprirlo per la prima volta, con conoscenza e orgoglio del proprio territorio e desiderosi di imparare e contribuire alla storia di Cagliari, Napoli e dell’America’s Cup. Persone con abilità diverse, impegnate nella sostenibilità e nuove al volontariato, insieme a coloro che fanno parte da anni di associazioni locali, saranno una componente essenziale per il successo della Louis Vuitton 38ª America’s Cup.”, si legge sul sito ufficiale della competizione sportiva.

La risposta del collettivo: “Sfruttamento gratuito legalizzato”
Non è tardata la risposta del collettivo di Villa Medusa a Bagnoli, attualmente impegnati per dire “No” all’ America’s Cup. Questa, secondo il collettivo, è la prova tangibile che il modello dei “grandi eventi” si regge spesso sullo sfruttamento gratuito legalizzato, mascherato da spirito di servizio.
“Come ampiamente previsto il reclutamento parte con la proposta di lavoro volontario, quindi sfruttamento gratuito legalizzato.”, si legge in un post social.
Il malumore del territorio: “Un pacco di menzogne”
Villa Medusa non ha usato giri di parole, definendo l’intera operazione un vero e proprio “pacco di menzogne”. La critica si concentra non solo sulla natura gratuita del volontariato richiesto, ma sulla gestione complessiva del cantiere cittadino. Si parla di rischi per la salute pubblica e di una gestione opaca delle opere, tra strutture temporanee che diventano permanenti e promesse di spazi pubblici che faticano a tradursi in realtà accessibili. Per il collettivo, la retorica del sindaco-commissario Manfredi – che vanta l’evento come motore di occupazione – si sgretola di fronte alla richiesta di personale non retribuito. La domanda sorge spontanea: se l’evento è un volano occupazionale, perché il primo passo è la ricerca di persone disposte a lavorare gratis?
Il copione già visto: da Milano ai grandi eventi
Il caso napoletano, così come ha sottolineato il collettivo, non è isolato, ma si inserisce in un filone consolidato che ha già interessato altre grandi manifestazioni, come le Olimpiadi di Milano-Cortina. In quei contesti, il ricorso massiccio al volontariato per coprire ruoli che avrebbero dovuto essere professionalizzati ha suscitato aspre polemiche sindacali e sociali. La strategia sembra essere sempre la stessa: si garantisce che “i bandi per i lavori a contratto arriveranno”, ma nel frattempo si assicura la copertura delle necessità logistiche tramite la leva dell’entusiasmo giovanile e della ricerca di un’esperienza “prestigiosa” nel curriculum. Questo meccanismo, tuttavia, rischia di svalutare la professionalità di chi, in quel settore, lavora o vorrebbe lavorare, sostituendo il lavoro stabile e sicuro con la precarietà di un evento “friggi e fuggi”.
“Ci aspettiamo che, di fronte alla figuraccia, le istituzioni si affretteranno a dire che «partiranno anche i bandi per i lavori a contratto». Nel frattempo le prime richieste riguardano lavoro gratuito, sfruttato, che segue lo stesso copione delle Olimpiadi di Milano.”, si legge sulle pagine social di Villa Medusa.
“Posti di lavoro stabili che non svaniscano a calar del sipario”
Invece della ricerca di volontari, il collettivo invoca un cambio di paradigma radicale. Quello che chiedono i cittadini attivi non è un evento che lascia in eredità solo qualche giorno di riflettori, ma una bonifica vera del territorio, sotto controllo popolare, e la creazione di posti di lavoro stabili che non svaniscano al calar del sipario.
La frattura è profonda: da una parte l’istituzione che guarda al prestigio internazionale e alla vetrina mediatica, dall’altra una cittadinanza che denuncia lo svuotamento di diritti e la precarizzazione del lavoro.
La domanda che resta sospesa, al di là delle vele e degli sponsor, è se un evento di tale portata possa mai realmente coincidere con le necessità di chi vive quotidianamente il territorio e le fragilità urbane, senza ricorrere al sacrificio di chi cerca un’opportunità in un sistema che, per ora, offre solo lavoro di volontariato.


