medici reparto di Chirurgia
Medici durante un'operazione - Immagine di repertorio
📍 Napoli

7 Marzo 2026

Redazione Il Campano

Caso Domenico, la lettera dei medici agli Ordini: «Fermare il processo mediatico»

Lettera firmata da 475 professionisti dopo la morte del bambino al Monaldi. «Serve rispetto per la presunzione di innocenza e per la dignità dei sanitari»

A quasi due settimane dalla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo il trapianto di un cuore rivelatosi danneggiato all’ospedale Monaldi di Napoli, il caso continua ad alimentare un intenso dibattito pubblico.

In questo contesto arriva ora una presa di posizione da parte della comunità medica. Quasi 500 medici hanno firmato una lettera indirizzata agli Ordini professionali, denunciando quello che definiscono un «clima mediatico grave» attorno alla vicenda.

Secondo quanto emerso, i firmatari sono 475 medici, per la maggior parte iscritti all’Ordine di Napoli. Vi sono anche medici iscritti ad altri Ordini provinciali della Campania e di diverse regioni italiane. Tra queste ci sono Cosenza, Isernia, Latina, Bari, Messina e Potenza.

ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli

La lettera agli Ordini professionali

La lettera è stata inviata ai presidenti della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Inoltre, è stata inviata anche ai vertici degli Ordini provinciali di Napoli, Benevento e Cosenza.

I firmatari chiedono un intervento istituzionale autorevole che possa contribuire a ristabilire un clima di maggiore equilibrio nella narrazione pubblica della vicenda. Nella lettera si chiede in particolare che venga richiamata l’attenzione dei media al rispetto dei principi deontologici dell’informazione. Si sottolinea inoltre l’importanza di tutelare la dignità professionale dei medici coinvolti.

Secondo i firmatari, infatti, il dibattito mediatico sviluppatosi attorno alla morte del bambino rischierebbe di assumere i contorni di una condanna preventiva. Questo avverrebbe prima ancora che gli accertamenti giudiziari abbiano fatto piena luce sui fatti.

Il timore di un “processo mediatico”

Nella lettera si parla esplicitamente di un «processo mediatico sommario», nel quale – secondo i medici firmatari – verrebbero attribuite responsabilità «a priori, senza riscontri oggettivi». Una narrazione che, secondo i professionisti, potrebbe avere effetti pesanti non solo sui singoli sanitari coinvolti nell’inchiesta ma anche sulla percezione complessiva della sanità regionale.

In particolare, viene citata la cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, definita nella lettera come una struttura di eccellenza storica, che rischierebbe di subire danni reputazionali rilevanti.

La mamma di Domenico con uno dei suoi legali.
La mamma di Domenico con uno dei suoi legali.

Il rischio di tensioni e violenze

Tra le preoccupazioni espresse dai firmatari c’è anche quella relativa alle possibili conseguenze sociali di un clima mediatico percepito come troppo aggressivo. Secondo i medici, una narrazione pubblica caratterizzata da accuse preventive potrebbe alimentare tensioni sociali. Potrebbe inoltre favorire episodi di ostilità o violenza nei confronti del personale sanitario.

Un fenomeno che negli ultimi anni, secondo diversi report istituzionali, ha già registrato un aumento significativo in tutta Italia. «In questo contesto – si legge nella lettera – tutti noi medici ci ritroviamo più esposti, più vulnerabili e più facilmente oggetto di ostilità ingiustificate».

La richiesta di verità sulla vicenda

Nella lettera i medici sottolineano comunque di essere pienamente consapevoli della necessità che venga accertata tutta la verità sulla morte del piccolo Domenico. I firmatari ribadiscono infatti il rispetto nei confronti della famiglia del bambino e la necessità che eventuali responsabilità vengano chiarite dalle indagini.

«Siamo pienamente consapevoli dell’importanza che emerga tutta la verità, che siano accertate eventuali responsabilità e che sia resa giustizia alla famiglia del piccolo Domenico», scrivono.

Allo stesso tempo, però, chiedono che venga rispettato un principio fondamentale dello Stato di diritto: la presunzione di innocenza fino a prova contraria.

Il tema dell’errore umano

Nella parte finale della lettera i medici affrontano anche il tema dell’errore nella pratica clinica. Sottolineano che, come in ogni attività umana, anche in medicina l’errore può verificarsi.

«Nel nostro lavoro l’errore umano può esistere – spiegano – e quando esiste va analizzato, compreso e corretto».

Tuttavia, secondo i firmatari, non sarebbe corretto mettere in discussione a priori la professionalità, la competenza e la buona fede dei medici. Questo è vero soprattutto in un ambito complesso e delicato come quello dei trapianti pediatrici.

Il caso del piccolo Domenico resta intanto al centro delle indagini della Procura e del dibattito pubblico. Nel frattempo il sistema sanitario campano continua a confrontarsi con una vicenda che ha suscitato forte emozione e interrogativi nell’opinione pubblica.

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