Patrizia, mamma del bimbo trapiantato a Napoli
Patrizia, mamma del bimbo trapiantato a Napoli

21 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Trapianto fallito al Monaldi, il piccolo Domenico è morto

La tragedia di Domenico, il piccolo guerriero che ha commosso l’Italia, è giunta al termine. Alle 4:45 del mattino, l’avvocato della famiglia ha comunicato ai giornalisti l’epilogo della sua sofferenza: “È finita. Ora devo andare sopra”. Domenico, il bambino che lo scorso 23 dicembre aveva ricevuto un trapianto di cuore, ha cessato di vivere dopo settimane di lotta.

Il cuore che gli fu trapiantato, purtroppo, si rivelò gravemente danneggiato, essendo stato trasportato a contatto con ghiaccio secco, una condizione che lo aveva compromesso fin dal primo momento. Nonostante la terapia intensiva e gli sforzi del personale sanitario, il cuore non ha retto, e il piccolo ha dovuto arrendersi, segnando la fine di una speranza che aveva appassionato e unito tante persone.

La telefonata

Già nella giornata di ieri, i medici del Monaldi avevano segnalato che le condizioni di Domenico erano in «rapido e progressivo peggioramento», facendo temere che la situazione potesse precipitare da un momento all’altro, nonostante l’avvio della terapia del dolore. Il quadro clinico del bambino era ulteriormente complicato da una grave emorragia cerebrale che aveva causato danni irreversibili al cervello, e dal fatto che Domenico non si era più risvegliato dal coma farmacologico. La telefonata è arrivata presto, prima dell’alba, quando ancora non erano le cinque del mattino: “Signora, venga in ospedale”. Mamma Patrizia, devastata dal dolore, ha raggiunto l’ospedale Monaldi con il marito Antonio ed altri familiari. Al loro fianco, il cappellano dell’ospedale, Padre Alfredo Tortorella, e il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, che ha celebrato l’estrema unzione. Domenico è morto circondato dall’affetto della sua famiglia e dalla comunità ospedaliera che lo aveva seguito da vicino.

Patrizia, la madre di Domenico, ha dichiarato che non permetterà che la sua storia venga dimenticata. È determinata a istituire una fondazione in nome del figlio, con l’obiettivo di aiutare altre vittime di colpe mediche e sostenere i bambini che, come Domenico, non hanno avuto la possibilità di ricevere un trapianto in tempo.

ospedale Monaldi di Napoli
ospedale Monaldi di Napoli

La vicenda di Domenico

La vicenda di Domenico, il bimbo di Nola che ha ricevuto un cuore danneggiato, ha sollevato importanti questioni etiche e giuridiche. L’errore nel trasporto dell’organo, avvenuto a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco al posto di ghiaccio normale, è oggetto di un’inchiesta aperta dalla Procura di Bolzano. L’indagine riguarda i membri dell’equipe medica coinvolta nell’espianto e nel trapianto. In particolare, si concentra su un possibile danno causato al cuore durante il trasporto, che ne ha compromesso la funzionalità. “Mi dispiace, quello che ho fatto non è servito a mio figlio. Avrei voluto scoprire tutto prima. Vorrei che la storia di mio figlio non venisse dimenticata“, le parole di Patrizia, la mamma del piccolo alla trasmissione Dritto e rovescio.

Il comunicato dell’Ospedale

La Direzione Strategica dell’Azienda, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, ha espresso il più sentito cordoglio alla famiglia di Domenico. “Con profondo dolore l’Azienda Ospedaliera dei Colli comunica che questa mattina, sabato 21 febbraio 2026, il piccolo paziente sottoposto a trapianto in data 23 dicembre 2025 è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche. La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore“.

Il dolore di mamma Patrizia

Mamma Patrizia è distrutta. Con le ultime forze si è avvicinata ai giornalisti che la aspettano fuori dall’ospedale Monaldi. Tra le lacrime, ha annunciato: «Ho deciso di creare una fondazione in nome di mio figlio Domenico, per non farlo dimenticare, ma anche per aiutare quei bambini che, come lui, hanno bisogno di un trapianto di cuore». Un gesto di dolore e determinazione, con la speranza di trasformare la tragedia in un’opportunità per salvare altre vite.

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