Il clima politico, in vista del referendum giustizia del 22 e 23 marzo, resta incandescente, mentre maggioranza e opposizione si scambiano accuse di manipolazione della realtà e attacchi istituzionali.
Il sottosegretario Alfredo Mantovano critica duramente l’Anm e il procuratore Nicola Gratteri, contrari alla riforma della giustizia. Mantovano contesta apertamente l’ipotesi di indagini contro chi manifesta intenzioni di voto sui social, alimentando la tensione tra governo e magistratura. Gratteri, dunque, resta ancora al centro delle polemiche.
La libertà di voto non può diventare oggetto di scrutinio giudiziario
Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha criticato alcune recenti dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri. Secondo l’esponente del governo, Gratteri avrebbe prospettato, durante un’intervista televisiva, la possibilità di avviare indagini basate sui commenti social di pregiudicati e loro familiari in merito al referendum sulla giustizia.
Mantovano ha respinto con forza questa visione, sottolineando come un criminale debba essere perseguito esclusivamente per i reati commessi e non per le proprie intenzioni di voto o per le opinioni espresse pubblicamente. Il sottosegretario ha quindi sollevato un dubbio critico sulla legittimità di monitorare l’orientamento elettorale dei cittadini, ribadendo che la libertà di voto non può diventare oggetto di scrutinio giudiziario.
“Un criminale va perseguito per i crimini che ha commesso, non per come voterà al referendum.”, afferma Mantovano.
Oltre al caso specifico di Gratteri, Mantovano ha espresso profondo sconcerto per l’attuale clima politico, osservando come i toni più estremi contro la riforma non provengano dai partiti d’opposizione, bensì da esponenti della magistratura associata. Questa dinamica, secondo il governo, evidenzia una preoccupante politicizzazione di alcuni settori delle toghe, che si starebbero sostituendo alla dialettica parlamentare nello scontro sulla riforma del sistema giudiziario.

Dito puntato anche contro Maruotti
Il sottosegretario Alfredo Mantovano punta il dito contro il segretario dell’Anm, Rocco Maruotti, accusandolo di aver utilizzato toni apocalittici nel descrivere gli effetti della riforma della giustizia. Mantovano stigmatizza il paragone tra il futuro sistema italiano e il caso di Minneapolis, definendo inaccettabile l’idea che la riforma consenta alla polizia di colpire impunemente gli innocenti.
“E’ arrivato a dire – ha ricordato Mantovano – che se passa la riforma, la polizia potrà uccidere gli innocenti in Italia come a Minneapolis”.
L’esponente del governo lancia un allarme sulle gravi conseguenze di questo muro contro muro: senza un immediato cambio di rotta, lo scontro produrrà solo macerie istituzionali, logorando il rapporto tra i poteri dello Stato. Mantovano auspica quindi un rapido allentamento delle tensioni, richiamando implicitamente l’invito al reciproco rispetto formulato dal Presidente Sergio Mattarella. Quest’ultimo era già intervenuto per smorzare le polemiche nate dalle precedenti dichiarazioni del ministro Carlo Nordio sui presunti meccanismi interni al Csm. La stabilità delle istituzioni, conclude Mantovano, richiede ora responsabilità e un dialogo meno esasperato.
Lo scontro frontale può essere controproducente
All’interno della maggioranza emerge il timore che lo scontro frontale risulti controproducente. La deputata della Lega Simonetta Matone, ex magistrato, esprime chiaramente questa preoccupazione, mettendo in guardia dai rischi politici di una tensione eccessiva. Il dibattito interno riflette la necessità di bilanciare la riforma della giustizia con la tenuta dei rapporti istituzionali.
“Se prima, grazie all’involontario endorsement di Gratteri, il rapporto tra i sostenitori del sì e quelli del no era 10 a 0 – ha spiegato – Oggi, grazie all’improvvida iniziativa di Nordio siamo, purtroppo, 10 a 10. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente. Abbiamo dato il là a una ripresa del fronte del no.”
Sfida referendaria ancora incerta
Il senatore del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini attacca con sarcasmo la deputata Matone, accusandola di smascherare involontariamente le reali intenzioni del governo. Secondo Pirondini, la maggioranza punta a imbavagliare i magistrati, confermando una visione punitiva della riforma della giustizia.
Nel frattempo, le rilevazioni di YouTrend descrivono una sfida referendaria ancora incerta e totalmente legata al dato dell’affluenza. In uno scenario di partecipazione elevata (59,6%), il Sì prevale attualmente con il 51%. Al contrario, un calo dei votanti (48,0%) favorirebbe il No, in testa con il 51,5%. I dati evidenziano però un trend significativo: rispetto alle scorse settimane, il fronte del No guadagna terreno in entrambi i casi. La partita resta dunque aperta, mentre cresce l’incertezza sull’esito finale della consultazione. Lo scontro tra politica e magistratura sembra dunque influenzare direttamente gli orientamenti di un elettorato sempre più diviso sulla tenuta delle istituzioni.
Necessario fare un appello al voto
Il ministro Adolfo Urso sostiene con convinzione che una partecipazione di massa garantirà la vittoria del Sì. Analizzando i sondaggi, il titolare delle Imprese evidenzia come il consenso alla riforma della giustizia aumenti proporzionalmente alla crescita dell’affluenza. Urso interpreta questi dati come la prova che la maggioranza degli italiani condivide gli obiettivi del governo. Per questa ragione, il ministro lancia un appello accorato al voto, ritenendo la mobilitazione popolare l’unico strumento per superare l’incertezza e legittimare definitivamente il nuovo assetto giudiziario.
“Tutti i sondaggi concordano – ha spiegato il ministro delle Imprese Adolfo Urso – se vota la maggioranza degli italiani, vince il sì. Significa che gli italiani sono in maggioranza favorevoli alla riforma. E nelle loro rilevazioni evidenziano come più cresce la partecipazione, più cresce il sì. Per questo è necessario fare appello al voto”.
Il clima resta incandescente
La premier Giorgia Meloni alimenta lo scontro accusando le opposizioni di trascinare il referendum in una “lotta nel fango” dopo le polemiche sui migranti. Elly Schlein ribalta la narrazione, denunciando la costante delegittimazione dei giudici sui canali social di Fratelli d’Italia. Anche Angelo Bonelli attacca duramente l’esecutivo, sostenendo che la strategia del governo miri a criminalizzare il dissenso e colpire l’autonomia della magistratura.
Il clima politico resta dunque incandescente, mentre continua ad andare avanti il “contro-Gratteri”.


