PNRR e sanità in Campania: progettate 214 strutture tra Case e Ospedali di comunità, ma solo una parte è realmente operativa.
Il confronto tra Regione Campania e direttori delle aziende sanitarie locali sullo stato di avanzamento delle Case e degli Ospedali di comunità finanziati dal Pnrr restituisce un quadro fatto di numeri ambiziosi. Tuttavia, emerge una distanza ancora evidente tra progettazione e piena operatività. È questo il nodo emerso dall’incontro convocato a Napoli dal presidente della Regione, Roberto Fico. L’incontro è stato indetto per fare il punto su uno dei pilastri della riorganizzazione sanitaria territoriale.
Il piano PNRR per la sanità territoriale in Campania
Il progetto prevede complessivamente 214 strutture distribuite sul territorio regionale: 45 Ospedali di comunità e 169 Case di comunità. Si tratta di un investimento che punta a rafforzare la medicina di prossimità e a decongestionare gli ospedali. Mira a garantire una presa in carico più continuativa dei pazienti, soprattutto nelle aree interne e nei contesti più fragili. Tuttavia, allo stato attuale, solo una parte limitata di queste strutture risulta effettivamente in funzione.
Secondo i dati illustrati nel corso dell’incontro, sono 16 le strutture già operative e dotate delle attrezzature tecnologiche necessarie al loro pieno esercizio. Di queste, sette sono Case di comunità di tipo hub, attive 24 ore su 24. Queste sono destinate a servire bacini di utenza compresi tra i 40 e i 50 mila abitanti. Le restanti nove sono strutture di tipo spoke. Sono articolazioni territoriali pensate per garantire continuità assistenziale e supporto ai servizi di base.

Strutture progettate e carenze di personale: il nodo dell’operativit
Il divario tra il numero complessivo delle strutture previste e quelle effettivamente funzionanti rappresenta il punto critico del progetto. Un divario che non riguarda soltanto i tempi di realizzazione degli interventi edilizi. Infatti, investe in modo diretto la governance e, soprattutto, le politiche di allocazione del personale. Senza medici, infermieri e operatori sanitari sufficienti, le strutture rischiano di restare contenitori vuoti. Potrebbero essere formalmente inaugurati ma incapaci di rispondere ai bisogni reali del territorio.
È su questo aspetto che si è concentrato il confronto con i vertici delle Asl. La sfida non è soltanto completare le sedi previste dal Pnrr, ma garantire che siano pienamente integrate nel sistema sanitario regionale. Devono essere realmente accessibili ai cittadini. Un passaggio decisivo, se si considera che la medicina territoriale viene indicata come la leva principale per alleggerire la pressione sugli ospedali. Così si può migliorare l’efficienza complessiva del sistema.

Il confronto tra Regione e Asl sulla tenuta del sistema
Nel corso dell’incontro, il presidente Fico ha ribadito che la sanità pubblica rappresenta una priorità dell’azione amministrativa regionale. L’obiettivo dichiarato è duplice: far funzionare meglio l’esistente e programmare in modo efficace le risorse disponibili. In questo modo, si può evitare che gli investimenti del Pnrr restino sulla carta. In questa visione, le Case e gli Ospedali di comunità dovrebbero consentire agli ospedali tradizionali di tornare a svolgere il ruolo di centri di specializzazione. Questo ridurrebbe il sovraffollamento e migliorerebbe la qualità delle prestazioni.
Accanto agli investimenti strutturali, viene indicato anche il ruolo delle soluzioni tecnologiche, come la telemedicina, considerate strategiche soprattutto per le aree interne della regione. Tuttavia, anche in questo caso, la tecnologia presuppone una rete organizzativa solida e personale formato, elementi che rappresentano ancora una criticità in molte realtà territoriali.
Il confronto Regione-Asl si inserisce in un contesto più ampio, segnato da forti aspettative. Tuttavia, ci sono crescenti interrogativi sulla capacità di trasformare le risorse straordinarie del Pnrr in servizi realmente funzionanti. I numeri raccontano un percorso avviato ma non ancora compiuto. In questo scenario, la distanza tra programmazione e attuazione resta il vero banco di prova.
La partita della sanità territoriale in Campania non si gioca solo sui progetti approvati o sulle strutture previste, ma sulla loro effettiva messa in esercizio. È su questo terreno che si misurerà la capacità della Regione e delle aziende sanitarie di dare risposte concrete ai cittadini. Si deve andare oltre gli annunci e affrontare il nodo più complesso: far funzionare ciò che è stato progettato.


