don Patriciello
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4 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Ylenia Musella uccisa a Ponticelli, don Patriciello: “Questi rioni non dovevano mai nascere”

La giovane di 22 anni è stata accoltellata dal fratello in uno dei quartieri più difficili di Napoli

Ieri 3 febbraio, nel rione Conocal di Ponticelli, a Napoli, una ragazza di 22 anni, Ylenia, è morta dopo essere stata accoltellata dal fratello. Secondo quanto riportato da don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, “l’aggressione sarebbe avvenuta per motivi futili“. Il fratello avrebbe reagito al rumore provocato dalla giovane, forse dalla musica che ascoltava. La ragazza è stata poi trasportata in ospedale, dove è deceduta poco dopo.

Don Patriciello, noto per il suo impegno sociale nei quartieri più difficili della provincia napoletana, ha commentato l’accaduto durante la Conferenza nazionale della dirigenza Inps “La forza dei valori“. In questa occasione, ha denunciato le condizioni di isolamento e degrado in cui vivono molte comunità nei cosiddetti rioni-ghetto.

Una famiglia segnata dalla marginalità

Secondo il parroco, la famiglia di Ylenia era già segnata da problemi sociali e giudiziari. La madre di Ylenia aveva precedenti penali, mentre il patrigno sarebbe uno dei capi della zona. Don Patriciello si interroga sulle possibilità che Ilenia abbia avuto di crescere in un contesto di legalità e solidarietà: “Io mi domando a 22 anni questa ragazza dove ha potuto mai succhiare il latte della legalità e della solidarietà?”, ha dichiarato.

L’episodio evidenzia come in alcune aree urbane il tessuto sociale sia profondamente compromesso dalla povertà, dalla criminalità e dalla carenza di servizi. Questi fattori contribuiscono a isolare le persone e a limitare le opportunità di sviluppo e inclusione.

Ylenia Musella femminicidio Napoli
Ylenia Musella

I rioni-ghetto di Napoli e dell’area metropolitana

Il rione Conocal, secondo don Patriciello, è un esempio emblematico di quartiere costruito e lasciato a se stesso per decenni. “Sono questi rioni che non dovevano mai nascere, ghetti lasciati a se stessi per 10-20-30-40 anni: i gatti sono andati via e i topi hanno ballato“, ha affermato il parroco, sottolineando come la mancanza di pianificazione urbana e di interventi strutturali abbia creato realtà isolate e degradate. Don Patriciello ha citato anche il quartiere Parcoverde, dove opera da molti anni. Inoltre, ha ricordato che situazioni simili hanno un impatto diretto sulle vite delle persone, soprattutto dei più giovani. “Forse sono stati fatti a posta, a tavolino, perché tutto contribuisce a isolare quelle persone“, ha aggiunto.

Il ruolo del volontariato e delle istituzioni

Il parroco ha anche ricordato la necessità di interventi concreti per sostenere le famiglie in difficoltà. In particolare, ha citato un episodio legato all’assistenza sociale: “Diceva no all’assistenzialismo. Chi non è d’accordo? Eppure stasera sarò obbligato a fare questa cosa su cui non sono d’accordo: quando verrà la signora che non può mettere a tavola il piatto, io dovrò assicurarle almeno la cena, o quando verrà la persona con la bolletta della luce che non può pagare, dovrò pagarla a malincuore“. Le parole di don Patriciello evidenziano il contrasto tra le linee politiche nazionali sull’assistenzialismo e le necessità concrete delle comunità emarginate.

L’impegno del parroco e di altre realtà locali dimostra come, nei rioni più difficili, il supporto sociale spesso debba sostituire l’assenza di servizi pubblici efficaci.

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